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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22168/2022 del 08/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale del riesame di Milano che aveva annullato l'ordinanza del GIP del 31.7.2021 disponendo il sequestro preventivo del complesso aziendale della Societa Agricola Cascina Pirola Srl, in relazione al reato di cui all'art. 603-bis c.p. (sfruttamento del lavoro). Il PM sosteneva che il Tribunale avesse erroneamente ritenuto il nuovo sequestro una mera duplicazione del precedente provvedimento del tribunale (art. 322-bis c.p.p. del 29.3.2021) e che la pendenza del ricorso per cassazione avverso quel provvedimento impedisse la sua esecuzione, richiamando un precedente della Suprema Corte (Sez. 3, n. 25052/2020). Il ricorso censurava inoltre la motivazione del Tribunale con riferimento al capo 2) di incolpazione e la presunta inadeguatezza delle ragioni adottate per il sequestro.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il vizio motivazionale prospettato dal PM non fosse idoneo a fondare il ricorso per cassazione, atteso che il Tribunale del riesame aveva fornito motivazione sufficiente sulla parte contestata (capo 2). Sulla questione della presunta duplicazione, la Cassazione ha ritenuto corretto il ragionamento del Tribunale: il nuovo decreto di sequestro non era fondato su esigenze cautelari nuove, su una nuova notitia criminis o su modifiche dell'imputazione, ma su elementi (governance, situazione economico-finanziaria) estranei al periculum e al fumus del reato; pertanto la nuova misura costituiva mera duplicazione e non era giustificata. Infine la Corte ha rilevato la sopravvenuta carenza di interesse del ricorrente, poiché il sequestro era stato comunque eseguito (ordine del PM del 1.12.2021 che ha dato esecuzione all'ordinanza del Tribunale del riesame del 29.3.2021). P.Q.M. ricorso dichiarato inammissibile.

Norme richiamate

  • art. 603-bis cod. pen.

    Norma penale che disciplina lo sfruttamento del lavoro; è il reato contestato ai gestori della societa e rispetto al quale si disponeva il sequestro preventivo dei beni aziendali come potenziale profitto o strumento del reato.

  • art. 322-bis cod. proc. pen.

    Prevede l'intervento del tribunale del riesame sulle misure cautelari reali; la giurisprudenza citata riconosce che l'ordinanza del tribunale del riesame adottata ai sensi dell'art. 322-bis, se accoglie l'appello del PM, puo essere immediatamente esecutiva, ma nella fattispecie la Corte ha rilevato che la successiva ordinanza non era supportata da esigenze cautelari nuove bensì era mera duplicazione.

  • art. 324 cod. proc. pen.

    Norma richiamata in relazione all'istanza proposta a favore della resistente; nel contesto processuale evidenzia il rito di riesame utilizzato, mentre la Cassazione ricorda che il ricorso per cassazione contro ordinanze in materia di sequestro e probatoria e ammesso solo per violazione di legge.

  • art. 53 d.lgs. n. 231/2001

    Norma sul sequestro dei profitti e degli strumenti della illiceita amministrativa da responsabilita amministrativa delle societa. La Corte ha osservato che per applicare il sequestro ai sensi dell'art. 53 era necessaria individuazione di beni profitto del reato derivanti dall'illecito amministrativo; nel caso non vi era alcuna indicazione utile a tale riguardo nella richiesta del PM o nel provvedimento del GIP.

  • art. 19, art. 5 comma 1 lett. a) e art. 25-quinquies lett. a) d.lgs. n. 231/2001

    Norme richiamate nel provvedimento impugnato relative alla responsabilita amministrativa degli enti per reati commessi nell'interesse o a vantaggio dell'ente; la Corte ha ritenuto che non fosse stato dimostrato il collegamento necessario tra illecito amministrativo e profitti sequestrabili.

  • art. 310 cod. proc. pen.

    Disposizione richiamata nella discussione sull'esecutivita delle ordinanze del tribunale del riesame: la clausola di compatibilita che rinvia alle disposizioni dell'art. 310 e stata interpretata dalla giurisprudenza in modo da escludere l'applicabilita del terzo comma (differimento dell'efficacia fino alla definitivita) alle misure reali, ma la Corte osserva che la questione e controversa e non decisiva nel caso concreto.

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione avverso ordinanze cautelari reali e ammesso solo per violazione di legge: vanno quindi sollevati vizi normativi o vizi motivazionali radicali che rendano il provvedimento privo dei minimi requisiti di coerenza e completezza.
  • Un nuovo provvedimento di sequestro e giustificato solo se fondato su esigenze cautelari nuove, su una nuova notitia criminis o su modifiche dell'ipotesi accusatoria; l'uso di motivazioni attinenti alla gestione aziendale, alla governance o alla situazione economico-finanziaria non sostituisce il requisito del periculum di reiterazione o aggravamento del reato.
  • Per disporre il sequestro dei profitti o degli strumenti collegati a illeciti previsti dal d.lgs. 231/2001 e necessario indicare elementi che colleghino i beni al profitto dell'illecito amministrativo; l'assenza di tale indicazione puo rendere illegittimo il sequestro ai sensi dell'art. 53.
  • Sulla esecutivita delle ordinanze del tribunale del riesame emesse ai sensi dell'art. 322-bis esiste orientamento che le ritiene immediatamente esecutive, ma la questione e giurisprudenzialmente controversa e puo incidere sulla strategia processuale: se l'ordinanza e gia stata eseguita la parte pubblica puo perdere l'interesse al ricorso.
  • Nelle impugnazioni cautelari e preferibile porre al centro argomenti di diritto e vizi di motivazione gravi piuttosto che contestazioni di merito che attengono alla valutazione dei fatti o alla gestione esecutiva della misura.

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