Cassazione Penale, Sentenza n. 03352/2026 del 28/01/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'Appello di Napoli del 22/11/2024 che aveva riformato la sentenza di condanna del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (24/02/2023) e aveva assolto gli imputati dal reato di estorsione perché il fatto non sussisteva. I fatti contestati riguardavano l'obbligo imposto alla dipendente Margherita Ciotta, assunta nel 2001, di restituire mensilmente parte della retribuzione effettivamente percepita (tra 400 e 600 euro su una retribuzione di 1.500/1.700 euro), con conseguente decurtazione della retribuzione e minacce di licenziamento. La Corte d'Appello aveva ritenuto che si fosse trattato di un accordo preliminare sull'entità della retribuzione (circa 1.100 euro) e che la restituzione dell'eccedenza rispetto a quanto pattuito non comportasse misure peggiorative rispetto al momento dell'assunzione, richiamando orientamenti giurisprudenziali che escludono il reato quando la rinuncia retributiva sia stata prospettata al momento dell'assunzione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore Generale, ritenendo che la sentenza della Corte d'Appello si fosse basata su un orientamento giurisprudenziale non applicabile al caso di specie e, soprattutto, non avesse confutato la ricostruzione probatoria del Tribunale di primo grado. La Suprema Corte ha rilevato che il Tribunale aveva dato conto di dichiarazioni attendibili della persona offesa (mancata corresponsione di tredicesima/quattordicesima, lavoro durante maternità, rimostranze e minacce di licenziamento) e che la Corte di Appello non ha spiegato le ragioni per discostarsi da tale ricostruzione. La Corte di Cassazione ha inoltre richiamato la giurisprudenza secondo cui l'imposizione, mediante minaccia di licenziamento o mancata retribuzione, di condizioni retributive inferiori rispetto a quanto risultante in busta paga integra gli elementi dell'estorsione (minaccia, profitto ingiusto e danno per la vittima). Conclusione: annullamento della sentenza impugnata con rinvio per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte d'Appello di Napoli; rimessione della valutazione delle spese della parte civile.
Norme richiamate
Giurisprudenza Corte di Cassazione, Sez. 2, n. 7128 del 10/11/2023 (Bonafede)
la prospettazione da parte del datore di lavoro agli aspiranti dipendenti, al momento dell'assunzione e quindi prima che si sia instaurato un rapporto di lavoro, dell'alternativa tra la rinunzia, anche parziale, alla retribuzione formalmente concordata o ad altre prestazioni e la perdita dell'opportunità di lavoro, difetta in primo luogo del requisito della minaccia, non sussistendo prima della conclusione dell'accordo un diritto dell'aspirante lavoratore ad esser assunto a determinate condizioni
secondo questo orientamento, quando l'accordo che porta alla rinuncia retributiva è prospettato prima dell'instaurazione del rapporto (fase dell'assunzione), può mancare l'elemento della minaccia e il danno rispetto alla situazione di disoccupazione; pertanto la fattispecie potrebbe non integrare l'estorsione
Giurisprudenza Corte di Cassazione, Sez. 6, n. 6620 del 03/12/2021 (Giovinazzo)
richiamata dalla sentenza di appello come parte dell'orientamento che limita l'applicazione dell'art. 629 c.p. nei casi di prospettazione pre-assuntiva di rinuncia retributiva
Giurisprudenza Corte di Cassazione, Sez. 2, n. 21789 del 04/10/2018 (Roscino)
deve invece ritenersi sussistente il reato nel caso in cui il datore di lavoro, nella fase esecutiva del contratto, corrisponda ai lavoratori, sotto minaccia della perdita del posto di lavoro, uno stipendio ridotto rispetto a quanto risultante in busta paga, essendo in tal caso evidente il danno recato ai predetti
orientamento che individua come estorsiva la condotta che, durante l'esecuzione del rapporto, impone retribuzioni inferiori rispetto a quanto formalmente dichiarato, con minaccia di licenziamento
Giurisprudenza Corte di Cassazione, Sez. 2, n. 11123 del 18/01/2024 (Amideo)
richiama l'esistenza di orientamenti non univoci on tema; la sentenza invocata nel ricorso sottolinea che vi sono decisioni contrastanti sulla configurabilità del reato in fase pre-assuntiva
Giurisprudenza Corte di Cassazione, Sez. 2, n. 14931 del 26/06/2025 (Mulas)
secondo la menzione nella sentenza impugnata, questo orientamento (cui il Collegio aderisce) ritiene che l'imposizione di una retribuzione inferiore a quella risultante in busta paga mediante la minaccia di licenziamento integri gli elementi dell'estorsione (minaccia, profitto ingiusto, danno per il lavoratore)
la fattispecie analizzata viene valutata alla luce degli elementi tipici dell'estorsione: minaccia (es. licenziamento o mancata retribuzione), profitto ingiusto per l'autore e danno per la vittima; la Corte evidenzia che la simulazione di una retribuzione formale superiore (busta paga) combinata con la reale corresponsione inferiore e la minaccia integra gli elementi del reato
Massime di principio
- Se la riduzione retributiva è imposta dopo l'instaurazione del rapporto di lavoro, mediante minaccia di licenziamento o mancata retribuzione, la condotta può integrare il reato di estorsione: sono richiesti gli elementi della minaccia, del profitto ingiusto e del danno per il lavoratore
- La prospettazione, prima dell'assunzione, di condizioni retributive più sfavorevoli rispetto a quanto formalmente indicato può essere valutata diversamente secondo orientamenti giurisprudenziali: talvolta non si considera estorsione se la rinuncia è anteriore al rapporto, ma la valutazione è fattuale e non univoca
- La simulazione di una retribuzione più alta in busta paga, con conseguente obbligo di restituire l'eccedenza percepita e connessi obblighi fiscali a carico del lavoratore, costituisce elemento probatorio rilevante per dimostrare profitto ingiusto e danno
- Il giudice d'appello che intenda discostarsi dalla ricostruzione probatoria del giudice di primo grado ha l'obbligo di motivare specificamente le ragioni del diverso apprezzamento e di confutare i principali argomenti della motivazione anteriore; la mancata confutazione legittima l'annullamento per vizio motivazionale
- In casi simili è essenziale documentare: a) dichiarazioni della vittima e loro attendibilità; b) congruenze/incongruenze tra buste paga e pagamenti effettivi; c) prove di minacce o pressioni (testimonianze, comunicazioni); d) periodicità e entità delle restituzioni imposte
- Quando sussistono prove di minacce e di una prassi consolidata di restituzione di retribuzioni formali, l'azione penale per estorsione è percorribile anche se parte della giurisprudenza ammette interpretazioni più favorevoli al datore se l'accordo risale al momento dell'assunzione
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