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Sentenza

Sentenza n. 14257/2026 - Roma, Sezione 2B

per l’esecuzione della sentenza n. 04284/2025 del 26/02/2026 con cui il T.A.R. del Lazio, Roma, Sezione Seconda Bis, ha respinto il ricorso introduttivo avente a oggetto la domanda di annullamento della Determinazione Dirigenziale rep. n. CI/517/2020 prot. n. CI/38333/2020 del 02.03.2020, con la quale l’Ufficio tecnico del Municipio Roma VII ingiungeva al Consorzio Villaggio Colle Verde la rimozione di opere abusive realizzate in Roma, Vicolo di San Matteo 18, Foglio 1017, part. 1663, e consistenti nella: “installazione di un cancello scorrevole in metallo di dimensioni di mt. 10,00 ed alto mt 2,00 circa, posto a chiusura della strada e del parcheggio previsti dal piano particolareggiato di esecuzione del nucleo n. 37 Vermicino.”

Giustizia amministrativa202604025

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. II bisSentenzaGiudizio di ottemperanza

Atto impugnato: inerzia nell'esecuzione dell'ordine di rimozione di un cancello abusivo e della sentenza del TAR che aveva respinto il ricorso del Consorzio contro tale ordine

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (amministrazione e controinteressato)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente ha proposto giudizio di ottemperanza deducendo che il cancello scorrevole in metallo, installato dal Consorzio all'ingresso di una strada destinata a servire un parcheggio pubblico, continuava a impedire l'accesso alla collettività e al terreno di sua proprietà, nonostante la determinazione dirigenziale comunale ne avesse ordinato la rimozione e il TAR avesse respinto il ricorso del Consorzio contro tale provvedimento. Ha chiesto di ordinare a Roma Capitale, ovvero alla Regione Lazio in via sostitutiva, l'esecuzione della sentenza e della determinazione amministrativa, con nomina di un commissario ad acta e applicazione di una penalità di mora. Il Consorzio ha eccepito il difetto di legittimazione della ricorrente e ha contestato nel merito l'obbligo di rimozione, sostenendo che il cancello fosse amovibile, non significativamente incidente sull'assetto dei luoghi e necessario per la sicurezza dell'area residenziale, nonché deducendo l'assenza di una concreta fruibilità pubblica dell'area ceduta al Comune. Il TAR ha rilevato d'ufficio il possibile profilo di inammissibilità derivante dall'esperimento dell'ottemperanza rispetto a una sentenza di rigetto.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha affermato che il giudizio di ottemperanza presuppone una pronuncia suscettibile di esecuzione coattiva e, con riferimento alle sentenze amministrative, che un obbligo conformativo dell'amministrazione nasce dalle statuizioni di accoglimento, non dalle sentenze di rigetto. La sentenza di rigetto lascia infatti invariato l'assetto giuridico determinato dall'atto amministrativo impugnato e non aggiunge né sottrae nulla ai rapporti preesistenti; pertanto, non può sussistere un obbligo di ottemperanza derivante dal solo giudicato di rigetto. Nel caso concreto, l'assetto dei rapporti restava disciplinato dall'ordinanza di rimozione del cancello, la cui materiale esecuzione non poteva essere imposta mediante il giudizio di ottemperanza promosso per l'esecuzione della sentenza di rigetto. Il TAR non ha quindi esaminato nel merito le questioni relative alla legittimazione della ricorrente, alla natura pubblica dell'area e alla legittimità dell'ordine di rimozione, né ha disposto la nomina del commissario ad acta o la penalità di mora. Le spese di lite sono state integralmente compensate, anche perché l'inammissibilità è stata rilevata d'ufficio.

Norme richiamate

  • artt. 112 e 114 c.p.a.

    strumento processuale previsto dall'ordinamento per l'esecuzione coattiva delle pronunce passate in giudicato

    Il giudizio di ottemperanza è utilizzabile per assicurare l'esecuzione coattiva di statuizioni giudiziali che impongano obblighi conformativi o satisfattivi; non è esperibile per ottenere l'esecuzione materiale dell'atto amministrativo sulla base di una mera sentenza di rigetto.

  • art. 35, comma 1, lett. b), c.p.a.

    Richiamato nel provvedimento quale base processuale della pronuncia di inammissibilità.

  • art. 26 c.p.a.

    Richiamato insieme all'art. 92 c.p.c. per la compensazione integrale delle spese di lite.

  • art. 92 c.p.c.

    Richiamato quale fondamento della compensazione integrale delle spese per giusti motivi.

Massime di principio

  • Il giudizio di ottemperanza non è esperibile per ottenere l'esecuzione coattiva di una sentenza amministrativa di rigetto, poiché tale pronuncia non modifica l'assetto giuridico preesistente e non fa sorgere, di per sé, alcun obbligo conformativo o satisfattivo in capo all'amministrazione.
  • Le sentenze amministrative di accoglimento possono imporre all'amministrazione obblighi di ottemperanza, adempiuti solo mediante atti completamente satisfattivi delle statuizioni giudiziali; le sentenze di rigetto, invece, lasciano invariato l'assetto determinato dall'atto impugnato.
  • La mancata esecuzione materiale di un provvedimento amministrativo non può essere fatta valere mediante un giudizio di ottemperanza promosso esclusivamente per l'esecuzione di una sentenza di rigetto, ferma restando la possibilità di utilizzare gli strumenti eventualmente previsti dall'ordinamento per ottenere l'esecuzione del provvedimento amministrativo.

Come è indicizzato

MaterieGiudizio di ottemperanzaDecisione e riti specialiSpese di lite
RamiProcesso amministrativo
IstitutiOttemperanza e commissario ad actaLegittimazione e interesse a ricorrere

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