Cassazione Penale, Sentenza n. 03329/2026 del 28/01/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Domanda di riparazione per ingiusta custodia in carcere dal 2 novembre 2016 all'8 marzo 2019, dopo arresto e successiva assoluzione (per non aver commesso il fatto) in appello irrevocabile il 19 novembre 2020. La custodia era stata disposta per gravi indizi relativi a un omicidio e altri reati; la Corte di appello aveva negato la riparazione ritenendo sussistente la colpa grave ex art. 314 c.p.p., basandosi soprattutto sull'irreperibilità del ricorrente nelle ore successive al fatto e su dichiarazioni concordi di tre collaboratori di giustizia.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendo che la Corte di appello avesse indebitamente valorizzato fatti che la sentenza di assoluzione aveva invece ritenuto non provati (in particolare le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia) e non avesse dimostrato che l'irreperibilità fosse stata posta dall'imputato con l'intento di indurre in errore l'autorità. Ha annullato l'ordinanza impugnata e rinviato per nuovo giudizio alla Corte di appello di Catanzaro.
Norme richiamate
art. 314 cod. proc. pen.
Il diniego della riparazione può fondarsi sulla sussistenza di dolo o di colpa grave del beneficiario, intendendosi per tale una condotta che abbia concorso, anche soltanto in parte, ad ingannare l'autorità giudiziaria circa i presupposti della misura cautelare; tale responsabilità non può però essere desunta da fatti che la sentenza di assoluzione abbia ritenuto non sussistenti o non sufficientemente provati.
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
Norma invocata a fondamento dei motivi di impugnazione in materia di riparazione; disciplinando i termini e i motivi rilevanti per il ricorso, consente di dedurre violazione di legge e vizio di motivazione nella decisione sulla riparazione.
art. 575, 576, art. 61 n.2 cod. pen. e norme connesse
Citati come capi di imputazione originari che giustificarono la misura cautelare; la sentenza di Cassazione non ha reinterpretato queste norme, le menziona solo come sfondo fattuale.
Massime di principio
- Il giudice della riparazione è autonomo rispetto al giudizio penale di cognizione ma non può rimettere in discussione accertamenti di fatto definitivamente esclusi dalla sentenza di assoluzione; non si possono usare per negare la riparazione fatti che il giudice penale ha ritenuto non provati.
- La riparazione può essere esclusa solo se è provato il dolo o la colpa grave del beneficiario, ossia una condotta finalizzata ad indurre in errore l'autorità; comportamenti come l'irreperibilità o la fuga non escludono automaticamente l'indennizzo se non è dimostrato tale intento.
- Le dichiarazioni di collaboratori di giustizia valutate dal giudice penale come generiche o non riscontrate non devono essere valorizzate dal giudice della riparazione per fondare il diniego dell'indennizzo.
- Per escludere la riparazione è necessaria una valutazione che stabilisca il nesso sinergico tra la condotta del richiedente e la decisione di applicare o mantenere la misura cautelare; occorre motivazione specifica su come la condotta abbia effettivamente influito sulla scelta cautelare.
- In sede di riparazione il giudice può considerare fatti 'accertati o non negati' nel processo penale, ma deve rispettare i limiti imposti dagli accertamenti definitivi e motivare con precisione eventuali divergenze.
Testo integrale
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