Cassazione Penale, Sentenza n. 30519/2023 del 13/07/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Ricorso per cassazione contro la sentenza con cui il Giudice di Pace di Milano aveva dichiarato l'imputato colpevole del reato di inosservanza dell'ordine di espulsione e lo aveva condannato a € 7.000 di multa. Il primo motivo denunciava la nullità del giudizio di primo grado per omessa notifica della citazione all'imputato: Abbassi era stato identificato il 20/09/2017, aveva eletto domicilio presso il difensore d'ufficio nominato all'atto dell'identificazione, era senza fissa dimora e privo di documenti; durante il processo il difensore originario era deceduto e ne era stato nominato un altro, ma l'imputato non aveva mai partecipato al giudizio né avuto contatti con il difensore e non aveva notizia della celebrazione del processo. Il secondo motivo chiedeva l'annullamento per carenza della motivazione rispetto all'elemento soggettivo del reato.
La decisione
La Corte ha ritenuto fondato il primo motivo: ha affermato che l'elezione di domicilio presso il difensore d'ufficio e la notificazione al difensore domiciliatario non sono, di per sé, sufficienti a dimostrare la conoscenza del procedimento da parte dell'imputato. Occorre che il giudice verifichi l'esistenza di elementi che attestino un effettivo rapporto professionale tra difensore e imputato. Avendo riscontrato l'assenza di tali elementi e considerando illegittima la dichiarazione di assenza dell'imputato basata soltanto sulla notifica al difensore d'ufficio, la Corte ha annullato la sentenza impugnata e ha disposto il rinvio al Giudice di Pace di Milano, diversa persona fisica, per l'emissione di un nuovo decreto di citazione a giudizio. Il secondo motivo è stato assorbito.
Norme richiamate
Ordinanza/giurisprudenza - Sez. Un., n. 23948 del 28.11.2019 (Ismail, Rv. 279420)
Principio richiamato secondo cui l'elezione di domicilio presso il difensore d'ufficio e la notifica al difensore domiciliatario non bastano automaticamente a provare la conoscenza del procedimento da parte dell'imputato; il giudice deve accertare l'esistenza di elementi che dimostrino un effettivo rapporto professionale tra difensore e imputato prima di dichiararne l'assenza.
Massime di principio
- L'elezione di domicilio presso un difensore d'ufficio non equivale automaticamente alla prova che l'imputato sia venuto a conoscenza delle notifiche: il giudice deve cercare elementi che attestino un rapporto professionale effettivo tra imputato e difensore.
- La notifica della citazione mediante consegna al difensore domiciliatario è insufficiente, da sola, a legittimare la dichiarazione di assenza dell'imputato se non emerge che il difensore abbia concretamente informato l'imputato.
- Se il difensore nominato muore o non ci sono contatti tra imputato e difensore, occorre adottare ulteriori misure per assicurare che l'imputato venga effettivamente raggiunto dalla notifica (nuova citazione, accertamenti sul domicilio reale, ecc.).
- In casi analoghi il rimedio corretto è l'annullamento della sentenza e il rinvio per un nuovo procedimento o per l'emissione di una nuova citazione a giudizio, quando la dichiarazione di assenza risulti illegittima.
- Motivi processuali relativi alla notifica e alla regolare conoscenza del procedimento prevalgono e possono assorbire questioni sostanziali non necessarie alla decisione (come qui l'elemento soggettivo), se rilevanti per la validità del giudizio.
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