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Sentenza

Sentenza n. 1951/2026 - Catanzaro, Sezione 2

Giustizia amministrativa202300016

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Calabria, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Ordinanza comunale del 23 settembre 2022, n. 160, che ha esteso l’ordine di demolizione a tettoie in ferro per circa 450 mq, in parte censite su una particella catastale distinta

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ha impugnato l’ordinanza di demolizione sostenendo che le opere contestate erano state realizzate tra il 1988 e il 1990 e regolarmente assentite dall’autorizzazione edilizia n. 61/88; ha inoltre affermato che le tettoie avevano tipologia e materiali risalenti a quel periodo e che il Comune non aveva contestato le opere per oltre trent’anni. Ha dedotto l’erronea applicazione dell’art. 31 d.P.R. 380/2001, in quanto le opere sarebbero state legittime o comunque regolari. Ha anche prospettato che la denuncia del precedente proprietario, dalla quale era scaturita l’attività repressiva, avesse finalità ritorsive. Le contestazioni relative alle due tettoie chiuse con vetrate e alle difformità rispetto al titolo del 2005 riguardavano invece un precedente ordine di demolizione del 31 gennaio 2022, n. 13, non tempestivamente impugnato.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso. Ha ritenuto irrilevanti le asserite finalità malevole del denunciante, poiché il giudizio riguarda la legittimità oggettiva dell’azione comunale. Le censure sulle tettoie chiuse con vetrate e sulle difformità di altezza non potevano essere esaminate contro l’ordinanza del 23 settembre 2022: erano riferite al precedente ordine di demolizione n. 13, non tempestivamente impugnato, e non erano comunque deducibili in questa sede. Quanto alle tettoie in ferro per circa 450 mq, l’autorizzazione edilizia n. 61/88 riguardava una sola tettoia prefabbricata, aperta su ogni lato, e non poteva quindi legittimare il complesso delle opere oggetto dell’ordine repressivo. La perizia di parte depositata in vista dell’udienza è stata ritenuta tardiva e non considerata. Spese a carico della ricorrente, liquidate in € 2.000, oltre spese generali al 15%, IVA e CPA.

Norme richiamate

  • art. 31 d.P.R. 380/2001

    Ciò posto, vi sarebbe stata l’erronea applicazione dell’art. 31 d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, non sussistendo i presupposti per l’ordine di demolizione, in quanto tutte le opere sarebbero assentite o, comunque, regolari.

    La disposizione è richiamata quale fondamento della repressione degli abusi edilizi; nel caso concreto il TAR ha ritenuto legittimo l’ordine perché il titolo invocato dalla società autorizzava una sola tettoia aperta su ogni lato e non le ulteriori opere contestate.

Massime di principio

  • Nel giudizio di impugnazione di un provvedimento repressivo edilizio rileva la legittimità oggettiva dell’azione amministrativa; le eventuali finalità ritorsive o malevole del privato che abbia segnalato l’abuso non incidono, di per sé, sulla valutazione di legittimità dell’atto.
  • Un titolo edilizio che autorizza una specifica opera non può essere esteso a opere ulteriori solo perché realizzate con materiali o caratteristiche analoghi: la sua portata va commisurata agli interventi effettivamente assentiti.
  • Le censure relative a un precedente ordine di demolizione non tempestivamente impugnato non possono essere introdotte mediante l’impugnazione di un successivo provvedimento che, per le opere già considerate, si limiti a richiamarne il contenuto.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioni
RamiEdilizia
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiDecadenza e tardivitàOnere della prova e principio dispositivo

Testo integrale

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