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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30710/2023 del 14/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato perché la motivazione del provvedimento impugnato è inesistente: il GIP non ha dato conto della permanenza delle esigenze probatorie che avevano giustificato il sequestro e non ha considerato le ragioni esposte dal ricorrente. L'ordinanza è stata annullata e la causa rinviata per nuovo giudizio al Tribunale di Roma, ai sensi dell'art. 324, comma 5, c.p.p. (sentenza a motivazione semplificata).

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 07/10/2022 con cui il GIP ha respinto l'opposizione di Ricciardi avverso il rigetto dell'istanza di restituzione di euro 25.090,00 soggetti a sequestro probatorio disposto il 13/12/2016 nell'ambito di indagini per il reato di cui all'art. 8 del D.L.vo n.74/2000. Il ricorrente ha dedotto (1) che il GIP ha deciso senza conoscere l'originaria istanza di dissequestro e la documentazione ad essa allegata non trasmessa dal PM; (2) che la motivazione del mantenimento del sequestro è apparente e non considera che le indagini si sono concluse, che è stato notificato l'avviso di cui all'art. 415-bis c.p.p. e che il ricorrente ha dimostrato la non pertinenza del denaro agli addebiti; (3) che il GIP ha motivato il provvedimento unicamente con il presupposto del rinvio a giudizio.

Norme richiamate

  • D.L.vo n.74 del 2000, art. 8

    Norma richiamata quale titolo di imputazione originario (reato fiscale) a fondamento del sequestro probatorio; la decisione di legittimità non approfondisce la disciplina sostanziale ma prende atto della contestazione originaria.

  • art. 415-bis c.p.p.

    Richiamato nel ricorso quale elemento fattuale che attesta la chiusura delle indagini e la posizione dell'imputato; la Corte rileva che, in presenza di attività istruttoria conclusa e di atti che riducono le esigenze probatorie, il mantenimento del sequestro richiede motivazione adeguata.

  • art. 324, comma 5, c.p.p.

    Norma processuale richiamata per individuare la competenza del giudice cui rinviare la causa per nuovo giudizio dopo annullamento dell'ordinanza impugnata.

Massime di principio

  • Il provvedimento di mantenimento del sequestro probatorio deve contenere una motivazione specifica e attuale sulle concrete esigenze probatorie che ne giustificano la persistenza; la mera pendenza del giudizio o il rinvio a giudizio non costituiscono di per sé motivazione sufficiente.
  • Il giudice che decide sull'opposizione a provvedimenti cautelari deve tener conto delle istanze difensive originarie e della documentazione a corredo; l'omessa considerazione delle deduzioni difensive può rendere la motivazione carente e determinare l'annullamento.
  • Quando le indagini sono sostanzialmente concluse (es. notificato avviso ex art. 415-bis c.p.p.) e l'interessato fornisce elementi di non pertinenza degli oggetti sequestrati, il bilanciamento tra esigenza probatoria e diritto alla restituzione impone una valutazione approfondita e motivata della necessità del vincolo.
  • In caso di motivazione insufficiente il rimedio è l'annullamento e il rinvio per nuovo esame, non l'automatico dissequestro: la Corte di merito deve riesaminare i fatti e le argomentazioni sotto un profilo motivazionale adeguato.
  • Il pubblico ministero deve trasmettere al giudice tutte le istanze e la documentazione rilevante; l'assenza di tale materiale può compromettere la correttezza del giudizio e la completezza della motivazione.

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