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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9897/2025 del 11/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

De Rosa ha proposto istanza di rescissione del giudicato ai sensi dell'art. 629-bis cod. proc. pen. avverso la sentenza di condanna del 29/11/2022 divenuta irrevocabile il 17/12/2022, sostenendo di non aver avuto conoscenza del processo perché dopo l'avviso di chiusura delle indagini non avrebbe più ricevuto notizie sulla vocatio in ius. La Corte di appello aveva dichiarato inammissibile la richiesta per impossibilita di valutare la tempestivita, atteso che il proponente non aveva specificato quando e in quali circostanze fosse venuto a conoscenza della sentenza; il ricorrente ha dedotto che l'ordine di esecuzione non era stato notificato (verbale di vane ricerche del 20/03/2023), ma non ha indicato la data certa di effettiva conoscenza della sentenza.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso come manifestamente infondato, confermando che l'istante non ha assolto all'onere di allegazione di elementi specifici idonei a comprovare la tempestivita della domanda rispetto al momento di effettiva conoscenza della sentenza. È stata inoltre confermata la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e la condanna al versamento di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende per profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Norme richiamate

  • art. 629-bis cod. proc. pen.

    La norma disciplina la rescissione del giudicato e prevede il termine di 30 giorni dalla conoscenza della sentenza per proporre la richiesta; impone, a pena di inammissibilità, che il proponente indichi elementi idonei a dimostrare la tempestività della domanda rispetto al momento di effettiva conoscenza della sentenza.

  • art. 175 cod. proc. pen.

    Consente la restituzione in termini per chi dimostri che, per la complessità della vicenda o per altre ragioni, non abbia potuto esercitare efficacemente il diritto di impugnazione entro il termine ordinario; è l'ammissibile rimedio alternativo quando il termine ordinario si riveli in concreto insufficiente.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede le conseguenze processuali in caso di impugnazione inammissibile, tra cui la condanna alle spese processuali e la possibilità di imporre somme a favore della cassa delle ammende quando sussistano profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Massime di principio

  • La richiesta di rescissione del giudicato ex art. 629-bis richiede una tempestiva proposizione e il ricorrente ha l'onere di specificare e allegare elementi concreti che dimostrino quando e come è venuto a conoscenza della sentenza.
  • La mera affermazione di non aver ricevuto successivi atti esecutivi o di vane ricerche non è sufficiente di per sé a stabilire la mancata conoscenza della sentenza; occorre indicare la data o le circostanze specifiche della prima effettiva conoscenza.
  • Se il ricorrente non fornisce le allegazioni minime richieste, il giudice può dichiarare l'istanza inammissibile e irrogare conseguenze economiche (spese e ammenda) ove ricorrano profili di colpa.
  • Quando il termine ordinario risulta concretamente insufficiente per la complessità della vicenda, la via appropriata è la richiesta di restituzione in termini ex art. 175 cod. proc. pen., corredata da adeguata motivazione e prove della complessità o dell'impossibilità di impugnare nel termine ordinario.

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