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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8352/2025 del 28/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La ricorrente impugnava la condanna per il reato di furto c.d. con strappo (art. 624-bis, comma 2, c.p.), sostenendo l'insussistenza degli elementi oggettivo e soggettivo del reato e l'errata qualificazione giuridica dei fatti. Contestava che i telefoni fossero stati sottratti con il fine di profitto: secondo la ricorrente l'impossessamento era avvenuto per percuotere la persona offesa (configurando piuttosto reati di lesioni, artt. 582 e 585 c.p.), che i telefoni erano stati restituiti immediatamente e quindi la sottrazione sarebbe stata solo momentanea. Denunciava altresì violazioni processuali per omessa rinnovazione della prova dichiarativa e mancata assunzione di testi oculari (art. 603 e art. 606 c.p.p.), e, in via subordinata, proponeva questione di legittimità costituzionale di art. 624-bis per violazione degli artt. 3 e 27 Cost., invocando la sentenza n.86/2024 della Corte Costituzionale in tema di rapina impropria.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondati, in via unitaria, i primi due motivi relativi alla qualificazione del fatto e alla mancata rinnovazione della prova dichiarativa. Pur richiamando il principio delle Sezioni Unite (sentenza n. 41570/2023) secondo cui il fine di profitto nel furto può essere anche non patrimoniale, la Cassazione ha rilevato che, nel caso concreto, dalle dichiarazioni della persona offesa non emergeva con chiarezza la sussistenza di una sottrazione effettiva dei cellulari per un tempo apprezzabile. Perciò, dall'aver ribaltato l'assoluzione senza rinnovare in appello la prova dichiarativa determinante, è derivata la nullità della decisione impugnata. La sentenza della Corte d'Appello è stata annullata e la causa rinviata per nuovo giudizio alla Corte d'Appello di Napoli. Le altre questioni sono risultate assorbite; la questione di legittimità costituzionale non è stata decisa dalla Corte di Cassazione nella sentenza impugnata.

Norme richiamate

  • art. 624-bis cod. pen.

    Norma incriminatrice del 'furto con strappo'. La Corte ha richiamato l'interpretazione delle Sezioni Unite secondo cui il dolo specifico può consistere anche nel perseguimento di un vantaggio non patrimoniale, ma ha precisato che l'applicazione di tale principio richiede l'accertamento concreto della sottrazione.

  • Sezioni Unite, sentenza n. 41570 del 25/05/2023

    Giurisprudenza di legittimità che estende la nozione di 'fine di profitto' nel furto a qualsiasi vantaggio, anche non patrimoniale. La Cassazione la richiama come parametro ma ne richiede l'applicazione solo se gli elementi fattuali della sottrazione siano provati.

  • art. 582 cod. pen.

    Delitto di lesioni: richiamato dalla ricorrente come possibile riconducibilità dell'azione (percosse) anziché furto.

  • art. 585 cod. pen.

    Aggravamento delle lesioni: citato dalla ricorrente in relazione alla remissione della querela per le condotte lesive.

  • art. 603, comma 3, cod. proc. pen.

    Norma sulla rinnovazione della prova dichiarativa: la Corte ha affermato che, di fronte al ribaltamento dell'esito assolutorio in sede d'appello, era necessaria la rinnovazione delle dichiarazioni essenziali per la ricostruzione del fatto.

  • art. 606, comma 1 e 3, cod. proc. pen.

    Norme sui motivi di impugnazione in Cassazione: la ricorrente denunciava mancata assunzione di prove decisive; la Cassazione ha valutato tali censure nell'ambito della necessità di rinnovazione probatoria in appello.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Limiti di ammissibilità del ricorso per cassazione: il ricorso è stato esaminato entro i limiti consentiti da questa disposizione.

  • art. 3 Cost.

    Richiamato nella questione di legittimità costituzionale (principio di uguaglianza); la Corte di Cassazione non si è pronunciata sul tema per assorbimento.

  • art. 27 Cost.

    Richiamato nella questione di legittimità costituzionale (finalità rieducativa della pena e proporzionalità); non valutato nel merito dalla Cassazione nella presente decisione.

  • Corte Costituzionale, sentenza n. 86 del 2024

    Precedente citato dalla ricorrente in tema di rapina impropria e rilevanza della lieve entità/diminutivi penali; menzionata a supporto della questione costituzionale ma non decisa dalla Cassazione nel presente giudizio.

Massime di principio

  • L'estensione del 'fine di profitto' a vantaggi non patrimoniali (Sezioni Unite 41570/2023) è vincolante ma richiede comunque la prova che si sia verificata una sottrazione apprezzabile del bene: non basta l'intenzione ipotetica.
  • Se in appello si modifica la qualificazione giuridica che aveva portato all'assoluzione in primo grado, è necessario procedere alla rinnovazione della prova dichiarativa essenziale (art. 603 c.p.p.), perché l'interpretazione delle dichiarazioni delle persone offese può essere decisiva.
  • Una presa temporanea e la restituzione immediata del bene possono rendere dubbia la configurabilità del furto; va valutata la durata e l'idoneità della sottrazione a recare pregiudizio patrimoniale.
  • La rinuncia alle prove dichiarative da parte delle parti non esclude che il giudice d'appello debba rinnovare o acquisire la prova necessaria quando l'esito del giudizio viene ribaltato rispetto al primo grado.
  • Le questioni di costituzionalità sollevate in via subordinata possono rimanere assorbite se il vizio decisivo è di natura procedurale o probatoria; pertanto, per far decidere la questione costituzionale è opportuno che il difensore presenti argomentazioni procedurali e sostanziali complete.
  • In ipotesi di condotte percosse/lesive con contestuale sottrazione di oggetti, il corretto inquadramento tra reati di lesione e furto richiede un esame preciso degli elementi materiali (impossessamento e durata) e del dolo specifico.

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