Sentenza n. 849/2026 - Brescia, Sezione 2
per l'ottemperanza al giudicato formatosi in relazione alla sentenza n. 242/2023 del Tribunale di Lodi, Sezione Lavoro, avente ad oggetto la cd. carta elettronica del docente.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: inerzia del Ministero nell’esecuzione della sentenza del Tribunale di Lodi che aveva riconosciuto il diritto alla carta elettronica del docente per l’importo di 500 euro annui
Esito
Favorevole al ricorrente (docente)
Prevale il privato
La controversia
La ricorrente ha proposto ricorso per ottemperanza ai sensi degli artt. 112 e seguenti c.p.a., chiedendo l’esecuzione della sentenza n. 242/2023 del Tribunale di Lodi, Sezione Lavoro, notificata al Ministero in forma esecutiva il 26 febbraio 2025 e divenuta irrevocabile per mancata impugnazione nel termine previsto dall’art. 327 c.p.c. La sentenza aveva accertato il diritto della docente a ottenere la carta elettronica del docente, o altro strumento equipollente, per 500 euro annui, condannando il Ministero a metterla a disposizione. Decorso inutilmente il termine dilatorio di 120 giorni previsto dall’art. 14 d.l. 669/1996, convertito dalla l. 30/1997, il Ministero era rimasto inerte, non rilasciando la carta e non accreditando le somme dovute. La ricorrente ha quindi chiesto la condanna dell’Amministrazione all’esecuzione entro 60 giorni, nonché, in caso di ulteriore inadempimento, la nomina di un commissario ad acta e la rifusione delle spese di lite.
La decisione
Nel corso del giudizio, dopo la notifica del ricorso, il Ministero ha dato integrale esecuzione alla sentenza azionata. Il TAR ha pertanto dichiarato la sopravvenuta cessazione della materia del contendere, non essendo più attuale la pretesa di ottemperanza. Le spese sono state poste a carico del Ministero secondo il criterio della soccombenza virtuale, poiché l’adempimento è intervenuto soltanto dopo la notifica e il deposito del ricorso. Il Ministero è stato condannato a rifondere alla ricorrente 1.000 euro, oltre accessori di legge, con distrazione in favore dei procuratori dichiaratisi antistatari. È stata inoltre ordinata l’esecuzione della sentenza da parte dell’autorità amministrativa.
Norme richiamate
artt. 112 ss. c.p.a.
Disciplinano il giudizio di ottemperanza per ottenere l’esecuzione delle pronunce giurisdizionali non eseguite.
art. 114 c.p.a.
Costituisce la base normativa del giudizio di ottemperanza davanti al giudice amministrativo.
art. 327 c.p.c.
È richiamato per individuare il termine entro il quale la sentenza del giudice ordinario avrebbe potuto essere impugnata; il decorso del termine senza appello ha determinato il passaggio in giudicato.
art. 14 d.l. 669/1996, convertito dalla l. 30/1997
Prevede il termine dilatorio di 120 giorni dalla notificazione del titolo esecutivo entro il quale le amministrazioni statali e gli enti pubblici non economici devono completare le procedure per l’esecuzione dei provvedimenti giurisdizionali esecutivi comportanti il pagamento di somme.
Massime di principio
- Quando l’amministrazione esegue integralmente, nel corso del giudizio di ottemperanza, il provvedimento giurisdizionale azionato, il giudice deve dichiarare la sopravvenuta cessazione della materia del contendere, non essendo più attuale la domanda di esecuzione.
- La sopravvenuta esecuzione del giudicato dopo la notifica e il deposito del ricorso non esclude la condanna dell’amministrazione alle spese, che possono essere poste a suo carico secondo il criterio della soccombenza, poiché l’adempimento tardivo ha reso necessario il giudizio.
- Il giudizio di ottemperanza può essere promosso quando sia decorso il termine dilatorio previsto per l’esecuzione dei titoli esecutivi nei confronti delle amministrazioni statali e l’amministrazione sia rimasta inerte.
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