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Cassazione Civile, Ordinanza n. 21082/2024 del 27/07/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (lavoratore)

La controversia

La controversia riguarda il canone dovuto per l'occupazione di un alloggio demaniale di servizio assegnato a un dipendente della Polizia di Stato. In primo grado erano stati dichiarati illegittimi i decreti prefettizi che avevano rideterminato in aumento, anche retroattivamente, il canone per un lungo periodo; il Tribunale aveva ritenuto applicabile la disciplina dell'equo canone e aveva dichiarato prescritti i canoni più risalenti. La Corte d'appello ha invece riformato la decisione, escludendo l'applicabilità dell'equo canone in ragione del rinvio dinamico dell'art. 23 l. 146/1998 alla l. 392/1978, ritenuta superata dalla l. 431/1998, e ha considerato l'alloggio di servizio non assimilabile a una locazione in senso proprio. Il ricorrente ha proposto tre motivi: (1) violazione della l. 146/1998 e della l. 431/1998, sostenendo che il rinvio dell'art. 23 fosse statico e che comunque la l. 431/1998 non fosse applicabile agli alloggi di servizio; (2) violazione dell'art. 14 l. 431/1998, perché la Corte d'appello avrebbe applicato il comma 4, che abroga l'equo canone, ma non il comma 5, che fa salve le norme previgenti per i contratti e i giudizi in corso; (3) omessa pronuncia su un fatto decisivo, cioè la sopravvenuta adozione, da parte della Prefettura, di decreti relativi ad altri alloggi del medesimo complesso, che secondo il ricorrente avrebbe dimostrato la volontà dell'amministrazione di ricomporre la questione applicando l'equo canone.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il primo motivo, ritenendo che l'art. 23 l. 146/1998 contenga un rinvio dinamico alla disciplina della l. 392/1978 e alle sue successive modificazioni, con conseguente applicabilità della l. 431/1998 e cessazione dell'efficacia dell'equo canone per gli alloggi di servizio. Ha invece accolto il secondo motivo, affermando che, pur venuta meno l'efficacia dell'art. 23, i rapporti in corso restano soggetti all'art. 14, comma 5, l. 431/1998, che sancisce l'ultrattività della disciplina previgente per i contratti e i giudizi pendenti; tale regola vale anche per la particolare fattispecie degli alloggi di servizio, fino a quando l'amministrazione non eserciti il potere di rideterminazione del canone. Il terzo motivo è stato dichiarato assorbito. La sentenza impugnata è stata quindi cassata in relazione al motivo accolto, con rinvio alla Corte d'appello di Roma in diversa composizione per nuovo esame e per le spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 23 l. 146/1998

    "A decorrere dal 1° gennaio 1994, il rapporto di locazione avente ad oggetto gli immobili del demanio e del patrimonio dello Stato destinati ad uso abitativo dei dipendenti pubblici è disciplinato dalla legge 27 luglio 1978, n. 392, e successive modificazioni"

    La disposizione opera un rinvio dinamico alla disciplina della legge sull'equo canone e alle successive modificazioni, non un rinvio statico cristallizzato alla sola versione vigente al 15 maggio 1998.

  • art. 14 l. 431/1998

    Il comma 4 abroga la disciplina dell'equo canone; il comma 5, invece, stabilisce l'ultrattività delle disposizioni previgenti per i contratti e i giudizi in corso alla data di entrata in vigore della legge, con applicazione anche alla fattispecie in esame.

  • art. 9, comma 3, l. 537/1993

    "a decorrere dal 1 gennaio 1994, il canone degli alloggi concessi in uso personale ai propri dipendenti [...] è aggiornato [...] sulla base dei prezzi praticati in regime di libero mercato [...] e comunque in misura non inferiore all'equo canone"

    La norma rappresenta il precedente quadro regolatorio degli alloggi di servizio e rileva nel sistema interpretativo richiamato dalla Corte per spiegare l'evoluzione della disciplina.

  • art. 11, comma 1, preleggi

    La Corte richiama il principio generale di irretroattività della legge nuova, coerente con l'ultrattività della disciplina previgente per i rapporti già in corso.

  • art. 353 c.p.c.

    Richiamato nel riepilogo processuale per la rimessione della causa al primo giudice dopo la declaratoria di giurisdizione del giudice ordinario.

  • art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.

    È il parametro processuale dedotto per i primi due motivi di ricorso, entrambi prospettati come violazioni di legge.

  • art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.

    È il parametro processuale dedotto per il terzo motivo, poi assorbito.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002

    La Corte esclude, per effetto dell'accoglimento del ricorso, il presupposto per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

Massime di principio

  • Quando una norma richiama un'altra fonte e le sue "successive modificazioni", il rinvio va qualificato come dinamico se dal tenore letterale, dalla finalità e dal sistema emerge l'intenzione di recepire anche le sopravvenienze normative.
  • Il rinvio dinamico alla disciplina dell'equo canone comporta l'adeguamento alla normativa successiva che ne abroghi o modifichi il contenuto, ma non esclude l'applicazione della disciplina transitoria prevista dalla legge sopravvenuta per i rapporti ancora in corso.
  • La regola dell'ultrattività delle norme previgenti, sancita per i contratti in corso e per i giudizi pendenti, si applica anche ai rapporti connessi alla concessione di alloggi di servizio, quando la fattispecie concreta presenti una continuità funzionale con il rapporto disciplinato dalla normativa locatizia richiamata.
  • Nel giudizio di legittimità, l'omessa considerazione di un fatto sopravvenuto può restare assorbita se la decisione viene cassata su una questione preliminare o dirimente che impone un nuovo esame della controversia.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniGiurisdizioneLocazione abitativaContratto preliminareCanone
RamiProcesso civileBancario e finanziarioImmobiliareContrattiObbligazioni
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicato

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