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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2890/2022 del 26/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la sentenza di appello che aveva confermato la condanna pronunciata nel giudizio abbreviato per i reati di cui agli artt. 640 e 648 c.p., contestando la declaratoria di responsabilità e, in particolare, deducendo violazione dell'art. 192 c.p.p. in relazione alla qualificazione della posizione del ricorrente (si sostiene che il Montaruli fosse solo presente o connivente e non concorrente nel reato).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la motivazione della Corte d'appello, integrata con quella del giudice di primo grado, fosse congrua e avesse risposto alle censure dell'imputato. La Corte territoriale ha valorizzato il riconoscimento della persona offesa, le modalità degli incontri, il contributo concorsuale fornito, i contatti successivi che denotavano la consapevolezza sulla provenienza degli assegni e la mancata allegazione da parte dell'imputato di una credibile buona fede sulla provenienza. È richiamato l'orientamento secondo cui l'omessa o non attendibile indicazione dell'origine della cosa ricevuta può far emergere il dolo del reato di ricettazione. Per tali ragioni la Cassazione non ha consentito una rivalutazione dei fatti e ha confermato l'inammissibilità del ricorso; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 640 cod. pen.

    Norma sostanziale applicata quale titolo di reato per la frode; citata quale contestazione originaria nella sentenza impugnata.

  • art. 648 cod. pen.

    Norma sostanziale del reato di ricettazione; la Corte ha ritenuto che il dolo potesse essere desunto anche dall'omessa o non attendibile indicazione della provenienza della cosa ricevuta.

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Richiamato dalla difesa per censurare la dichiarazione di responsabilità e la qualificazione del concorso; la Corte ha ritenuto infondata la doglianza perché la motivazione dei giudici di merito aveva affrontato e respinto le contestazioni.

  • art. 606 lett. e) cod. proc. pen.

    Norma procedurale che delimita il controllo della Cassazione sulla motivazione dei giudici di merito; richiamata per sottolineare che la Corte non può sovrapporre la propria valutazione dei fatti a quella dei giudici di merito ma deve verificare la completezza e la logicità della motivazione.

  • art. 616 c.p.p.

    Norma che consente la condanna alle spese e la sanzione pecuniaria in caso di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità; applicata per irrogare al ricorrente il versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non sostituisce il proprio apprezzamento dei fatti a quello dei giudici di merito: può solo verificare la correttezza, la completezza e la logicità della motivazione adottata dai giudici di merito.
  • In materia di ricettazione (art. 648 c.p.) il dolo può essere desunto dall'omessa o non attendibile indicazione della provenienza della cosa ricevuta; il soggetto può essere tenuto ad allegare elementi che giustifichino la buona fede circa la provenienza.
  • La semplice presenza o connivenza non esclude, se gli elementi probatori (es. riconoscimento da parte della vittima, modalità degli incontri, contatti successivi) indicano consapevolezza e partecipazione, la configurabilità del concorso nel reato.
  • In sede di impugnazione, critiche basate su una diversa valutazione degli elementi di prova sono inammissibili se i giudici di merito hanno motivato in modo coerente e logico le loro conclusioni.
  • La mancanza di allegazioni credibili da parte dell'imputato circa la provenienza degli oggetti o dei proventi rilevanti può avere rilievo decisivo nella conferma della responsabilità penale.

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