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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18148/2025 del 14/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza che aveva confermato la condanna per tentato omicidio e tentata rapina aggravata. Quattro censure principali: 1) identità contestata per modalità di identificazione ritenute suggestive (foto con indicazione della data) e discrepanza sulla capigliatura (dreadlocks); 2) errata qualificazione del fatto come tentato omicidio invece che come lesioni aggravate, per assenza del dolo e della concreta offensività; 3) difetto dell'elemento soggettivo della rapina, la presunta richiesta di denaro dalle vittime sarebbe inattendibile e contradditoria rispetto alla lingua usata; 4) insufficiente motivazione nel rigetto della richiesta di applicazione delle circostanze attenuanti generiche (assenza di precedenti, giovane età, emarginazione, barriera linguistica e smarrimento).

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto logica e congrua la motivazione dei giudici di merito: l'identificazione è stata valutata come attendibile sulla base delle dichiarazioni immediate delle vittime, della pronta individuazione del soggetto a breve distanza dal luogo del fatto, del comportamento furtivo dell'imputato alla vista delle forze dell'ordine e della presenza di macchie ematiche sui vestiti; l'elemento psicologico del tentato omicidio è stato desunto dalla pericolosità dell'arma (coccio di bottiglia), dalla sede della ferita (collo), dalla modalità e dalla profondità della lesione, e dalla prevedibile letalità dell'azione; la rapina è stata qualificata come tentata in ragione della stretta connessione temporale tra la violenza e la richiesta di denaro; il diniego delle attenuanti generiche è risultato motivato entro la discrezionalità del giudice di merito, in presenza di elementi ostativi (precedenti e mancata manifestazione di resipiscenza). Conseguentemente è stata confermata la condanna (nove anni di reclusione ridotti per il rito abbreviato) e inflitta la condanna alle spese processuali e alla rifusione delle spese civili della parte lesa.

Norme richiamate

  • art. 56 cod. pen.

    Richiamato insieme all'art. 575: la Corte ha valutato il dolo necessario per il tentato omicidio con criteri di prognosi ex post, desumendo l'animus necandi dalla pericolosità dell'azione e dall'idoneità dell'arma e della sede della lesione.

  • art. 575 cod. pen.

    Usato per inquadrare il reato (tentato omicidio) quando è presente il dolo diretto alternativo, desumibile dalle modalità e dalle conseguenze potenziali dell'aggressione.

  • art. 628 cod. pen.

    Applicato per qualificare la condotta come tentata rapina aggravata: la Corte ha ritenuto decisiva la stretta connessione temporale tra la violenza e la richiesta di denaro, indipendentemente da eventuali varianti linguistiche della richiesta.

  • art. 133 cod. pen.

    I criteri per le circostanze attenuanti generiche sono di competenza del giudice del merito; la Corte ha confermato che il giudice può basarsi su uno o pochi elementi ritenuti preponderanti e la valutazione è insindacabile in assenza di vizi logici.

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen.

    Limita il sindacato della Cassazione alla verifica della presenza di vizi della motivazione (mancanza, manifesta illogicità o contraddittorietà). Non è consentito riesaminare i fatti o rivalutare la credibilità delle prove salvo che sussistano vizi logici.

  • art. 616, comma 1, primo periodo, cod. proc. pen.

    art. 616, comma 1, primo periodo, cod. proc. pen.

    Norma richiamata per la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali in cassazione a seguito del rigetto del ricorso.

Massime di principio

  • Identificazione visiva: un'identificazione sospettata di essere suggestiva (es. foto con data) può essere ritenuta comunque affidabile se corroborata da elementi immediati e indipendenti quali le prime dichiarazioni delle vittime, il comportamento del sospetto al momento dell'arresto e riscontri materiali (es. tracce di sangue).
  • Dolo nell'atto violento: l'animus necandi può essere desunto ex post dalla pericolosità concreta dell'azione (arma utilizzata, sede della lesione, modalità e potenzialità letale), non è necessario che vi siano ammissioni esplicite dell'imputato.
  • Rapina vs lesioni: la qualificazione come rapina (anche tentata) richiede che la violenza sia posta in essere in vista di un profitto patrimoniale; la sequenza temporale stretta tra la violenza e la richiesta di denaro è elemento decisivo anche se vi sono dettagli apparentemente contraddittori (es. cambiamento di lingua).
  • Limiti del sindacato di legittimità: la Cassazione non è sede per riesaminare le valutazioni di fatto e la credibilità delle prove salvo vizi logici, contraddittorietà o manifesta illogicità nella motivazione; molte censure che chiedono una diversa valutazione probatoria sono inammissibili.
  • Circostanze attenuanti generiche: l'applicazione o il diniego è valutazione tipicamente discrezionale del giudice di merito e può fondarsi anche su un solo elemento ritenuto preponderante (es. mancanza di resipiscenza o precedenti) purché la motivazione non sia illogica.

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