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Sentenza

Sentenza n. 100/2026 - Brescia, Sezione 1

Giustizia amministrativa202600002

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lombardia - Brescia, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: D.A.C.U.R. con divieto, per due anni e nella fascia oraria dalle 16:00 alle 6:00, di accesso e stazionamento nelle immediate vicinanze di tutti i pubblici esercizi del Comune di Castelcovati, salvo il mero transito

Esito

CESSATA MATERIA DEL CONTENDERE

Favorevole al ricorrente (destinatario D.A.C.U.R.)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il D.A.C.U.R. adottato dal Questore di Brescia ai sensi dell'art. 13-bis del d.l. 14/2017, chiedendone l'annullamento previa sospensione dell'efficacia. Il provvedimento era fondato su un episodio verificatosi nella tarda serata del 26 settembre 2025 presso un pubblico esercizio di Castelcovati: secondo la ricostruzione posta a base della misura, il ricorrente, in stato di alterazione psicofisica, avrebbe assunto un atteggiamento ostile verso le Forze dell'Ordine, rifiutato inizialmente di fornire le generalità, brandito una cintura come arma impropria, minacciato i militari e danneggiato l'interno della volante dopo esservi stato collocato. Per tali fatti era stato arrestato e deferito per resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento aggravato e rifiuto di indicazioni sulla propria identità personale. Dal testo della sentenza non risultano ulteriori motivi di ricorso specificamente esaminati nel merito.

La decisione

Nel corso del giudizio la Questura ha depositato una nota attestando di avere revocato, il 22 gennaio 2026, il D.A.C.U.R. impugnato, in ragione della sopravvenuta sentenza penale di assoluzione del ricorrente per i fatti posti a fondamento della misura. Il ricorrente ha chiesto la declaratoria della cessazione della materia del contendere, insistendo per la condanna alle spese in considerazione dell'erronea valutazione dei fatti compiuta nell'adozione dell'atto. Il TAR, decidendo con sentenza semplificata ai sensi dell'art. 60 c.p.a., ha dichiarato cessata la materia del contendere ai sensi dell'art. 34, comma 5, c.p.a., ritenendo integralmente soddisfatta la pretesa dal provvedimento favorevole sopravvenuto. Le spese sono state compensate per un quarto e poste per i restanti tre quarti a carico dell'Amministrazione in applicazione della soccombenza virtuale; l'importo complessivo è stato liquidato in euro 1.500, oltre oneri e accessori.

Norme richiamate

  • art. 13-bis d.l. 14/2017

    È la base normativa richiamata nel D.A.C.U.R. impugnato, ma la sentenza non esamina nel merito i presupposti sostanziali della misura.

  • art. 34, comma 5, c.p.a.

    La cessazione della materia del contendere è dichiarata quando il provvedimento sopravvenuto soddisfa integralmente la pretesa fatta valere in giudizio.

  • art. 60 c.p.a.

    Consente la definizione del giudizio con sentenza semplificata, previa audizione delle parti, in sede camerale.

  • art. 5 legge n. 287/1991

    Individua i pubblici esercizi ai quali si riferiva il divieto contenuto nel D.A.C.U.R.; la sentenza non ne interpreta direttamente la disciplina.

Massime di principio

  • La revoca integrale del provvedimento amministrativo impugnato, quando soddisfa pienamente la pretesa sostanziale dedotta in giudizio, comporta la cessazione della materia del contendere ai sensi dell'art. 34, comma 5, c.p.a.
  • Quando il giudizio si definisce per sopravvenuta soddisfazione della pretesa, la regolazione delle spese può essere effettuata sulla base della soccombenza virtuale, valutando quale sarebbe stato l'esito della controversia in assenza del provvedimento sopravvenuto.

Come è indicizzato

MaterieOrdine e sicurezza pubblicaEstinzione, perenzione e improcedibilitàSpese di lite
RamiAntimafia, sicurezza e ordine pubblicoProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

Testo integrale

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