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Cassazione Penale, Ordinanza n. 05999/2025 del 13/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il ricorso è stato proposto dall'imputato avverso la sentenza della Corte d'appello che aveva confermato o rideterminato il trattamento sanzionatorio. Con il primo motivo si denunciava violazione di legge e vizio di motivazione per la mancata esclusione della recidiva. Con il secondo motivo si deduceva vizio di motivazione in ordine alla misura dell'aumento di pena applicato a titolo di continuazione tra reati, sostenendosi che la motivazione sull'entità degli aumenti sarebbe stata omessa o insufficiente.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto manifestamente infondato il primo motivo perché la valutazione sulla recidiva era stata compiuta in modo conforme ai criteri di cui all'art. 133 c.p., con apprezzamento in concreto del rapporto tra il fatto e i precedenti penali. Ha ritenuto manifestamente infondato anche il secondo motivo, osservando che in tema di reato continuato il giudice deve determinare e motivare distintamente gli aumenti per i singoli reati satellite; nel caso concreto tale onere motivazionale era stato implicitamente assolto, in presenza di reati omogenei e di un aumento minimo coerente con la pena base. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 133 c.p.

    La valutazione della recidiva deve essere compiuta in concreto, considerando il rapporto tra il nuovo fatto e i precedenti penali e verificando se la pregressa condotta denoti una persistente inclinazione al delitto.

  • art. 81 c.p.

    Nel reato continuato gli aumenti di pena devono rispettare i limiti legali e non possono tradursi surrettiziamente in un cumulo materiale di pene.

Massime di principio

  • La recidiva non può essere esclusa o confermata sulla sola base della gravità astratta dei fatti o dell'arco temporale dei reati, ma richiede una valutazione concreta del collegamento tra condotta attuale e precedenti condanne alla luce dei criteri dell'art. 133 c.p.
  • Nel giudizio sulla recidiva, ciò che rileva è verificare se la precedente attività criminosa sia indicativa di una perdurante inclinazione al delitto e abbia inciso come fattore criminogeno nella commissione del nuovo reato.
  • In tema di reato continuato, il giudice deve individuare il reato più grave, fissare la pena base e determinare gli aumenti per i reati satellite con motivazione autonoma e distinta per ciascuno di essi.
  • L'obbligo motivazionale sugli aumenti di pena nella continuazione è proporzionato all'entità degli aumenti stessi e si considera soddisfatto anche in forma sintetica quando i reati siano omogenei e l'aumento applicato sia contenuto, purché sia verificabile il rispetto del rapporto di proporzione tra le pene e dei limiti dell'art. 81 c.p.
  • La censura di legittimità che si limiti a contestare la sufficienza della motivazione sulla recidiva o sugli aumenti per continuazione è inammissibile quando mira a una rivalutazione del merito già congruamente esaminato dal giudice di appello.

Come è indicizzato

MaterieCircostanze del reatoPena e commisurazioneImpugnazioni
RamiParte generaleProcesso penale
IstitutiContinuazioneRecidiva

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