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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2129/2025 del 17/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso del Procuratore generale: vizio di motivazione della Corte di appello nella parte in cui ha escluso la sussistenza del reato di collusione militare (art. 3 L. 1383/1941, capo 4-bis) relativamente a specifiche condotte consistenti in comunicazioni anticipate, consigli per occultare documentazione e predisposizione/fornitura di false dichiarazioni; la Cassazione aveva disposto il rinvio proprio perché tali aspetti richiedevano una rivalutazione probatoria e una motivazione adeguata. Ricorso di Corrado: censura della determinazione della pena per il capo 9) (accesso abusivo art. 615-ter), con doglianza su motivazione, presunta disparità di trattamento rispetto al coimputato e motivo aggiunto fondato su cambiamento giurisprudenziale "in malam partem" (richiamo a Sez. 6 Boenzi / Sez. U. Casani vs Savarese) che, a suo avviso, avrebbe escluso la colpevolezza per fatti anteriori al mutamento interpretativo.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore generale, ritenendolo fondato: ha annullato con rinvio, limitatamente al capo 4-bis (collusione militare), alla Corte d'Appello di Venezia (altra sezione) per nuovo esame e motivazione sulla sussistenza dell'accordo illecito e delle condotte ad esso riferite. Ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto nell'interesse di Vincenzo Corrado (motivi relativi alla pena e al trattamento sanzionatorio dichiarati manifestamente infondati; motivo nuovo ritenuto inammissibile per difetto di collegamento con i motivi originari e per preclusione). Per effetto dell'inammissibilità del ricorso di Corrado, quest'ultimo è stato condannato al pagamento delle spese e al versamento della somma di euro 3.000,00 in favore della C (testo sentenza truncato su questo punto).

Norme richiamate

  • art. 346-bis cod. pen. (traffico di influenze)

    La Corte ha richiamato l'orientamento della Cassazione secondo cui, nella formulazione anteriore alla L. n.3/2019, il delitto richiede l'individuazione dell'atto contrario ai doveri d'ufficio che l'intermediario promette o induce a compiere; necessaria la individuazione puntuale dell'atto e adeguata valutazione probatoria

  • art. 3, Legge 9 dicembre 1941, n. 1383 (collusione militare)

    Il reato si perfeziona con il semplice accordo tra il militare e l'estraneo; tuttavia, la sua configurazione richiede prova dell'intesa illecita e la Corte del rinvio deve verificare, anche alla luce delle esigenze probatorie indicate dalla Cassazione, se le comunicazioni e le condotte contestate rientrino nell'accordo

  • art. 615-ter cod. pen. (accesso abusivo)

    La Corte di merito ha ritenuto corretta la quantificazione della pena per il reato di accesso abusivo nel capo 9); la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso sull'argomento sostanziale, anche per preclusioni procedurali, respingendo il motivo aggiunto fondato sul mutamento giurisprudenziale non tempestivamente dedotto

  • art. 133 cod. pen. (determinazione della pena)

    La Corte ha valorizzato gli elementi di gravità del reato e la qualità dell'autore (alto ufficiale) come giustificativi della pena base determinata oltre il minimo edittale; ha ritenuto la motivazione sufficiente e non manifestamente illogica

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamata per i limiti di enunciazione dei motivi dei ricorsi in cassazione durante il procedimento

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicato per la condanna alle spese del procedimento in favore della parte resistente a carico del ricorrente cui è stato dichiarato inammissibile il ricorso

  • art. 609, comma 2 cod. proc. pen.

    Richiamato nel ragionamento sulla preclusione delle questioni non dedotte nei rimedi precedenti e sull'impossibilità di rialzare censure non tempestive

  • richiami costituzionali e convenzionali (art. 25 Cost., art. 27 CEDU citati dalla difesa)

    Il ricorso di Corrado invocava principi di legalità penale e di tutela contro l'irretroattività delle interpretazioni peggiorative; la Corte ha ritenuto il motivo aggiunto inammissibile per ragioni processuali e di connessione con i motivi originari, senza entrare nel merito del richiamo

Massime di principio

  • Se la Cassazione annulla per vizio di motivazione, il giudice del rinvio deve riesaminare il materiale probatorio e motivare adeguatamente sui punti indicati dalla Cassazione; non è vincolato in fatto dalle valutazioni della Cassazione ma deve fornire un percorso argomentativo nuovo e congruo
  • La configurazione del reato di collusione militare (L. 1383/1941) si perfeziona con l'accordo e quindi richiede prova dell'intesa; il giudice del rinvio deve verificare se le condotte contestate rientrano in tale accordo anche quando il reato collegato (es. traffico di influenze) risulti non configurabile
  • I motivi di cassazione nuovi sono ammissibili solo se strettamente collegati ai motivi originari; l'inammissibilità dei motivi principali trasmette il vizio ai motivi aggiunti
  • Il mutamento giurisprudenziale "in malam partem" può costituire causa di esclusione della colpevolezza solo se l'orientamento precedente era consolidato e l'evoluzione in senso peggiorativo non era prevedibile; tale questione va però proposta tempestivamente nell'impugnazione, altrimenti risulta preclusa
  • La determinazione della pena rientra in ampia discrezionalità del giudice di merito; quando la pena è fissata sotto la media edittale non è necessaria una motivazione particolarmente dettagliata, mentre per aumenti rispetto al minimo il giudice deve indicare i criteri rilevanti (art. 133 cod. pen.)
  • Il giudizio di rinvio, dopo annullamento per vizio di motivazione, impone al giudice di merito di fornire una motivazione adeguata qualora ribalti una condanna di primo grado, tenendo conto della diversa soglia probatoria tra condanna e assoluzione

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