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Sentenza

Sentenza n. 12376/2026 - Roma, Sezione 2B

per la condanna dell’Amministrazione, previo accertamento dell’illegittimità del silenzio – inadempimento serbato sull’istanza di rilascio del visto di ingresso per motivi di studio di tipo, inviata in data 21.10.2025, al riscontro della stessa;

Giustizia amministrativa202604363

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. II bisSentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio-inadempimento sull'istanza di rilascio del visto d'ingresso per motivi di studio

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha agito per l'accertamento dell'illegittimità del silenzio-inadempimento e per la condanna dell'Amministrazione a provvedere sull'istanza di visto d'ingresso per motivi di studio, presentata il 21 ottobre 2025. Il TAR, rilevata d'ufficio una possibile causa di inammissibilità e dato l'avviso ex art. 73 c.p.a., ha accertato che l'istanza era stata predisposta e depositata dal fratello del ricorrente senza delega, inoltrata mediante posta elettronica ordinaria anziché posta elettronica certificata, priva di firma digitale e contenente congiuntamente tre richieste eterogenee — rilascio del visto, inserimento in procedure di evacuazione e nulla osta all'uscita dalla Striscia di Gaza — che avrebbero dovuto essere presentate autonomamente. Il ricorrente ha quindi contestato il silenzio su un'istanza che, secondo il giudice, non era stata validamente proposta da lui.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per difetto di legittimazione ad agire. Il TAR ha ritenuto che la mancata valida presentazione dell'istanza impedisse di considerare validamente instaurato il rapporto sostanziale di diritto amministrativo tra il ricorrente e l'Amministrazione. In assenza di un'istanza validamente proposta dal diretto interessato, l'Amministrazione non era tenuta a provvedere e il ricorrente non poteva vantare, in relazione a quella specifica istanza, una posizione differenziata e qualificata di interesse legittimo; egli si poneva, rispetto alla richiesta, quale quisque de populo. Il Collegio ha richiamato Consiglio di Stato n. 8232/2021, secondo cui non è sufficiente allegare la titolarità dell'interesse legittimo, ma occorre dimostrarne effettivamente la sussistenza. Le spese di lite sono state integralmente compensate.

Norme richiamate

  • art. 73 c.p.a.

    Il giudice deve avvisare le parti della possibile rilevabilità d'ufficio di una causa di inammissibilità emersa dagli atti, consentendo il contraddittorio sulla questione.

Massime di principio

  • L'azione avverso il silenzio presuppone che il ricorrente abbia validamente presentato all'Amministrazione un'istanza idonea a instaurare il rapporto procedimentale e a far sorgere l'obbligo di provvedere.
  • La mancata valida presentazione dell'istanza da parte del diretto interessato, anche per assenza di delega del soggetto che l'abbia inoltrata, impedisce di riconoscere in capo al ricorrente una posizione differenziata e qualificata di interesse legittimo rispetto al silenzio dell'Amministrazione.
  • In assenza di un'istanza validamente proposta, l'Amministrazione non è tenuta a provvedere e il ricorso contro il silenzio è inammissibile per difetto di legittimazione ad agire; la mera astratta titolarità dell'interesse amministrativamente protetto non è sufficiente.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoLegittimazione e interesse a ricorrere
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneLegittimazione e interesse a ricorrerePartecipazione procedimentale

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