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Sentenza

Sentenza n. 1193/2026 - Salerno, Sezione 3

per l’annullamento, previa per l’annullamento, a) del decreto del 4 dicembre 2025 - prot. n. 0190808 - reso dallo Sportello Unico per l’Immigrazione di Salerno, recante la revoca del nulla osta a lavoro subordinato n. P- SAL/L/Q/2023/126433; b) del connesso e successivo decreto di revoca del richiamato nulla osta, adottato dallo Sportello Unico per l’Immigrazione di Salerno il 14.12.2025; c) del relativo preavviso di revoca del 3 dicembre 2025;

Giustizia amministrativa202600124

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il TAR ha preso atto della rituale rinuncia agli atti del giudizio e, non essendovi ragioni per proseguire l’esame della controversia, ha dichiarato estinto il processo. Le spese di lite sono state compensate tra le parti. È stato inoltre disposto l’oscuramento delle generalità del ricorrente e delle altre persone menzionate, in applicazione della disciplina sulla protezione dei dati personali.

TAR Campania - Salerno, Sez. IIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: revoca del nulla osta al lavoro subordinato, unitamente al preavviso di revoca

Esito

ESTINZIONE

Favorevole al resistente (prefettura)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente, giunto in Italia in forza di un nulla osta al lavoro subordinato rilasciato ai sensi dell’art. 22 del d.lgs. 286/1998, ha impugnato il preavviso e i successivi provvedimenti con cui lo Sportello Unico per l’Immigrazione di Salerno aveva revocato il nulla osta. Nel corso del giudizio, il ricorrente ha comunicato che la Prefettura gli aveva rilasciato un permesso di soggiorno per attesa occupazione e, per tale ragione, ha dichiarato di non avere più interesse alla prosecuzione del giudizio, rinunciando agli atti ai sensi degli artt. 35 e 84 c.p.a. Ha chiesto l’estinzione del processo con compensazione delle spese.

Norme richiamate

  • art. 22 d.lgs. 286/1998

    Il nulla osta al lavoro subordinato costituiva il presupposto dell’ingresso del ricorrente in Italia e degli atti successivamente impugnati; la sentenza non esamina nel merito la disciplina sostanziale della revoca.

  • art. 35 c.p.a.

    Richiamato quale fondamento processuale della declaratoria di estinzione conseguente alla rinuncia agli atti del giudizio.

  • art. 84 c.p.a.

    Richiamato quale disciplina della rinuncia al ricorso e agli atti del giudizio.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Ha giustificato l’oscuramento delle generalità del ricorrente e delle altre persone menzionate nel provvedimento.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamati, insieme all’art. 52 d.lgs. 196/2003, a tutela dei diritti e della dignità delle persone interessate mediante oscuramento dei dati personali.

Massime di principio

  • La rinuncia rituale agli atti del giudizio, quando sia accompagnata dalla sopravvenuta carenza di interesse alla decisione, comporta la declaratoria di estinzione del processo ai sensi della disciplina processuale amministrativa.
  • La sopravvenuta adozione di un provvedimento amministrativo favorevole al ricorrente può determinare il venir meno dell’interesse alla prosecuzione del giudizio avente a oggetto il precedente provvedimento sfavorevole; se il ricorrente rinuncia ritualmente agli atti, il giudice dichiara estinto il processo senza esaminare il merito.
  • In caso di estinzione del giudizio per rinuncia, le spese possono essere compensate quando il giudice ravvisi ragioni equitative, senza che ciò implichi una decisione sulla legittimità dell’atto impugnato.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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