Cassazione Penale, Sentenza n. 32614/2022 del 05/09/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva rigettato l'istanza ex art. 309 c.p.p. diretta ad ottenere la revoca/attenuazione della misura di custodia cautelare in carcere disposta dal GIP per il reato di partecipazione ad associazione mafiosa (art. 416-bis). Il ricorrente deduceva cinque censure, concentrate sulla mancata configurabilità del ruolo di leadership attribuitogli nel clan Piromalli, sull'insufficienza e la contraddittorietà degli indizi e delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, sulla possibile sovrapposizione (ne bis in idem) con precedenti assoluzioni, sulla non configurabilità delle aggravanti previste dai commi 4 e 6 dell'art. 416-bis (disponibilità di armi e immissione di capitali illeciti nelle attività economiche), sulla mancata riqualificazione della sua posizione in concorso esterno e, infine, sulla carenza delle esigenze cautelari (in particolare del pericolo di recidiva) alla luce delle modifiche introdotte dalla legge n. 47/2015.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha confermato l'ordinanza del Tribunale del Riesame. Ha ritenuto la motivazione del Riesame ampia, logica e adeguata a sostenere la sussistenza della gravità indiziaria nei confronti di Rocco Delfino in relazione alla partecipazione qualificata all'associazione mafiosa e ai reati fine (tra cui traffico illecito di rifiuti, estorsioni, riciclaggio, falsità), valorizzando intercettazioni, acquisizioni documentali, servizi e la convergenza delle dichiarazioni dei collaboratori con riscontri concreti. La Corte ha escluso che le censure fossero idonee a superare i limiti del sindacato di legittimità (mancanza di specifiche violazioni di legge o manifesta illogicità). Ha altresì ritenuto fondate le valutazioni del Riesame circa la configurabilità delle aggravanti ex art. 416-bis commi 4 e 6 e la sussistenza dell'esigenza cautelare di custodia in carcere per il pericolo di reiterazione, anche alla luce della giurisprudenza e della legge n. 47/2015.
Norme richiamate
art. 309 cod. proc. pen.
Norma procedurale invocata per impugnare provvedimenti cautelari; utilizzata quale fondamento formale dell'istanza di revoca/attenuazione della misura cautelare impugnata.
art. 416-bis cod. pen.
Fondamento dell'accusa di associazione mafiosa; la Corte ha ritenuto che gli elementi indiziari ricostruiti dal Riesame dimostrassero una partecipazione 'qualificata' e stabile del ricorrente nella cosca, con conseguente applicabilità anche delle aggravanti previste dai commi 4 e 6.
commi 4 e 6 dell'art. 416-bis cod. pen.
Le aggravanti (associazione armata e finalità di acquisire controllo attività economiche con capitali illeciti) sono state ritenute configurabili sulla base della convergenza indiziaria, dell'immissione di capitali illeciti (es. proventi da usura) nell'asset societario e dell'influenza mafiosa sulle attività economiche.
art. 452-bis cod. pen.
Richiamato nel testo in relazione alla ricaduta ambientale e al danno derivante dallo smaltimento illecito di rifiuti; la condotta è stata considerata parte del quadro di reati-fine collegati all'associazione dedita al traffico illecito di rifiuti.
art. 452-quaterdecies cod. pen.
Richiamato tra i reati fine ascritti nell'ambito dell'associazione dedita al traffico illecito di rifiuti; considerato nel complesso indiziario che ha rafforzato la gravità delle imputazioni.
art. 274, comma 1, lett. c) cod. proc. pen.
Norma che disciplina le esigenze cautelari (pericolo di reiterazione). La Corte ha ritenuto corretta la valutazione del Riesame secondo la quale la pericolosità del soggetto e la persistenza delle condotte criminali giustificano la custodia in carcere anche senza prova di specifiche occasioni imminenti di recidiva, in linea con la giurisprudenza richiamata.
legge n. 47 del 2015
Riforma citata in relazione al criterio di valutazione del pericolo di recidiva; la Corte ha precisato che il Riesame ha adeguatamente considerato le indicazioni normative della novella e la necessità di una valutazione prognostica, non limitata alla mera gravità astratta del reato.
Massime di principio
- In sede di ricorso per Cassazione contro provvedimenti cautelari il sindacato è limitato: bisogna denunciare violazioni di norme o manifesta illogicità della motivazione; non è possibile ottenere la riconsiderazione dei fatti con una diversa valutazione degli indizi senza specifiche ragioni di diritto.
- Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia possono essere ritenute valide se emergono "convergenze" tra più resoconti e se sono accompagnate da riscontri concreti (intercettazioni, documenti, sequestri, elementi economico-finanziari).
- Il principio del ne bis in idem non impedisce automaticamente successive contestazioni se la nuova imputazione riguarda una prosecuzione o ripresa di condotte in epoca successiva; occorre dimostrare la coincidenza del fatto storico nei suoi elementi essenziali per invocare la preclusione.
- La distinzione tra partecipazione all'associazione mafiosa e concorso esterno dipende dall'organicità e stabilità del rapporto con il sodalizio: ruoli stabili e sistematici indicano partecipazione, contatti occasionali o disponibilità esterna indicano concorso esterno.
- Per la sussistenza delle esigenze cautelari (pericolo di reiterazione) non è necessario provare specifiche occasioni imminenti di reato: il giudice può valorizzare il profilo della personalità criminale, la continuità e modalità delle condotte e la capacità di eludere misure restrittive per ritenere necessario il carcere.
- Le aggravanti relative all'uso di capitali illeciti e al controllo di attività economiche possono essere desunte da elementi indiziari che mostrino l'immissione di proventi illeciti nell'asset societario e l'inquinamento dell'attività imprenditoriale da parte del clan.
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