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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39697/2024 del 29/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza d'appello che ha confermato o rideterminato condanne per reati tra cui estorsione, associazione finalizzata al narcotraffico, detenzione e porto d'armi, lesioni e omicidio. Più specificamente: Basile censura la mancata verifica motivazionale nel patteggiamento in appello e la presunta illegittima applicazione della recidiva; Borrelli contesta l'applicazione dell'aggravante di cui all'art. 416-bis (modalita' mafiosa) per le lesioni e reati connessi; Pasquale Di Buono contesta la prova dell'estorsione (capo 9) e la fondatezza delle intercettazioni a supporto della cessione di stupefacente (capo 31); Pasquale Di Buono e Nuzzo contestano la qualificazione giuridica del fatto (estorsione vs violenza privata/truffa) e fanno osservazioni su accordi e ruoli; Soriano contesta la carenza motivazionale della sentenza, nonostante il patteggiamento in appello; Vincenzo Di Buono impugna in particolare l'affidamento esclusivo (secondo lui) sulle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, la premeditazione per l'omicidio e la negazione delle attenuanti generiche e della dosimetria della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di Massimiliano Basile e di Esposito Rosario Soriano (con condanna al pagamento delle spese e di 3.000 euro ciascuno alla Cassa delle ammende) e ha dichiarato inammissibile anche il ricorso di Vincenzo Borrelli. I ricorsi degli altri imputati (Pasquale Di Buono, Massimo Nuzzo e Vincenzo Di Buono) sono stati ritenuti infondati e pertanto respinti. Di conseguenza sono confermate nella sostanza le decisioni di merito: rideterminazioni di pena per Basile e Soriano ai sensi dell'art. 599-bis; conferme delle condanne per Borrelli, Pasquale Di Buono, Nuzzo; conferma dell'ergastolo a carico di Vincenzo Di Buono per omicidio e reati connessi. La Corte ha ribadito la validita' probatoria delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, la congruita' delle intercettazioni e la legittima qualificazione giuridica dei fatti (estorsione, aggravante mafiosa, premeditazione, diniego delle attenuanti).

Norme richiamate

  • art. 599-bis cod. proc. pen.

    Norma sul patteggiamento in appello; la Corte ha ricordato i limiti della cognizione sulle questioni rinunciate nel concordato e ha ritenuto inammissibili i ricorsi che attaccavano profili non dedotti in appello

  • art. 416-bis cod. pen.

    Aggravante per metodo ed agevolazione mafiosa; applicata e ritenuta correttamente motivata ove la condotta e il contesto dimostrano predominio e finalita' di agevolazione di consorterie camorristiche

  • art. 192, commi 2 e 3, cod. proc. pen.

    Regole per la valutazione delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia; la sentenza e' stata ritenuta adeguatamente conforme ai criteri di verifica della credibilita' soggettiva, attendibilita' e riscontri esterni

  • art. 576 cod. pen.

    Regolamenta la circostanza aggravante della premeditazione: la Corte ha ritenuto integrati gli elementi cronologici e la persistenza della volonta' criminosa

  • art. 62-bis e art. 133 cod. pen.

    Riguardano le attenuanti generiche e la loro esclusione: la Corte ha ritenuto motivato il diniego delle attenuanti in presenza di fattori ostativi oggettivi e soggettivi

  • art. 74, comma 6, d.P.R. n. 309/1990

    Richiamato in relazione alla riqualificazione ai fini del patteggiamento per reati di stupefacenti; la Corte ha confermato la legittimita' della riqualificazione usata nell'accordo in appello

  • art. 99 cod. pen. e art. 47, comma 12, legge 26 luglio 1975, n. 354

    Norme richiamate dal ricorrente Basile in tema di recidiva e esiti dell'affidamento in prova; la Corte ha rilevato genericita' delle censure e ha osservato che la recidiva non era stata dedotta in appello

  • art. 195 e art. 210, comma 5, cod. proc. pen.

    Regole sull'escussione della fonte diretta e sull'utilizzabilita' del de relato; la Corte ha precisato che l'inutilizzabilita' dei racconti de relato scatta solo se il giudice, su richiesta, non dispone l'audizione della fonte diretta

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Consente la condanna alle spese processuali e a somme per la Cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile o irrituale; la Corte l'ha applicata per Basile, Soriano e Borrelli

  • art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen.

    Motivo di cassazione relativo a contraddittorieta' o insufficienza della motivazione; la Corte ha escluso la sussistenza del vizio per le doglianze dedotte

Massime di principio

  • Le censure che impugnano questioni non dedotte in appello (es. effetti specifici di un patteggiamento) sono frequentemente dichiarate inammissibili: chi ricorre in Cassazione deve dimostrare che il punto era effettivamente sottoposto al controllo del giudice di merito
  • Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, se valutate con motivazione che ne verifica credibilita' soggettiva, attendibilita' e riscontri esterni, possono costituire prova decisiva; si richiede pero' che la motivazione del giudice di merito indichi le ragioni della valutazione
  • La valutazione del giudice di merito sulla dinamica fattuale, sulle intercettazioni e sulla scelta tra ricostruzioni alternative e' in linea di massima insindacabile in Cassazione salvo travisamento della prova o vizio logico evidente
  • L'aggravante 'di tipo mafioso' richiede che la condotta sia contestualizzata in un quadro di predominio e finalita' di agevolazione di consorterie: la sua applicazione deve essere motivata sul nesso funzionale tra condotta e struttura criminale
  • Perche' un comportamento sia qualificato estorsivo (anziche' violenza privata o truffa) occorre che la coercizione abbia prodotto un ingiusto profitto a danno della vittima e abbia inciso sulla sua autonomia negoziale; la manifestazione intimidatoria anche allusiva puo' essere sufficiente se efficace nel contesto

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