Cassazione Penale, Sentenza n. 9042/2022 del 17/03/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Salerno che aveva confermato la custodia cautelare in carcere: 1) censura sulla mancanza di gravi indizi e sulla violazione dell'art.110 c.p. circa il concorso nella tentata estorsione del 30.5.2019 (Morello sarebbe estraneo al pestaggio e ai rapporti con gli esecutori); 2) contestazione dell'applicazione dell'aggravante ex art.74 d.P.R. 309/1990 riferita al numero dei partecipanti/uso personale; 3) dedotta insufficienza delle esigenze cautelari e mancata considerazione dell'adeguatezza di misure meno afflittive (era già sottoposto ad arresti domiciliari in altro procedimento e autorizzato a lavorare).
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sul primo motivo ha ritenuto che la doglianza si risolvesse in una diversa valutazione del merito degli indizi, senza dimostrare una manifesta illogicità della motivazione del Tribunale; il giudice di legittimità ha confermato che il compendio indiziario (ruolo stabile di fornitore, pretese di pagamento ripetute, aggressione del capogruppo a seguito del debito, legami tra esecutori e Morello) era idoneo a fondare la gravità indiziaria. Il secondo motivo è stato dichiarato inammissibile per difetto di interesse concreto: la rimozione dell'aggravante non avrebbe comunque mutato la sussistenza della misura cautelare. Il terzo motivo è stato respinto sottolineando la presunzione prevista dall'art.275, comma 3, c.p.p. per i reati associativi legati agli stupefacenti; la difesa non ha fornito elementi concreti per superare la presunzione e la sola precedente misura domiciliare con autorizzazione al lavoro non è risultata idonea a contrastare l'adeguatezza della custodia in carcere. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di Euro 3.000 alla Cassa delle Ammende ai sensi dell'art.616 c.p.p.
Norme richiamate
d.P.R. 309/1990, art. 74
Norma che disciplina il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti; la Corte ha ritenuto che il reato associativo rientri tra quelli per i quali opera la presunzione di sussistenza delle esigenze cautelari ex art.275 c.p.p.
d.P.R. 309/1990, art. 73
Norma sulle cessioni di sostanze stupefacenti; contestata per episodi di spaccio che hanno concorso a fondare il quadro indiziario.
Codice penale, art. 130
Riferimento normativo contenuto nell'imputazione (reati connessi all'uso/possesso/diversi profili penali), rilevante nel quadro complessivo dei fatti contestati.
Codice penale, art. 629
Norma sulla estorsione; applicata nella formulazione di reato tentato per il recupero del credito relativo alla fornitura di droga.
Codice penale, art. 56
Rinvio al concorso di persone nel reato (tentata estorsione come azione di più soggetti); considerato nel giudizio di gravità indiziaria.
Codice di procedura penale, art. 273
Definizione dei 'gravi indizi di colpevolezza'; la Corte ha ricordato che per la cautela sono sufficienti indizi tali da fondare una qualificata probabilità di colpevolezza, non la prova piena.
Codice di procedura penale, art. 275, comma 3
Prevede la presunzione di sussistenza delle esigenze cautelari per taluni reati (tra cui quelli associativi legati agli stupefacenti); la Corte ha sottolineato che spetta alla difesa fornire elementi concreti per superare tale presunzione.
Codice di procedura penale, art. 274
Criteri generali per l'applicazione delle misure cautelari; richiamata nella valutazione della prevalenza della presunzione di cui all'art.275
Codice penale, art. 110
Concorso di persone nel reato; il ricorrente deduceva vizio di applicazione ma la Corte ha ritenuto che non fosse dimostrata la violazione di legge in tal senso.
Disposizioni di attuazione c.p.p., art. 173
Limiti alla riproduzione dei motivi in cassazione (viene citato il riferimento alle modalità di impugnazione seguite dal ricorrente).
Codice di procedura penale, art. 616
Norma che disciplina la condanna alle spese processuali per inammissibilità del ricorso; applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese e alla somma in favore della Cassa delle Ammende.
Massime di principio
- Il ricorso per cassazione avverso misure cautelari è ammesso solo se denuncia violazione di norme di legge o manifesta illogicità della motivazione; deduzioni che mirano a una diversa valutazione del materiale indiziario sono di norma inammissibili.
- Per le ipotesi di reato associativo con stupefacenti (art.74 d.P.R. 309/1990) opera la presunzione di sussistenza delle esigenze cautelari ex art.275 c.p.p.: la difesa deve fornire elementi concreti e specifici per superare tale presunzione, non semplici allegazioni generiche.
- La gravità indiziaria ai sensi dell'art.273 c.p.p. richiede indizi consistenti ma non prova piena; il riesame e il sindacato della Cassazione si limitano a verificare la congruenza logica della motivazione e non la riconsiderazione approfondita del "peso" degli indizi.
- La sola esistenza di precedenti o di una precedente misura meno afflittiva (arresti domiciliari) e l'autorizzazione a lavorare non sono automaticamente idonei a dimostrare l'insussistenza delle esigenze cautelari per reati associativi più gravi; occorrono elementi che dimostrino concretamente l'assenza dei pericoli cautelari.
- La contestazione di aggravanti o circostanze oggettive deve essere sorretta da interesse concreto e da argomentazioni in grado di mostrare che la rimozione dell'aggravante avrebbe inciso sull'adeguatezza della misura cautelare.
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