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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27436/2025 del 25/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha rigettato il riesame avverso il decreto di convalida del sequestro probatorio (perquisizione domiciliare e sequestro di gr.3 cocaina, gr.26 hashish, gr.4,6 marijuana). Le censure: (i) illegittimità della perquisizione domiciliare per violazione dell'art.14 Cost. e delle norme sul procedimento (mancata autorizzazione preventiva del magistrato, carenza dei presupposti di urgenza); (ii) omessa/insufficiente motivazione del decreto di convalida; (iii) assenza del fumus commissi delicti e natura di uso personale della droga (redditi dichiarati e assenza di elementi di spaccio); (iv) inutilizzabilità delle dichiarazioni rese alla Polizia giudiziaria in assenza del difensore e non sottoscritte; (v) nullità della perquisizione e sequestro con conseguente restituzione e, eventualmente, qualificazione come illecito amministrativo ex art.75 d.P.R. 309/1990.

La decisione

Il ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che: (a) il sindacato di legittimità sulla perquisizione è limitato in sede di riesame quando questa è strettamente connessa al sequestro probatorio e non sia possibile impugnare autonomamente il decreto di perquisizione davanti al Tribunale del riesame; (b) al momento della convalida vi erano elementi indiziari e l'esito del narcotest confermava la pertinenza delle sostanze al procedimento; (c) il decreto indicava la finalità probatoria e la strumentalità degli oggetti sequestrati, suscettibili di confisca obbligatoria; (d) i motivi relativi esclusivamente alla legittimità della perquisizione sono inidonei in cassazione se proposti contro l'ordinanza di riesame confermativa; (e) alcuni motivi sono stati ritenuti generici o aspecifici. Conseguenze: inammissibilità del ricorso, condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 73 d.P.R. n. 309/1990

    Norma penale che incrimina la detenzione di sostanze stupefacenti: la Corte ha ritenuto che il quadro indiziario giustificasse l'ipotesi di reato ai fini del sequestro probatorio.

  • art. 75 d.P.R. n. 309/1990

    Norma sull'illecito amministrativo per uso personale: la Corte osserva che la possibile qualificazione amministrativa della condotta non impedisce il sequestro probatorio per accertamenti tecnici.

  • art. 240 cod. pen.

    Norma sulla confisca obbligatoria citata in relazione alla strumentalità probatoria e alla possibilità di confisca delle sostanze sequestrate.

  • art. 85-bis d.P.R. n. 309/1990

    Richiamata in relazione agli effetti di confisca e all'accertamento tecnico sulle sostanze stupefacenti.

  • art. 252-bis cod. proc. pen.

    Regola il rimedio di opposizione al decreto di perquisizione: la Corte sottolinea che l'opposizione va proposta al GIP e che non è previsto un rimedio analogo contro la 'perquisizione positiva' separatamente dal sequestro.

  • art. 352, comma 4-bis cod. proc. pen.

    Richiamato per i rimedi impugnatori e il richiamo alla disciplina dell'opposizione alla perquisizione/convalida.

  • art. 568, primo comma, cod. proc. pen.

    Principio di tassatività delle impugnazioni: la Corte ricorda i limiti alla proponibilità di vie di impugnazione autonome rispetto ai provvedimenti del Pubblico Ministero.

  • art. 14 Cost.

    Citato dal ricorrente in tema di garanzia del domicilio; la Corte ritiene la disciplina delle impugnazioni conforme all'art.14 se interpretata secondo la giurisprudenza consolidata.

  • art. 8 CEDU

    Richiamato nella valutazione della compatibilità tra rimedi processuali previsti dall'ordinamento e il diritto al rispetto della vita privata e del domicilio; la Corte ritiene la normativa compatibile con l'art.8 CEDU.

  • Giurisprudenza consolidata (Sez. U, n.23/1996 Bassi e successive)

    Principio secondo cui quando perquisizione e decreto di sequestro sono strettamente connessi, il riesame sul sequestro coinvolge anche la perquisizione ma nei limiti dell'indagine strumentale alla legittimità del sequestro; i motivi autonomi di illegittimità della perquisizione non sono ammissibili in sede di riesame.

Massime di principio

  • Se la perquisizione ha prodotto un sequestro probatorio (perquisizione 'positiva'), in genere non è possibile impugnare separatamente il solo decreto di perquisizione davanti al Tribunale del riesame: il sindacato è circoscritto alla verifica della strumentalità del bene rispetto alle indagini.
  • In sede di riesame il giudice deve accertare se il bene sottoposto a vincolo sia effettivamente utile per gli accertamenti probatori: non spetta al riesame valutare autonomamente tutte le censure sulla legittimità della perquisizione non connesse alla strumentalità del sequestro.
  • Il sequestro probatorio può essere legittimo anche quando la qualificazione giuridica della condotta (penale vs amministrativa) sia discutibile; è sufficiente la necessità di acquisire il corpo del reato o le cose pertinenti per accertamenti tecnici.
  • La semplice quantificazione della sostanza che supera la presunzione di uso personale può fondare la misura del sequestro probatorio, salvo che vi siano elementi concreti contrari (es.: dati probatori di uso personale esclusivo).
  • Le dichiarazioni rese alla Polizia giudiziaria sono rilevanti solo se richiamate dal provvedimento impugnato; se non sono menzionate nell'ordinanza oggetto di impugnazione, il motivo che le invoca può risultare aspecifico e inammissibile.
  • I rimedi processuali sono tassativi: è fondamentale scegliere la via di impugnazione prevista (opposizione al GIP per il decreto di perquisizione, ricorso per riesame/impugnazione del sequestro) e articolare i motivi entro i limiti consentiti dalla giurisprudenza.

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