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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6258/2025 del 17/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Violazione di legge per la rideterminazione della pena in appello (divieto di reformatio in pejus). Il ricorrente contestava che, a fronte dell'accoglimento parziale del suo gravame con esclusione di una delle ipotesi di reato, il giudice d'appello aveva comunque incrementato la pena pecuniaria da euro 1.800,00 a euro 2.000,00, determinando un trattamento sanzionatorio complessivo peggiore rispetto alla sentenza di primo grado e violando gli artt. 597 (commi 3 e 4) cod. proc. pen.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha richiamato il consolidato orientamento secondo cui, nelle impugnazioni proposte dal solo imputato, per verificare la reformatio in pejus bisogna confrontare l'entità complessiva della pena (componenti detentiva e pecuniaria). Applicando il ragguaglio della pena pecuniaria ai sensi dell'art.135 cod. pen., la Corte ha ritenuto che la riduzione sensibile della pena detentiva (diminuzione di sei mesi) compensi il modesto aumento della pena pecuniaria (200 euro) e che, nel complesso, la pena risultante in appello non sia più grave di quella di primo grado. Perciò il divieto di reformatio in pejus non è violato. Rigettato il ricorso e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art.597 cod. proc. pen.

    Il divieto di reformatio in pejus per l'impugnazione proposta dal solo imputato va valutato sulla base dell'entità complessiva della pena; non si configura se la pena complessiva non risulta aumentata.

  • art.135 cod. pen.

    Previsto il ragguaglio della pena pecuniaria ai fini del confronto tra le componenti della pena (detentiva e pecuniaria) per valutare l'eventuale aggravamento complessivo.

  • Cass. Sez.4, n.43835 del 15/05/2018 (Barresi)

    Giurisprudenza di legittimità che conferma il principio del confronto sulla pena complessiva per verificare la reformatio in pejus.

  • Cass. n.24430 del 10/06/2021 (Rossi)

    Ulteriore precedente che ribadisce la stessa linea interpretativa: è lecito aumentare una componente della pena se la riduzione dell'altra comporta, nel complesso, un trattamento non peggiorativo.

Massime di principio

  • Nelle impugnazioni proposte dal solo imputato la verifica della reformatio in pejus deve riguardare l'intera esposizione sanzionatoria (pena detentiva + pena pecuniaria), non le singole voci isolate.
  • È ammesso che il giudice d'appello aumenti la pena pecuniaria purché, dopo il ragguaglio ai sensi dell'art.135 c.p., l'ammontare complessivo della pena non risulti superiore a quello inflitto in primo grado.
  • Una sensibile riduzione della pena detentiva può giustificare un modesto incremento della pena pecuniaria senza contravvenire al divieto di reformatio in pejus.
  • In caso di accoglimento parziale dell'appello dell'imputato (es. esclusione di alcuni reati) il giudice di appello può rideterminare complessivamente il trattamento sanzionatorio; il controllo del ricorso in Cassazione sarà sul rispetto del principio di non peggioramento complessivo.
  • Il ricorrente che impugna per motivi di pena deve quantificare e dimostrare che la modifica operata in appello abbia determinato un risultato complessivamente più gravoso, considerando i criteri di conversione/ragguaglio previsti dalla legge.

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