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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4832/2023 del 03/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza d'appello che aveva confermato la condanna per i reati indicati (art. 648 c.p. e art. 55 comma 9 D.lvo 231/2001, oggi art. 493-ter c.p.), deducendo violazione di legge e vizio di motivazione perché la Corte d'Appello aveva disposto e poi revocato la rinnovazione dell'istruttoria per l'escussione della persona offesa Marzia Montalto senza aver svolto attività di reperimento del teste, violando il diritto al contraddittorio, la presunzione di innocenza e il principio di giudizio "oltre ogni ragionevole dubbio"; richiamava norme processuali e principi costituzionali e sovranazionali (artt. 191, 192, 526 co.1-bis, 512, 512-bis c.p.p., art. 111 Cost., art. 6 CEDU e disposizioni della Carta dei diritti dell'UE).

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte di Cassazione ha ritenuto legittima la revoca dell'ordinanza di rinnovazione del dibattimento in quanto la persona offesa risultava irreperibile (trasferita in Germania) e la Corte territoriale aveva adeguatamente motivato la valutazione delle prove, in particolare il duplice riconoscimento dell'imputato da parte della vittima e gli elementi di riscontro. La Cassazione ha richiamato il principio per cui la valutazione di rilevanza e attendibilità delle prove spetta ai giudici di merito e può essere sindacata in sede di legittimità solo se illogica o apodittica. Ha inoltre chiarito il significato del parametro "oltre ogni ragionevole dubbio" come conferma del principio della certezza processuale e ha escluso l'insussistenza del vizio di motivazione. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 648 c.p.

    Norma sostanziale richiamata come capo di imputazione; la sentenza d'appello ha confermato la condanna per il reato previsto da questa norma.

  • art. 55 comma 9 D.lvo 231/2001 (oggi art. 493-ter c.p.)

    Norma richiamata come capo di imputazione originario, con nota che la fattispecie è oggi ricompresa nell'art. 493-ter c.p.; la sentenza conferma la condanna anche su questo capo.

  • artt. 191, 192 c.p.p.

    Norme relative alla prova testimoniale e all'acquisizione delle dichiarazioni: richiamate nella doglianza del ricorrente ma la Corte ha ritenuto che la mancata escussione del teste ammesso non costituisca di per sé violazione.

  • art. 526 comma 1-bis, 512, 512-bis c.p.p.

    Norme procedurali richiamate in motivo di ricorso in relazione a rinnovazione istruttoria e svolgimento del dibattimento; la Corte ha ritenuto legittima la revoca dell'ordinanza di rinnovazione da parte del giudice di merito.

  • art. 178 c.p.p.

    Richiamato nel testo giurisprudenziale citato: la Corte afferma che la revoca di ordinanze ammissive di prove è possibile e la mancata escussione non comporta automaticamente violazione dell'art.178 c.p.p.

  • art. 533 c.p.p.

    "oltre ogni ragionevole dubbio"

    La Corte spiega che l'espressione ha funzione descrittiva del principio della presunzione di innocenza: la condanna è possibile solo se la prova esclude ogni altra eventualità che non sia meramente remota; il parametro non amplia il sindacato della Cassazione sulla motivazione ma ribadisce il contenuto costituzionale dell'onere probatorio.

  • art. 530 c.p.p. comma 2

    Richiamato per sottolineare che il precedente codice già prevedeva il proscioglimento in presenza di dubbio ragionevole; usato per argomentare la continuità del principio probatorio.

  • art. 111 Cost., art. 6 CEDU, artt. 47 e 48 Carta dei diritti dell'Unione Europea

    Principi costituzionali e sovranazionali invocati dalla difesa (giusto processo, diritto al contraddittorio, presunzione di innocenza); la Corte ha ritenuto che tali principi non fossero violati alla luce della motivazione e delle circostanze (irreperibilità della persona offesa, valutazione probatoria adeguatamente motivata).

Massime di principio

  • La revoca di un'ordinanza che ammette la rinnovazione del dibattimento è consentita: la mancata escussione di un teste ammesso non implica automaticamente vizio di legge se il giudice di merito ritiene sufficienti le prove già acquisite.
  • La valutazione di rilevanza e attendibilità delle fonti di prova spetta ai giudici di merito e la Cassazione la verifica solo sotto il profilo della congruità e logicità della motivazione; decisioni non apodittiche e coerenti non sono sindacabili.
  • Il parametro "oltre ogni ragionevole dubbio" riflette il principio costituzionale della presunzione di innocenza: la condanna richiede la certezza processuale che escluda solo eventualità meramente remote, non ogni possibile dubbio teorico.
  • L'irreperibilità di un teste (es. trasferimento all'estero) può giustificare la mancata escussione e la conseguente revoca dell'ordinanza di rinnovazione, salvo che la difesa dimostri che la mancata escussione ha effettivamente pregiudicato il contraddittorio in modo insuperabile.
  • Per contestare con successo la valutazione probatoria in cassazione la difesa deve indicare alternative logiche e fondate su elementi di prova acquisiti; mere ipotesi congetturali non sono sufficienti a determinare l'annullamento.
  • Il giudice d'appello non è obbligato ad analizzare dettagliatamente ogni singola deduzione difensiva se con una valutazione complessiva spiega in modo logico le ragioni del proprio convincimento; deduzioni incompatibili con la decisione si ritengono implicitamente respinte.

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