Cassazione Penale, Sentenza n. 45197/2024 del 09/12/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso avverso la sentenza della Corte d'appello di Palermo del 01/07/2024 che lo condannava a mesi sei di arresto per inosservanza degli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale (art.75, comma 1, d.lgs. 159/2011), per essersi allontanato dall'abitazione tra le 21:00 e le 7:00 in più occasioni tra il 4 e il 26 dicembre 2019. Il ricorrente contestava la valutazione della recidiva e la quantificazione della pena, sostenendo che, considerata l'applicazione dell'art.99, comma 4 cod. pen., la pena sarebbe dovuta risultare in mesi quattro e giorni quindici di arresto.
La decisione
Il ricorso è rigettato. La Corte ha ritenuto che il Tribunale di Trapani avesse commesso errori: aveva erroneamente riconosciuto la circostanza aggravante della recidiva (inapplicabile alla contravvenzione) e aveva indicato un aumento incoerente della pena. La Corte d'appello ha escluso la recidiva e ha confermato la pena di mesi sei di arresto come pena base corretta antecedente all'erronea applicazione della recidiva, senza aggravare il ricorrente. Il ricorrente è condannato al pagamento delle spese del procedimento ai sensi dell'art.616 cod. proc. pen.
Norme richiamate
d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159, art.75, comma 1
Disciplina l'inosservanza degli obblighi connessi alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale; la violazione delle prescrizioni imposte costituisce fattispecie sanzionabile penalmente.
codice penale, art.99, quarto comma
Prevede gli effetti della recidiva come circostanza aggravante; nel caso esaminato la Corte ha ritenuto tale circostanza non applicabile alla fattispecie contravvenzionale oggetto del giudizio.
codice penale, art.133
Stabilisce le regole per la determinazione della pena nel suo ammontare entro i limiti edittali e per l'applicazione delle circostanze; la sentenza richiama l'obbligo di calcolo corretto delle maggiorazioni e diminuzioni della pena.
codice di procedura penale, art.616
Consente la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento in caso di rigetto del ricorso.
Massime di principio
- La recidiva prevista dall'art.99 cod. pen. non è automaticamente applicabile alle contravvenzioni; il giudice deve verificare la compatibilità normativa prima di considerarla aggravante.
- Se il giudice di primo grado applica erroneamente un'aggravante e compie anche errori nel calcolo dell'aumento, la Corte d'appello può rimuovere l'aggravante e ricostruire la pena base senza aumentare il trattamento sanzionatorio a danno dell'imputato.
- La determinazione finale della pena deve rispettare le percentuali di aumento o diminuzione previste dalla legge e le regole dell'art.133 cod. pen.; errori aritmetici o di applicazione delle percentuali legittimano la revisione in appello.
- Il rigetto del ricorso comporta normalmente la condanna al pagamento delle spese processuali a carico del ricorrente, salvo diverse decisioni del giudice (art.616 c.p.p.).
- In presenza di condotte reiterate il giudice di merito può giustificare l'allontanamento dal minimo edittale, ma deve motivare chiaramente la scelta in relazione alla gravità e continuità delle violazioni.
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