Sentenza n. 367/2026 - Latina, Sezione 1
per l’annullamento dell’ordinanza urbanistica n. 110 del 9 marzo 2018, notificata il 27 aprile 2018, recante ingiunzione alla demolizione di un ampliamento in muratura di mq 87,00 quale aumento di superficie utile adibita ad attività commerciale di due distinti locali di pertinenza del ricorrente.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: ordinanza urbanistica di sospensione dei lavori e demolizione di un ampliamento di circa 87 mq destinato a superficie commerciale
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza comunale deducendo la violazione degli artt. 3 l. 241/1990 e 10, 31 e 37 d.P.R. 380/2001, nonché eccesso di potere. Ha sostenuto che l'ordine di sospensione riguardasse lavori non più in corso, che l'ordinanza non descrivesse adeguatamente le opere da demolire e che l'amministrazione avesse omesso di considerare un'autorizzazione del 29 gennaio 1993 relativa all'ampliamento di una pensilina e alla copertura di un magazzino. Il ricorrente ha inoltre affermato che l'eventuale intervento nuovo consistesse soltanto nell'apposizione, sotto la copertura, di pannelli facilmente rimovibili, con grate di ferro e vetri aventi funzione espositiva.
La decisione
Il TAR ha rigettato il ricorso ritenendo legittima l'ingiunzione di ripristino. Dalle difese e dalla documentazione del ricorrente è emerso che la pensilina era stata stabilmente chiusa, creando un ampliamento della superficie commerciale utile destinata all'esposizione e alla vendita dei prodotti, in assenza del prescritto titolo edilizio. La circostanza che i pannelli fossero astrattamente amovibili non è stata ritenuta decisiva: un manufatto facilmente rimovibile, ma concretamente mai rimosso e stabilmente destinato all'uso commerciale, non si distingue ai fini sanzionatori da un'opera stabilmente ancorata al suolo. Anche i materiali impiegati sono stati considerati secondari rispetto alla stabile trasformazione funzionale dello spazio in superficie di vendita. Il Comune non si era costituito; pertanto il TAR ha disposto nulla sulle spese.
Norme richiamate
art. 3 l. 241/1990
Il ricorrente ne ha dedotto la violazione in relazione alla motivazione e alla descrizione delle opere, ma il TAR ha rigettato il ricorso.
art. 10 d.P.R. 380/2001
Richiamato tra le norme la cui violazione è stata dedotta, nel contesto dell'ampliamento della superficie commerciale realizzato senza titolo.
art. 31 d.P.R. 380/2001
Richiamato quale fondamento della sanzione demolitoria e della riduzione in pristino dell'opera abusiva.
art. 37 d.P.R. 380/2001
Richiamato tra le disposizioni asseritamente violate dal provvedimento impugnato.
Massime di principio
- Ai fini dell'applicazione della sanzione demolitoria, la facile amovibilità astratta di un manufatto non è sufficiente a escluderne la rilevanza edilizia quando l'opera sia stata concretamente mantenuta e stabilmente destinata a un uso determinato.
- La qualificazione dell'abuso edilizio dipende principalmente dalla stabile trasformazione dello spazio e dalla sua destinazione funzionale, non dai soli materiali impiegati o dalla tecnica costruttiva utilizzata.
- La chiusura stabile di una pensilina, con conseguente creazione di superficie commerciale utile destinata all'esposizione e alla vendita, costituisce ampliamento edilizio soggetto a titolo abilitativo; in mancanza di tale titolo, è legittima l'ingiunzione di riduzione in pristino.
- L'esposizione dei prodotti in uno spazio stabilmente chiuso e destinato all'attività commerciale integra una superficie funzionale alla vendita, anche se l'intervento è realizzato mediante pannelli, grate e vetri anziché opere murarie tradizionali.
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