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Sentenza

Sentenza n. 1128/2026 - Salerno, Sezione 2

Giustizia amministrativa202600960

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Salerno, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di sanatoria edilizia e paesaggistica, parere paesaggistico negativo e conseguente ingiunzione di demolizione di opere realizzate presso una struttura alberghiera

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (amministrazioni procedenti)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente ha impugnato l’ingiunzione di demolizione adottata ai sensi dell’art. 31 d.P.R. 380/2001, il diniego comunale dell’istanza di accertamento di conformità ai sensi dell’art. 36-bis d.P.R. 380/2001, il parere negativo e il preavviso di diniego della Soprintendenza, nonché gli atti presupposti e istruttori. Ha dedotto violazione di legge ed eccesso di potere, sostenendo che le opere fossero meri interventi di adeguamento funzionale e risanamento conservativo; che la documentazione sopravvenuta e l’art. 36-bis d.P.R. 380/2001 imponessero una nuova valutazione favorevole; che una precedente sentenza del TAR avesse definitivamente accertato la legittimità dell’intero compendio e la sanabilità delle opere; che la seconda istanza di sanatoria avesse assorbito la prima; che la Soprintendenza avesse erroneamente qualificato gli interventi, invaso le competenze comunali e adottato un parere carente di istruttoria e motivazione; e che gli atti impugnati fossero contraddittori rispetto alle precedenti valutazioni giudiziali. È stata proposta anche domanda cautelare di sospensione dell’ordinanza di demolizione.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso, ritenendo infondate le censure. La precedente sentenza invocata dalla ricorrente non aveva efficacia vincolante nei confronti della Soprintendenza, che non era stata parte di quel giudizio, e comunque riguardava un oggetto solo parzialmente sovrapponibile, senza accertare in via generale la sanabilità paesaggistica di tutte le opere. Non è stato riconosciuto neppure l’automatico assorbimento della seconda istanza di sanatoria rispetto alla prima, in mancanza di un espresso atto di rinuncia, archiviazione o sostituzione procedimentale; pertanto, le amministrazioni potevano esaminare l’istanza formalmente oggetto di istruttoria. Il giudice ha inoltre escluso che la sanatoria potesse essere valutata separatamente per singole porzioni di un intervento unitario sul piano funzionale e strutturale, salvo la previa rimozione delle opere non assentibili. In materia paesaggistica, la compatibilità deve essere apprezzata con riguardo all’intervento complessivo e non atomisticamente, tenendo conto anche della legittimità paesaggistica del manufatto originario. La Soprintendenza ha quindi legittimamente verificato preliminarmente la riconducibilità delle opere all’art. 36-bis d.P.R. 380/2001 e ha escluso che si trattasse di mere difformità parziali sanabili. La valutazione della consistenza e qualificazione urbanistico-edilizia delle opere non ha costituito invasione delle competenze comunali, essendo funzionale alla verifica preliminare di ammissibilità della sanatoria paesaggistica. Gli atti sono stati ritenuti adeguatamente motivati, coerenti e privi di manifesta illogicità o travisamento. Il ricorso è stato definitivamente rigettato; le spese sono state compensate per la complessità delle questioni e la non piena sovrapponibilità dei procedimenti.

Norme richiamate

  • art. 31 d.P.R. 380/2001

    Costituisce la base normativa dell’ingiunzione di demolizione adottata a seguito del diniego di sanatoria e della qualificazione delle opere come abusive.

  • art. 36-bis d.P.R. 380/2001

    Disciplina l’istanza di accertamento di conformità esaminata dal Comune e il parametro rispetto al quale la Soprintendenza ha verificato preliminarmente l’ammissibilità delle opere alla sanatoria.

  • art. 10-bis l. 241/1990

    Rileva quale base normativa del preavviso di diniego adottato dalla Soprintendenza.

  • art. 60 c.p.a.

    Ha consentito la definizione del giudizio con sentenza in forma semplificata, previa audizione delle parti in camera di consiglio.

Massime di principio

  • Una precedente sentenza non vincola un’amministrazione che non sia stata parte del relativo giudizio quando la pronuncia abbia avuto un oggetto diverso o solo parzialmente sovrapponibile e non contenga un accertamento generale ed estensivo sulla legittimità o sanabilità dell’intervento.
  • La reiterazione o presentazione di una nuova istanza di sanatoria non determina automaticamente l’assorbimento, la rinuncia o la sostituzione della precedente istanza in assenza di un espresso provvedimento di rinuncia, archiviazione o sostituzione procedimentale; l’amministrazione può quindi fare riferimento all’istanza formalmente sottoposta a istruttoria.
  • Quando le opere abusive costituiscono un insieme funzionalmente e strutturalmente unitario, la sanatoria non può essere ottenuta mediante il frazionamento dell’intervento in singole porzioni, salvo la previa rimozione delle opere non assentibili.
  • La compatibilità paesaggistica deve essere valutata considerando l’intervento nella sua interezza e la sua incidenza complessiva sul contesto vincolato; non è sufficiente una valutazione atomistica delle singole opere o dei singoli livelli dell’edificio.
  • La verifica preliminare della Soprintendenza sulla riconducibilità delle opere al regime normativo della sanatoria può implicare l’esame della consistenza e della qualificazione urbanistico-edilizia dell’intervento, senza che ciò comporti invasione della competenza comunale, quando tale esame sia funzionale alla successiva valutazione paesaggistica.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniSanatoria e condono edilizioAutorizzazione paesaggistica
RamiEdiliziaBeni culturali e paesaggio
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiDifetto di istruttoriaDifetto di motivazioneDiscrezionalità amministrativa e tecnicaEffetto conformativo e riedizione del potere

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