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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33027/2024 del 22/08/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso articolato in cinque motivi: (1) vizio di motivazione e violazione di legge quanto alla sussistenza di gravi indizi per il delitto di associazione di stampo mafioso (art. 416-bis cod. pen.), contestando la valorizzazione della precedente condanna del Sinagra quale indice di persistenza dell'affiliazione; (2) mancata prova di atti riconducibili a ruolo apicale nonostante la gran parte degli elementi risalirebbero al 2016/inizio 2017 e l'iscrizione nel registro ex art. 335 cod. proc. pen. risalirebbe solo al 2023; (3) criticità sull'efficacia probatoria delle fonti dichiarative (dichiarazioni di collaboratori e chiamanti in correità) e sulle intercettazioni, contestandone la vaghezza, la mancata contestualizzazione temporale e l'assenza di riscontri esterni; (4) inesistenza di elementi idonei a provare il ruolo apicale del ricorrente all'interno dell'associazione; (5) insufficienza della motivazione circa le esigenze cautelari e l'attualità della pericolosità, alla luce dell'estensione temporale delle indagini e della presunta inconsistenza degli indizi.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale del riesame conforme ai canoni della logica e del diritto, valorizzando: la condanna definitiva del Sinagra del 2006-2007 come elemento non automaticamente sopravvenuto dalla partecipazione; gli esiti di prolungata attività d'indagine (intercettazioni ambientali e telefoniche, incontri documentati nel 2016-2017); le dichiarazioni di collaboratori e altre fonti, nonché una nota di polizia giudiziaria del 16/12/2022 che ha fornito ulteriori riscontri su estorsioni recenti. La Corte ha richiamato l'orientamento delle Sezioni Unite secondo cui, pur non essendo sufficiente il mero status, è sufficiente un apporto concreto, anche minimo, valutato nella sua rilevanza concreta nella fase cautelare. Ha altresì affermato la rilevanza del cosiddetto "tempo silente" e che l'iscrizione al registro ex art. 335 nel 2023 non compromette la coerenza della motivazione. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato alle spese ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen. (associazione di tipo mafioso)

    La Corte richiama che non è sufficiente il mero status di affiliato; è necessario l'apporto concreto e riconoscibile alla vita dell'associazione, valutato secondo la rilevanza concreta e in base agli standard della fase cautelare. La persistenza della partecipazione può desumersi anche da elementi pregressi in assenza di prova di dissociazione.

  • art. 335 cod. proc. pen.

    L'iscrizione della notizia di reato nel registro ex art. 335 non è decisiva sul piano della valutazione della continuità delle condotte; il ritardo nell'iscrizione può trovare spiegazione nell'ampiezza delle indagini e nell'emergere di elementi recenti (cfr. nota di polizia giudiziaria del 16/12/2022).

  • art. 273 cod. proc. pen.

    L'incontro o il contatto tra soggetti sottoposti a indagine non assume di per sé valore probatorio assoluto; il suo rilievo va valutato nel contesto e in base al contenuto concreto delle conversazioni.

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Regole generali sulla utilizzabilità delle fonti dichiarative e delle chiamate in correità: le dichiarazioni richiedono, per la loro credibilità, riscontri esterni ove necessario, ma possono integrare il quadro indiziario se contestualizzate e corroborate.

  • art. 275, comma 3, cod. proc. pen.

    La Corte conferma l'ammissibilità e la rilevanza del "tempo silente" nella valutazione delle esigenze cautelari: periodi di apparente inattività non escludono la persistenza della pericolosità quando emergono elementi successivi che la documentano.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per la condanna alle spese del ricorrente a seguito del rigetto del ricorso.

Massime di principio

  • La persistenza della partecipazione ad associazione mafiosa può essere desunta anche da condanne pregresse e da elementi successivi di indagine; la difesa deve provare la dissociazione per contrastare tale presunzione.
  • In fase cautelare non è richiesta la dimostrazione definitiva dei reati-fine: è sufficiente un quadro indiziario grave, unito a elementi concreti (intercettazioni, dichiarazioni, note operative) che, valutati nella loro rilevanza concreta, giustifichino la misura.
  • Le dichiarazioni dei collaboratori e dei chiamanti in correità richiedono valutazione critica e, quando necessario, riscontri estrinseci; tuttavia, se corroborate da intercettazioni e indagini successive, possono concorrere a formare gravità indiziaria.
  • I contatti e gli incontri tra indagati assumono valore probatorio se il loro contenuto o il loro contesto sono significativi e valutati insieme ad altri elementi: la mera frequentazione non è sufficiente di per sé.
  • Il cosiddetto "tempo silente" non annulla la valutazione cautelare: la comparsa di elementi investigativi successivi può giustificare la conferma della custodia cautelare anche dopo periodi di apparente inattività.
  • Il sindacato della Corte di legittimità sulle misure cautelari è limitato al controllo della logica e dell'adeguatezza motivazionale: non è consentito un rinnovato apprezzamento pieno delle prove già valutate dal giudice del merito.

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