Cassazione Penale, Sentenza n. 22198/2022 del 08/06/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente impugna l'ordinanza che ha confermato la custodia cautelare in carcere per estorsione aggravata con l'aggravante del metodo e dell'agevolazione mafiosa (artt. 629 in relazione al 628 e art. 416 bis.1 c.p.), deducendo: (1) violazione di legge e vizio di motivazione rispetto alla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e dell'aggravante mafiosa (artt. 273 e 292 c.p.p.), sostenendo che non vi sono elementi che colleghino Pellino al clan Caiazzo-Cimmino e che il suo ruolo sarebbe stato marginale e successivo agli accordi; (2) violazione di legge e vizio di motivazione in ordine alle esigenze cautelari e alla scelta della misura (artt. 274, 275, comma 3 e 284 c.p.p.), rilevando la scarsa consistenza degli elementi, il fatto che il ricorrente è incensurato, la sospensione dal servizio e il lungo periodo intercorso tra i fatti (2017) e l'ordinanza (2021).
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso parzialmente fondato. Ha rigettato la censura sulla sussistenza dei gravi indizi e sull'aggravante mafiosa: la motivazione del Tribunale del riesame è stata ritenuta adeguata alla luce delle intercettazioni e delle conversazioni che evidenziano il ruolo attivo e consapevole del Pellino nel meccanismo di ripartizione del "pizzo" e nella consegna di una tranche della somma. Tuttavia, la Corte ha accolto il secondo motivo relativo alle esigenze cautelari: ha annullato l'ordinanza impugnata limitatamente al profilo dell'attualità del pericolo di reiterazione e ha rinviato il giudizio al Tribunale di Napoli per una nuova valutazione motivata su tale punto. Il resto del ricorso è stato rigettato.
Norme richiamate
art. 629 c.p. (estorsione)
Norma sostanziale sul reato di estorsione; la Corte ha ritenuto sussistenti gravi indizi di partecipazione del ricorrente al reato in ragione delle intercettazioni e degli elementi fattuali ricostruiti
art. 628 c.p. (concorso e circostanze aggravanti)
Rilevata l'aggravante prevista dal comma terzo n. 1 e 3 (circostanze aggravanti) in relazione alla modalità e alle finalità; la Corte ha ritenuto adeguata la valutazione del Tribunale sulla sussistenza delle aggravanti
art. 416 bis.1 c.p. (aggravante per metodo e agevolazione mafiosa)
Applicata l'aggravante mafiosa in ragione della consapevolezza e partecipazione a un "sistema" di ripartizione del pizzo tra gruppi; la Corte ha ritenuto le prove raccolte (intercettazioni, consegna di somme, rapporti tra referenti) idonee a fondare la contestazione
art. 273 c.p.p. (onere della motivazione nel riesame)
Citato in relazione alla valutazione dei gravi indizi: la Corte ha ritenuto che il Tribunale del riesame abbia adeguatamente motivato la valutazione probatoria
art. 292, comma 2-ter c.p.p. (criteri per valutare i gravi indizi)
Utilizzato come criterio per la sussistenza dei gravi indizi; la Corte ha confermato l'applicazione corretta dei criteri sulla base delle intercettazioni e degli elementi fattuali
art. 274 c.p.p. (misure cautelari)
Norma di riferimento per le esigenze cautelari; la Corte ha ritenuto che il Tribunale non abbia sufficientemente motivato l'attualità del pericolo di reiterazione sul singolo profilo
art. 275, comma 3 c.p.p. (presunzione di pericolosità in caso di appartenenza a organizzazioni criminali)
La Corte ha precisato che la presunzione prevista dall'art. 275, comma 3 non è automaticamente sufficiente: occorre confronto con le circostanze personali (incensuratezza, tempo trascorso, partecipazione limitata)
art. 284 c.p.p. (misure cautelari personali)
Richiamata nella valutazione complessiva sulla scelta della misura; la Corte ha richiesto una motivazione più puntuale sull'attualità del pericolo di reiterazione
art. 309, comma 7 c.p.p. (competenza in caso di annullamento con rinvio)
Norma richiamata per la rimessione al Tribunale di Napoli per nuovo giudizio sulla sola questione delle esigenze cautelari
Massime di principio
- In sede cautelare le intercettazioni e le conversazioni dirette che mostrano ruoli organizzativi e consegne di somme possono costituire gravi indizi sufficienti a sostenere accuse di estorsione e aggravanti mafiose.
- Per l'aggravante di cui all'art. 416 bis.1 c.p. è rilevante non solo l'appartenenza formale a un gruppo, ma anche la consapevolezza e la partecipazione al "sistema" di ripartizione delle somme illecite; prove di ruoli di raccordo e di consegna di denaro rafforzano l'elemento soggettivo.
- La presunzione di pericolosità prevista dall'art. 275, comma 3 c.p.p. non basta da sola a giustificare la custodia cautelare: il giudice deve bilanciare la gravità del fatto con le circostanze personali (incensuratezza, tempo trascorso, partecipazione limitata, assenza di ulteriori indagini) e motivare specificamente l'attualità del pericolo di reiterazione.
- Se la motivazione sulle esigenze cautelari è generica o non considera adeguatamente elementi favorevoli al difensore, la decisione cautelare può essere annullata limitatamente a quel profilo e rinviata per nuovo esame.
- In casi simili, la difesa dovrebbe sollevare specificamente elementi personali e temporali (es. unico episodio, ruolo marginale, intervenuta cessazione di rapporti) per contrastare la presunzione di pericolosità e ottenere una rivalutazione della misura.
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