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Ordinanza

Ordinanza n. 118/2026 - Bologna, Sezione 1

Giustizia amministrativa202600487

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Emilia-Romagna - Bologna, Sez. IOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: provvedimento prefettizio di divieto di detenzione di armi, munizioni e materie esplodenti, con ritiro cautelare delle armi

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (prefettura)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il provvedimento del Prefetto di Ferrara che gli ha imposto il divieto di detenere armi, munizioni e materie esplodenti, chiedendone l'annullamento previa sospensione cautelare e la restituzione della licenza di caccia e delle armi ritirate in via cautelare. Il testo dell'ordinanza non espone in dettaglio i motivi di illegittimità dedotti nel ricorso; la domanda cautelare è stata valutata alla luce dei presupposti dell'art. 55 c.p.a., con riguardo al fumus boni iuris e al periculum in mora.

La decisione

Il TAR ha respinto la domanda cautelare. Ha rilevato che, ai fini del divieto di detenzione delle armi o della revoca del relativo titolo, non è necessario l'accertamento di uno specifico abuso delle armi, essendo sufficiente la presenza di circostanze idonee a far ritenere la possibile inaffidabilità dell'interessato al loro uso. Ha inoltre osservato che non è richiesto un particolare onere motivazionale, purché il provvedimento contenga elementi tali da escludere l'irrazionalità o l'arbitrarietà della valutazione dell'Autorità. Nella materia delle armi per uso venatorio, l'incidenza su un'attività meramente voluttuaria, quale la caccia, determina un bilanciamento tendenzialmente favorevole alle esigenze di sicurezza della collettività. È stato altresì escluso il pericolo di un danno grave e irreparabile derivante dall'esecuzione dell'atto. Le spese della fase cautelare sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 55 c.p.a.

    La domanda cautelare è stata esaminata secondo i presupposti della tutela cautelare nel processo amministrativo.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Richiamato quale fondamento dell'oscuramento delle generalità e dei dati identificativi della parte ricorrente.

  • art. 9, paragrafo 1, Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamato, insieme alla disciplina nazionale sulla privacy, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata mediante oscuramento dei dati identificativi.

Massime di principio

  • Per adottare un divieto di detenzione di armi o revocare il relativo titolo non è necessario accertare uno specifico abuso delle armi: è sufficiente che emergano circostanze idonee a far ritenere, anche in termini prognostici, la possibile inaffidabilità dell'interessato rispetto al loro uso.
  • In materia di divieto di detenzione di armi, l'obbligo di motivazione è soddisfatto quando il provvedimento espone elementi sufficienti a rendere riconoscibile una valutazione non irrazionale né arbitraria dell'Autorità, senza necessità di una motivazione particolarmente ampia.
  • Nel bilanciamento cautelare relativo a provvedimenti che incidono sull'uso venatorio delle armi, la natura voluttuaria dell'attività di caccia orienta il punto di equilibrio verso la prevalenza delle esigenze di sicurezza della collettività.
  • La sospensione cautelare di un divieto di detenzione di armi richiede anche la dimostrazione di un pericolo concreto di danno grave e irreparabile; tale requisito non ricorre per il solo pregiudizio derivante dalla temporanea impossibilità di svolgere l'attività venatoria.

Come è indicizzato

MaterieLicenze e autorizzazioni di poliziaPericolosità sociale e valutazioni di sicurezzaTutela cautelare
RamiForze armate e forze di poliziaAntimafia, sicurezza e ordine pubblicoProcesso amministrativo
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaProporzionalità e ragionevolezzaTutela cautelare

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