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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6639/2022 del 24/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Fasko Endri, imputato per il reato di cui all'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90, propone ricorso avverso la sentenza della Corte di appello di Roma che aveva ridotto la pena in applicazione dell'art. 599-bis c.p.p. Il ricorrente deduce la violazione dell'art. 73, comma 5, e censura il vizio di motivazione per non avere la Corte territoriale applicato detta norma al caso di specie

La decisione

La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, richiamando il principio secondo cui le impugnazioni in sede di legittimità avverso sentenze pronunciate ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p. hanno un ambito di proponibilità ristretto: sono ammissibili solo i motivi relativi alla formazione della volontà della parte di accedere al concordato, al consenso del pubblico ministero e al contenuto difforme della pronuncia. Sono inammissibili, invece, le doglianze su motivi rinunciati, sulla mancata valutazione delle condizioni di proscioglimento di cui all'art.129 c.p.p. e i vizi attinenti alla determinazione della pena, salvo che non si traducano in illegittimità della sanzione (oltre i limiti edittali o diversa da quella prevista dalla legge). Per l'inammissibilità il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende

Norme richiamate

  • d.P.R. 309/1990, articolo 73, comma 5

    Norma sostanziale penale contestata all'imputato; la Corte ha ritenuto che la censura sulla sua applicazione non fosse ammissibile in Cassazione in presenza di una sentenza pronunciata ex art. 599-bis c.p.p.

  • codice di procedura penale, articolo 599-bis

    Disciplina il procedimento per l'accoglimento della richiesta di concordato in appello; la Corte precisa che le impugnazioni avverso sentenze emesse ex art. 599-bis hanno un ambito limitato e non consentono un sindacato pieno su tutte le questioni sostanziali e sulla determinazione della pena

  • codice di procedura penale, articolo 129

    Regola le condizioni per il proscioglimento; la Corte segnala che la mancata valutazione di tali condizioni non costituisce di regola motivo ammissibile di ricorso in Cassazione contro una sentenza ex art. 599-bis

  • Giurisprudenza: Cass. Sez.1, n.944 del 23/10/2019

    Richiamata come principio consolidato che delimita i motivi ammissibili in Cassazione contro sentenze pronunciate ex art. 599-bis, confermando il ristretto ambito di sindacato

Massime di principio

  • I ricorsi in Cassazione avverso sentenze pronunciate ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p. hanno un ambito di ammissibilità ristretto: è necessario concentrarsi su questioni relative alla formazione della volontà di accedere al concordato, al consenso del pubblico ministero e al contenuto difforme della pronuncia
  • Censure sulla qualificazione sostanziale del reato o sulla determinazione della pena sono normalmente inammissibili, a meno che si dimostri che la pena è illegale perché eccede i limiti edittali o è diversa da quella prevista dalla legge
  • Le doglianze relative a motivi rinunciati in sede di concordato o alla mancata valutazione delle condizioni di proscioglimento (art.129 c.p.p.) non costituiscono, di regola, motivi ammissibili di ricorso in Cassazione
  • Quando si impugna una sentenza ex art. 599-bis, è strategico documentare vizi formali nella procedura di concordato (ad esempio l'inesistenza o la non libera formazione della volontà della parte o la mancanza del consenso del PM), perché solo tali profili sono abitualmente sindacabili
  • Un ricorso inammissibile può comportare la condanna alle spese processuali e l'obbligo di versare somme in favore della Cassa delle ammende

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