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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38344/2022 del 11/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente ha impugnato per ricusazione il giudice Mancini sostenendo che, nella motivazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame relativa al sequestro preventivo di euro 5.000.000, il Presidente del Collegio avrebbe formulato valutazioni di merito pregiudizievoli circa la responsabilità della Picano (affermazioni circa l'invio dei documenti da parte della Picano e la sua consapevolezza delle alterazioni contabili), configurando una indebita manifestazione del convincimento ai sensi dell'art. 37, comma 1, lett. b), cod. proc. pen.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso della Picano. Ha confermato che la Corte d'appello, esaminando concretamente il contenuto dell'ordinanza del Tribunale del riesame, ha correttamente ritenuto che le affermazioni del giudice ricusato rientravano nella valutazione cautelare necessaria per decidere sulla misura, senza anticipare indebitamente la decisione di merito. In particolare le osservazioni circa l'origine telematica dei documenti e il ruolo della Picano sono state valutate come dati oggettivi e come considerazioni funzionali alla decisione cautelare, non come anticipazioni del giudizio di colpevolezza. Il ricorso è stato rigettato e la ricorrente condannata alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 37, comma 1, cod. proc. pen.

    Disciplina la ricusazione quando il giudice, prima della sentenza, abbia manifestato indebitamente il proprio convincimento sui fatti oggetto dell'imputazione; la Corte ha valutato se le espressioni del giudice costituissero tale indebita manifestazione.

  • art. 36, comma 1, lett. h), cod. proc. pen.

    Prevede l'obbligo di astensione per 'altre gravi ragioni di convenienza', comprensive anche dell'attività giurisdizionale precedentemente svolta; la giurisprudenza impiega questa norma per richiedere astensione o ricusazione se le valutazioni cautelari risultano pregiudizievoli per il giudizio successivo.

  • Ordinanza Corte Costituzionale n. 181/2004 e sentenze di questa Corte (es. Sez. U n. 41263/2005, Sez.2 n. 36250/2020, Sez.3 n. 27996/2021)

    Giurisprudenza richiamata per il principio secondo cui le valutazioni di merito compiute in sede cautelare possono giustificare astensione o ricusazione solo se, accertate concretamente, invadono senza necessità l'ambito della decisione di merito; la Corte ha applicato questi criteri di verifica concreta nel caso in esame.

Massime di principio

  • Le affermazioni del giudice in sede cautelare non costituiscono automaticamente motivo di ricusazione: occorre valutare concretamente se quelle affermazioni abbiano anticipato indebitamente il giudizio di merito o se fossero funzionali alla decisione cautelare.
  • Per avere successo nella ricusazione il ricorrente deve dimostrare che le espressioni del giudice invadono, senza nesso funzionale e senza necessità, l'ambito della decisione finale di merito, anticipandone in tutto o in parte gli esiti.
  • Le considerazioni su fatti oggettivi (es. chi ha inviato documenti, il ruolo ricoperto dalla persona nei fatti contestati) possono essere ritenute legittime in una valutazione cautelare se servono a giustificare la misura e non esprimono una sentenza sulla colpevolezza.
  • La verifica che la Corte effettua è concreta e circostanziata: il rigetto della ricusazione può fondarsi su un esame puntuale del linguaggio e del contenuto dell'atto impugnato, non su formulazioni generiche.
  • In situazioni analoghe, le parti dovrebbero indicare testualmente le frasi ritenute pregiudizievoli e spiegare il nesso assente fra quelle frasi e l'atto cautelare, mostrando perché non potevano rientrare nelle esigenze della tutela cautelare.

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