Sentenza n. 1056/2026 - Palermo, Sezione 1
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: inerzia del Comune di Palermo nell’esecuzione della sentenza n. 1019/2025 della Corte d’Appello di Palermo
Esito
Favorevole al ricorrente (creditrice da giudicato)
Prevale il privato
La controversia
La ricorrente ha chiesto l’esecuzione della sentenza della Corte d’Appello di Palermo, notificata il 9 luglio 2025 e passata in giudicato, con la quale il Comune era stato condannato a pagarle, quale difensore antistatario, euro 13.900,00 oltre interessi moratori dalla pubblicazione della sentenza. Deduce l’inadempimento dell’amministrazione, rimasta inerte nonostante il decorso del termine previsto dall’art. 14, comma 1, del d.l. n. 669/1996, e chiede la condanna al pagamento della somma complessivamente quantificata in euro 21.329,52, oltre interessi fino al soddisfo, l’applicazione di una penalità di mora, la condanna alle spese e, in caso di ulteriore inerzia, la nomina di un commissario ad acta. Il Comune non si è costituito.
La decisione
Il TAR ha ritenuto sussistenti i presupposti dell’ottemperanza ai sensi dell’art. 114 c.p.a., verificando il passaggio in giudicato della sentenza civile e l’inutile decorso del termine previsto dall’art. 14, comma 1, del d.l. n. 669/1996. Ha quindi accolto il ricorso e ordinato al Comune di eseguire il giudicato entro sessanta giorni dalla notificazione o comunicazione della sentenza, se anteriore. In caso di ulteriore inerzia, su sollecitazione della parte, il Prefetto di Palermo o un dirigente/funzionario delegato dovrà operare quale commissario ad acta entro l’ulteriore termine di sessanta giorni. Il Comune è stato inoltre condannato, ai sensi dell’art. 114, comma 4, lett. e), c.p.a., al pagamento degli ulteriori interessi legali sulla somma complessivamente dovuta dalla comunicazione o notificazione della sentenza fino al soddisfo. Le spese del giudizio sono state poste a carico del Comune e liquidate in euro 1.500,00 oltre accessori. La sentenza non dispone espressamente sulla penalità di mora distinta dagli ulteriori interessi legali.
Norme richiamate
art. 114 c.p.a.
sussistono tutti i presupposti di cui all’art. 114 c.p.a.
La disposizione consente al giudice amministrativo di ordinare l’esecuzione del giudicato, fissare un termine per adempiere, prevedere l’intervento sostitutivo del commissario ad acta e adottare le misure consequenziali.
art. 114, comma 4, lett. e), c.p.a.
Condanna altresì il Comune, ai sensi dell’art. 114, co. 4 lett. e) c.p.a., al pagamento degli ulteriori interessi legali
Nel giudizio di ottemperanza il giudice può imporre una misura pecuniaria conseguente all’inadempimento, individuata nel caso concreto negli ulteriori interessi legali maturandi fino al soddisfo.
art. 14, comma 1, d.l. n. 669/1996
inutile decorso del termine di cui all’art. 14, comma 1 del d.l. n. 669/1996
Il decorso infruttuoso del termine previsto per l’adempimento delle obbligazioni pecuniarie delle pubbliche amministrazioni costituisce, insieme al passaggio in giudicato, presupposto per l’azione di ottemperanza.
Massime di principio
- L’azione di ottemperanza è ammissibile quando il titolo giudiziale azionato è passato in giudicato e sia inutilmente decorso il termine previsto dall’art. 14, comma 1, del d.l. n. 669/1996 per l’adempimento dell’amministrazione debitrice.
- In presenza dell’inadempimento di una pubblica amministrazione a un giudicato avente ad oggetto il pagamento di una somma di denaro, il giudice dell’ottemperanza può ordinare all’amministrazione di adempiere entro un termine e prevedere, in caso di ulteriore inerzia, l’intervento sostitutivo di un commissario ad acta.
- Ai sensi dell’art. 114, comma 4, lett. e), c.p.a., il giudice dell’ottemperanza può imporre, quale misura conseguente all’inadempimento, il pagamento di ulteriori interessi legali sulla somma dovuta sino all’effettivo soddisfo.
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