Cassazione Penale, Sentenza n. 34326/2023 del 03/08/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Reggio Calabria (sezione riesame) che aveva annullato il provvedimento del GIP applicativo degli arresti domiciliari a carico di Giovanni Madafferi. Il PM censurava la decisione sostenendo che dalle conversazioni intercettate emergerebbe la disponibilità dell'indagato a redigere una falsa attestazione destinata all'autorità giudiziaria, funzionale all'ottenimento dell'affidamento in prova di un soggetto riconducibile alle locali cosche mafiose.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso del Pubblico Ministero inammissibile per difetto di interesse. Il Collegio ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse motivatamente escluso la gravità indiziaria atteso che mancavano elementi minimi quali la dichiarazione di disponibilità all'accoglienza nella struttura gestita dal sacerdote e l'identificazione del soggetto o del procedimento in cui la certificazione sarebbe stata prodotta; inoltre era plausibile, in assenza di riscontri contrari, la versione difensiva circa la destinazione dei 300 euro. La Corte ha altresì osservato che il ricorso del PM si limitava a contestare la gravità indiziaria senza fornire elementi idonei a dimostrare l'attualità dell'interesse al ripristino della misura cautelare o la sussistenza delle esigenze cautelari.
Norme richiamate
art. 110 cod. pen.
Richiamato per configurare il concorso di persone nel reato contestato (concorso materiale tra più soggetti).
art. 374-bis cod. pen.
Norma incriminatrice del delitto di false dichiarazioni o attestazioni in atti destinati all'autorità giudiziaria; la Corte segnala che per la misura cautelare occorreva dimostrare la funzionalità probatoria del documento falsificato e la sua falsità ideologica rispetto alla situazione reale.
art. 275, comma 3, cod. proc. pen.
Richiamato come ipotesi in cui può sussistere una presunzione che renda implicite le ragioni dell'attualità delle esigenze cautelari; nella fattispecie tale presunzione non era applicabile.
art. 23, commi 8 e 9, d.l. n. 137/2020
Norme procedurali che hanno consentito la trattazione del ricorso senza l'intervento delle parti; richiamate per la regolarità del procedimento di trattazione.
Giurisprudenza (Sez. 6, n. 46129 del 25/11/2021; Sez. 6, n. 12228 del 30/10/2018; Sez. 3, n. 13284 del 25/2/2021)
Principio consolidato che il ricorso del Pubblico Ministero contro decisioni che escludono la gravità indiziaria è inammissibile per difetto di interesse se non dimostra l'attualità e la concretezza dell'interesse al ripristino della misura cautelare; il PM deve fornire elementi idonei a sostenere tale attualità.
Massime di principio
- Le conversazioni intercettate, anche se coinvolgono soggetti di mafia, possono essere insufficienti da sole a fondare la gravità indiziaria se non sono accompagnate da elementi concreti (es. documento falso, identificazione del destinatario o del procedimento in cui sarebbe stato prodotto).
- Quando l'ordinanza di merito esclude pregiudizialmente la gravità indiziaria e non affronta le esigenze cautelari, il Pubblico Ministero che impugna deve dimostrare non solo l'erroneità della valutazione indiziaria, ma anche l'attualità del proprio interesse al ripristino della misura (cioè fornire elementi che giustifichino le esigenze cautelari).
- La plausibilità di una spiegazione alternativa fornita dalla difesa (es. somme versate per polizza assicurativa) può incidere significativamente sulla valutazione dell'idoneità probatoria e sulla sussistenza della falsità ideologica, se non viene confutata da riscontri oggettivi.
- Per richiedere o ottenere misure cautelari basate su falsità di documenti destinati all'autorità giudiziaria, è essenziale dimostrare tanto la funzionalità probatoria del documento rispetto allo scopo illecito perseguito quanto la sua falsità rispetto alla realtà.
- In fase di impugnazione, il PM deve costruire il ricorso in modo integrale: contestare la motivazione del giudice di merito e apportare prove o argomentazioni sull'attualità delle esigenze cautelari; altrimenti il ricorso rischia di essere dichiarato inammissibile per difetto di interesse.
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