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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36767/2022 del 28/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza di appello per tre motivi principali: 1) vizio procedurale e violazione del diritto di difesa: si sostiene che il difensore d'ufficio domiciliatario non abbia effettivamente instaurato un rapporto con l'imputato (assenza alle udienze, mancata informazione), precludendo la conoscenza del processo e l'accesso nei termini ai riti alternativi; 2) vizi nell'accertamento sulla natura e quantità della sostanza: il consulente avrebbe analizzato solo 5 delle 46 confezioni sequestrate (analisi a campione), per cui non sarebbe probato che tutte le confezioni contenessero droga e dello stesso principio attivo; 3) mancanza dell'elemento soggettivo della cessione (dubitare della destinazione a spaccio): si sostiene che l'imputato avesse acquistato solo cinque dosi, non sia stato visto cedere e non avesse denaro o materiale per confezionamento, ergo si tratterebbe di uso personale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile ritenendo i motivi diversi da quelli consentiti o manifestamente infondati. In particolare: sul punto 1) ha confermato che la conoscenza del procedimento da parte dell'imputato era dimostrata dall'arresto in flagranza e dalla convalida dell'arresto (contatto con il giudice e contestazione specifica), perciò non è stata ravvisata violazione del diritto di difesa né motivo per la remissione in termini; sul punto 2) ha ritenuto legittimo l'accertamento effettuato per campione, richiamando la giurisprudenza che ammette l'esame di un campione rappresentativo quando supportato da ulteriori elementi (esteriorità identica dei pacchetti, modalità di conservazione, esiti tossicologici con percentuali analoghe); sul punto 3) ha escluso che la censura attesti un vizio di diritto, essendo invece una diversa valutazione di merito non sindacabile in Cassazione. Pertanto resta ferma la condanna pronunciata in appello (ridotta a 8 mesi di reclusione e 2.000 euro di multa con conferma degli altri effetti, ivi compresa confisca/distruzione della sostanza), il ricorrente è condannato alle spese di giudizio e al versamento, in via equitativa, di euro 3.000 a favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 73, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Norma incriminatrice che punisce la detenzione di sostanze stupefacenti con finalità di spaccio; la Corte ha ritenuto sussistente l'elemento oggettivo e la destinazione alla cessione in considerazione di quantità, frazionamento e modalità di detenzione.

  • art. 420-bis c.p.p.

    Regola la possibilità di procedere in assenza dell'imputato; la Corte ha richiamato che, oltre alla regolarità formale delle notifiche, va verificata l'effettiva conoscenza del processo da parte dell'imputato e ha ritenuto tale conoscenza acquisita per la convalida dell'arresto.

  • art. 489 c.p.p.

    Norma procedurale richiamata dalla difesa in relazione alla remissibilità di termini e nullità; la Corte ha ritenuto infondate le doglianze connesse alla mancata remissione in termini.

  • art. 192 c.p.p.

    Regola l'accertamento tecnico; la Corte ha affermato che non è sempre necessaria una perizia estesa a tutto il materiale e che l'esame di un campione rappresentativo è ammissibile se supportato da elementi concordanti.

  • art. 606 c.p.p.

    Elenca i motivi di cassazione; la Corte ha dichiarato inammissibili o manifestamente infondati i motivi proposti, richiamando i limiti della sindacabilità in Cassazione.

  • Giurisprudenza (Sez. U., n. 23948/2019, Ismail)

    Utilizzata per il principio che l'elezione di domicilio presso il difensore d'ufficio non è di per sé idonea a provare la conoscenza del processo; occorre valutare caso per caso l'effettiva instaurazione del rapporto difensore-imputato.

  • Giurisprudenza (Sez. 6, n. 9574/2019, Schiavon e altri precedenti citati)

    Conferma che l'accertamento tecnico può essere compiuto su campione rappresentativo purché la decisione sia adeguatamente motivata e gli elementi supportino l'inferenza che il campione sia rappresentativo del resto.

Massime di principio

  • L'arresto in flagranza e la successiva convalida costituiscono prova forte della conoscenza del procedimento da parte dell'imputato: ciò può esonerare dalla richiesta di ulteriori attenuanti procedurali basate sulla mancata informazione da parte del difensore d'ufficio.
  • L'elezione di domicilio presso un difensore d'ufficio non prova automaticamente che sia stato instaurato un rapporto effettivo; il giudice deve verificare, caso per caso, l'effettiva conoscenza del processo da parte dell'imputato.
  • L'analisi chimica di un campione rappresentativo delle confezioni sequestrate può essere sufficiente per provare la natura stupefacente dell'intero materiale quando le confezioni sono esteriormente omogenee e vi sono elementi circostanziali congrui (modalità di confezionamento, custodia comune, percentuali analoghe rilevate nei campioni).
  • Per qualificare la detenzione come finalizzata allo spaccio non è richiesta una prova di cessione diretta: il giudice può inferire la destinazione alla cessione da una valutazione globale di quantità (soprattutto se superiore all'uso personale), frazionamento in più dosi, occultamento, luogo e condizioni (es. stazionamento in zona nota per spaccio) e dalla situazione economica dell'imputato.
  • La Corte di Cassazione non è competente per una rivalutazione ex novo delle prove di merito: le doglianze che chiedono una diversa valutazione fattuale sono inammissibili e devono essere trattate in sede di merito.

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