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Ordinanza

Ordinanza n. 2838/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 3

Giustizia amministrativa202604996

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IIIOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: sentenza del TAR Lazio che aveva respinto il ricorso contro il diniego di visto per motivi di studio

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (amministrazione degli affari esteri)

Prevale l’amministrazione

La controversia

L’appellante ha proposto appello contro la sentenza del TAR Lazio e, in via incidentale, ha chiesto la sospensione dell’efficacia della sentenza di primo grado. La controversia riguarda il diniego di un visto per motivi di studio. Dalla motivazione dell’ordinanza emergono, quali circostanze poste a fondamento del diniego, lo stato di sostanziale disoccupazione dell’appellante e l’incertezza circa la disponibilità dei requisiti finanziari necessari. L’appellante ha contestato la legittimità della decisione amministrativa, chiedendone in sede cautelare la sospensione, ma il testo non specifica analiticamente i singoli motivi di appello.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto l’istanza cautelare ai sensi dell’art. 98 c.p.a. Il Collegio ha rilevato che, nella valutazione delle domande di visto per motivi di studio, l’Amministrazione dispone di ampia discrezionalità tecnica, poiché le Ambasciate all’estero sono nella posizione più idonea a conoscere il contesto del Paese di origine e a valutare gli elementi indicativi di un possibile rischio migratorio. Le circostanze relative alla sostanziale disoccupazione dell’appellante e all’incertezza sui suoi requisiti finanziari non appaiono, prima facie, irragionevoli, anche considerando che le somme disponibili risultano inferiori all’importo annuale indicato dalla circolare MUR per l’anno accademico 2026-2027, pari a euro 10.179,85. L’assenza del fumus boni iuris ha imposto il rigetto della domanda cautelare, senza necessità di un diverso esito in relazione al periculum in mora. Nulla è stato disposto sulle spese, in ragione della mancata costituzione dell’Amministrazione.

Norme richiamate

  • art. 98 c.p.a.

    Disciplina la domanda cautelare proposta in appello; l’istanza è stata respinta per l’assenza del fumus boni iuris.

  • art. 9, paragrafo 1, Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamato, insieme all’art. 52 del d.lgs. 196/2003, quale fondamento dell’oscuramento delle generalità della parte appellante.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Richiamato quale fondamento dell’oscuramento dei dati identificativi della parte appellante.

Massime di principio

  • Nella valutazione delle domande di visto per motivi di studio, l’amministrazione degli affari esteri dispone di ampia discrezionalità tecnica, in quanto le rappresentanze diplomatiche sono ritenute particolarmente idonee a conoscere il contesto del Paese di origine e a valutare gli elementi indicativi del rischio migratorio.
  • In sede cautelare, la presenza di circostanze quali la sostanziale disoccupazione del richiedente e l’incertezza sulla disponibilità dei mezzi finanziari necessari può escludere il fumus boni iuris quando tali elementi rendano prima facie non irragionevole il diniego del visto.
  • La disponibilità di risorse economiche inferiori alla soglia annuale indicata dall’autorità competente per l’anno accademico di riferimento costituisce un elemento rilevante nella valutazione cautelare della ragionevolezza del diniego di visto per motivi di studio.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaTutela cautelare
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaTutela cautelare

Testo integrale

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