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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1758/2025 del 15/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza del 16/10/2023 della Corte di appello di Lecce che aveva rigettato la domanda di riparazione per ingiusta detenzione presentata dagli eredi relativamente ai periodi di custodia cautelare subiti da Roberto Corigliano (27/01/2004-13/06/2005 e 06/03/2006-13/07/2006). La ricorrente deduce violazioni di norme processuali e vizio di motivazione: contesta che la Corte di appello abbia negato l'indennizzo ritenendo che il de cuius avesse concorso, con colpa grave, a creare l'apparenza del reato solo perché le sue imprese avevano ricevuto un numero anomalo di assegni (circa il 40% dei pagamenti), senza valutare che all'epoca era prassi far circolare assegni e senza spiegare perché la semplice ricezione degli assegni avrebbe creato la falsa apparenza del reato; sottolinea inoltre l'atteggiamento collaborativo del Corigliano in sede di interrogatorio di garanzia.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Ha confermato che il sindacato del giudice di legittimità nei procedimenti di riparazione per ingiusta detenzione è limitato ai profili di legittimità dell'atto impugnato (art. 606 c.p.p.) e non alla riconsiderazione del merito. Ha ritenuto corretta e logica la motivazione della Corte di appello che, alla luce del dictum della sentenza rescindente e degli elementi di fatto emersi (tra cui l'anomala percentuale di assegni accettati dall'azienda del Corigliano e altri elementi indiziari), ha inferito l'esistenza di colpa grave del de cuius nel contribuire a creare l'apparenza dei reati e quindi l'ostatività all'indennizzo. Perciò il ricorso è stato dichiarato inammissibile; la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali, al versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende e alla rifusione delle spese dell'Avvocatura dello Stato (liquidate in euro 1.500,00 oltre oneri).

Norme richiamate

  • art. 606 c.p.p.

    Limita la cognizione della Corte di cassazione nei procedimenti di impugnazione ai motivi di legittimità tassativamente previsti; nel contesto della riparazione per ingiusta detenzione la Corte non può investire il merito dei fatti ma solo vizi di diritto o procedurali.

  • art. 315, comma 3 c.p.p.

    Richiama la disciplina della riparazione dell'errore giudiziario prevista dall'art. 646 c.p.p.; stabilisce il procedimento che regola la riparazione per ingiusta detenzione e il ricorso per cassazione, con la conseguenza che la revisione di merito è preclusa in sede di legittimità.

  • art. 646 c.p.p.

    Richiamato per il procedimento di riparazione; implica che il ricorso per cassazione in materia di riparazione è disciplinato dai limiti e dalle regole dell'art. 606 c.p.p., con divieto di rivalutazione fattuale estesa.

  • art. 616 c.p.p.

    Prevede l'onere delle spese processuali della parte soccombente; applicato per condannare la ricorrente alle spese processuali e alla rifusione delle spese sostenute dall'Avvocatura dello Stato.

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 186/2000

    Richiamata in relazione al riparto delle somme alla Cassa delle Ammende e alla valutazione sull'eventuale colpa nella determinazione della causa di inammissibilità; la Corte ha applicato il criterio costituzionale per il compenso equitativo alla Cassa delle Ammende senza ritenere che il ricorso fosse presentato con colpa.

Massime di principio

  • Nei procedimenti di riparazione per ingiusta detenzione la Corte di cassazione sindaca solo profili di legittimità dell'atto impugnato (art. 606 c.p.p.): questioni di fatto e rivalutazioni probatorie sono, di norma, estranee al giudizio di legittimità.
  • Gli eredi che richiedono indennizzo per ingiusta detenzione devono considerare che circostanze di fatto che mostrino come il detenuto abbia concorso a creare l'apparenza del reato (anche se poi assolto) possono integrare colpa grave e ostare all'indennizzo.
  • Comportamenti d'impresa ritenuti 'anomalì' (ad es. accettazione di una percentuale molto elevata di pagamenti in assegni) possono essere valutati come elementi indiziari capaci di far ritenere una condotta gravemente colposa, a prescindere dall'esito penale definitivo.
  • La mera cooperazione o l'assenza di condanna penale non garantiscono automaticamente il diritto alla riparazione: è necessario dimostrare l'assenza di contributo alla causa del provvedimento restrittivo e fornire elementi che smentiscano la configurabilità di colpa grave.
  • In casi analoghi è strategico documentare prassi aziendali lecite e misure di diligenza adottate (tracciabilità dei pagamenti, controlli interni, documentazione contabil e bancaria) per contrastare la valutazione di anomalia e l'attribuzione di colpa grave.
  • Se si impugna in Cassazione una decisione di rigetto di riparazione, concentrare i motivi su vizi di diritto e di legittimità procedurale piuttosto che su rinnovata valutazione del merito, che la Corte di cassazione non riconsidera.

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