Cassazione Penale, Sentenza n. 688/2024 del 09/01/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava la sentenza che lo dichiarava colpevole, ai sensi dell'art. 137 d.lgs. n.152/2006, per aver scaricato, in assenza di autorizzazione, acque reflue industriali non depurate derivanti dal lavaggio e dalla gestione degli automezzi in canalizzazioni destinate alle acque meteoriche con recapito finale in pubblica fognatura. In Cassazione deduceva vizio di motivazione e violazione di legge: sosteneva che gli accertamenti non avessero riscontrato scarichi attivi né fanghi, che l'attività della società non richiedeva un impianto di lavaggio (richiamando la normativa ADR) e che la motivazione del tribunale sarebbe stata presuntiva e non sorretta da elementi oggettivi.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso (trattato cartolarmente ai sensi dell'art. 23, comma 8, D.L. n.137/2020), ritenendolo generico per aspecificità e manifestamente infondato. La Corte ha confermato la ricostruzione del giudice di merito, ritenendo fondati gli elementi oggettivi (annotazione PG 15.05.2020, verbale ex art. 354 c.p.p., nota prot. 02.11.2020 e documentazione fotografica) che dimostravano l'esistenza di un impianto depurativo attivo e il suo collegamento a canalizzazioni delle acque meteoriche senza autorizzazione. La Corte ha inoltre affermato che l'assenza di reflui al momento del sopralluogo è irrilevante rispetto alla configurabilità dello scarico periodico/discontinuo e che il richiamo generico alla normativa ADR non esenta dall'obbligo di autorizzazione ambientale. Condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
D.Lgs. n.152 del 2006 (Testo Unico Ambientale), art. 137, comma 1
art. 137, comma 1, d.lgs. n. 152 del 2006
Norma che sanziona gli scarichi illeciti di acque reflue; applicata per ritenere integrato il reato mediante lo scarico di acque reflue industriali non depurate nelle canalizzazioni destinate alle acque meteoriche con recapito in pubblica fognatura.
D.Lgs. n.152 del 2006, art. 318-ter
art. 318-ter, d.lgs. n. 152 del 2006
Richiamata come riferimento alle prescrizioni e all'attività dell'organo di vigilanza che aveva impartito prescrizioni a carico della società; utile a valutare l'operatività e le comunicazioni amministrative.
D.Lgs. n.152 del 2006, art. 208
autorizzazione ex art. 208 TUA
Riferimento all'autorizzazione allo scarico prevista dal regime amministrativo ambientale; l'assenza di tale autorizzazione è elemento rilevante per la configurabilità dell'illecito.
TUA, art. 256
Art. 256 richiamato in relazione agli illeciti in materia di gestione dei rifiuti e responsabilità connesse, integrando il quadro normativo richiamato dall'accusa.
D.L. n.137/2020, art. 23, comma 8
art. 23 comma 8 D.L. n.137/20
Norma che permette il trattamento cartolare del ricorso (assenza di discussione orale); la Corte ha trattato il ricorso per via scritta ai sensi di tale disposizione.
Codice di procedura penale, art. 354
verbale di accertamento ex art. 354 c.p.p.
Accertamento redatto dagli organi di polizia giudiziaria impiegato come elemento probatorio nella ricostruzione dei fatti.
Codice di procedura penale, art. 606
Richiamato nella motivazione come parametro che delimita le censure proponibili in cassazione; la Corte osserva che il ricorso non rientra nelle categorie rilevanti ai fini di legittimità, essendo un mero dissenso sulla valutazione dei fatti.
Accordo europeo relativo al trasporto internazionale su strada delle merci pericolose (ADR)
European Agreement concerning the International Carriage of Dangerous Goods by Road (ADR)
Citato dalla difesa per sostenere che i mezzi sarebbero rientrati puliti e decontaminati e quindi non necessiterebbero di lavaggio in loco; la Corte ha ritenuto tale richiamo generico e non probatorio rispetto all'obbligo nazionale di autorizzazione ambientale.
Massime di principio
- In Cassazione non è consentito riproporre una libera riconsiderazione dei fatti: le censure devono indicare vizi di diritto o vizi motivazionali specifici e apprezzabili in sede di legittimità; il semplice dissenso sulla valutazione probatoria è inammissibile.
- Per i reati ambientali da scarico, la presenza di un impianto depurativo non autorizzato e il collegamento stabile a canalizzazioni verso la pubblica fognatura costituiscono elementi decisivi anche se al momento del sopralluogo non si riscontra uno scarico attivo: è rilevante la prova di scarichi periodici o della compatibilità delle acque con reflui di lavaggio.
- L'assenza di autorizzazione amministrativa per scarichi è primaria ai fini della configurabilità dell'illecito ambientale; il rispetto di norme internazionali (es. ADR) non sostituisce gli adempimenti nazionali e non esclude l'obbligo di autorizzazione ambientale.
- Le contestazioni difensive basate su esiti investigativi 'negativi' devono essere concrete e specifiche: un mero richiamo a risultati non probatori o a interpretazioni alternative degli elementi non basta per ottenere accoglimento in Cassazione.
- Per ottenere annullamento per vizio della motivazione è necessario dimostrare errori logici, travisamento del fatto, contraddittorietà o esame solo sommario degli elementi; la Corte verifica la compatibilità della motivazione con il senso comune e la plausibilità.
- Quando si impugna in forma cartolare (art. 23 D.L. 137/2020), è ancora più importante che il ricorso sia preciso, circostanziato e articolato per iscritto, perché non si avrà la possibilità di ampliare o precisare oralmente le censure.
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