Sentenza n. 107/2026 - Cagliari, Sezione 2
per l'annullamento: della determinazione n. -OMISSIS-del direttore del Servizio della Direzione generale della pianificazione urbanistica territoriale e della vigilanza edilizia Servizio tutela del paesaggio Sardegna centrale della Regione autonoma della Sardegna, con la quale è stato denegato l'accertamento della compatibilità paesaggistica relativa alle opere abusivamente realizzate in ambito sottoposto a vincolo paesaggistico e con la quale si richiede all'amministrazione comunale di Lotzorai di applicare la rimessa in pristino; -di ogni ulteriore altro atto inerente, presupposto e conseguente, ivi compresi il preavviso di diniego del -OMISSIS- consistente altresì nella relazione istruttoria e richiesta di parere alla soprintendenza, a sua volta non emesso nonché avverso altri atti anche non conosciuti e per i quali si riserva la presentazione di eventuali motivi aggiunti.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeIl TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse, prendendo atto della dichiarazione del ricorrente e dell’adesione delle amministrazioni resistenti. Non è stata quindi esaminata la legittimità del diniego di compatibilità paesaggistica né degli atti presupposti. Le spese di giudizio sono state compensate, in considerazione della complessità della vicenda.
Atto impugnato: diniego di accertamento della compatibilità paesaggistica relativo a opere abusivamente realizzate, con richiesta al Comune di applicare la rimessione in pristino
Esito
Favorevole al resistente (amministrazioni paesaggistiche)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente aveva impugnato la determinazione regionale con cui era stato negato l’accertamento della compatibilità paesaggistica delle opere abusivamente realizzate in area sottoposta a vincolo paesaggistico, nonché gli atti presupposti e conseguenti, inclusi il preavviso di diniego, la relazione istruttoria e la richiesta di parere alla Soprintendenza. Nel corso del giudizio, con istanza di passaggio in decisione da remoto, il ricorrente ha dichiarato la sopravvenuta carenza di interesse alla decisione, chiedendo la compensazione delle spese. Le amministrazioni resistenti hanno concordato sulla sopravvenuta carenza di interesse, rimettendosi al Collegio quanto alle spese.
Norme richiamate
art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
Consente la definizione del giudizio con declaratoria di improcedibilità quando viene meno l’interesse alla decisione.
art. 85, comma 9, c.p.a.
Richiamato dal giudice nell’ambito della definizione della controversia in camera di consiglio.
art. 87, comma 4-bis, c.p.a.
Richiamato in relazione alla trattazione della causa nell’udienza straordinaria di smaltimento dell’arretrato.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
Richiamato quale presupposto per l’oscuramento delle generalità e dei dati identificativi del ricorrente.
art. 10 Regolamento (UE) 2016/679
Richiamato, insieme alla disciplina nazionale, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata mediante oscuramento dei dati identificativi.
Massime di principio
- Quando, nel corso del giudizio amministrativo, il ricorrente dichiara il venir meno dell’interesse alla decisione e tale sopravvenuta carenza di interesse è condivisa dalle amministrazioni resistenti, il ricorso deve essere dichiarato improcedibile, senza esame dei motivi di legittimità dedotti contro l’atto impugnato.
- La dichiarazione di improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse non comporta necessariamente la condanna alle spese: il giudice può compensarle quando la complessità della vicenda lo giustifica.
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