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Cassazione Penale, Ordinanza n. 26849/2026 del 16/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (giudice)

La controversia

Il condannato, tramite difensore, ha proposto ricorso per cassazione contro l'ordinanza del giudice dell'esecuzione del Tribunale di Torino che aveva rigettato la richiesta di applicare il vincolo della continuazione tra reati già giudicati con tre sentenze irrevocabili. Le sentenze riguardavano: reati in materia di stupefacenti ex artt. 73 e 74 d.P.R. 309/1990, un precedente reato ex art. 73 d.P.R. 309/1990 e, da ultimo, delitti in materia di armi e ricettazione. Il ricorrente ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione ex art. 606, comma 1, lett. b) ed e) c.p.p., in relazione agli artt. 81 e 671 c.p.p., sostenendo che il giudice dell'esecuzione avesse escluso erroneamente la continuazione tra i fatti.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso perché manifestamente infondato. Ha ritenuto che il giudice dell'esecuzione avesse svolto una valutazione approfondita dei singoli fatti, della loro genesi e delle modalità esecutive, giungendo con argomentazioni logiche alla conclusione che le condotte, pur simili, erano state poste in essere in un arco temporale ampio e non erano tra loro riconducibili a un medesimo disegno criminoso. La censura difensiva mirava in sostanza a ottenere una rivalutazione del merito, preclusa in sede di legittimità. Alla declaratoria di inammissibilità è seguita la condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, lett. b) c.p.p.

    È stato invocato come parametro della dedotta violazione di legge nel ricorso per cassazione.

  • art. 606, comma 1, lett. e) c.p.p.

    È stato invocato come parametro del dedotto vizio di motivazione nel ricorso per cassazione.

  • art. 81 c.p.

    Richiamato in relazione al vincolo della continuazione e al medesimo disegno criminoso.

  • art. 671 c.p.p.

    Norma posta a fondamento della richiesta di applicazione della continuazione in sede esecutiva.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di inammissibilità del ricorso, fonda la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentita una rivalutazione del merito delle argomentazioni fattuali poste a base del diniego della continuazione, quando il giudice dell'esecuzione abbia motivato in modo logico e approfondito sui singoli fatti, sulla loro genesi e sulle modalità di commissione.
  • Il riconoscimento della continuazione ex art. 671 c.p.p. richiede la verificata riconducibilità dei reati a un medesimo disegno criminoso; non è sufficiente la mera analogia tra le condotte né la generica allegazione di una comune situazione di disagio economico.
  • La diversità del contesto temporale e la mancanza di un concreto collegamento tra i fatti possono legittimare il diniego del vincolo continuativo, se il giudice dell'esecuzione dà conto in modo adeguato degli elementi di fatto valorizzati.
  • La critica che si risolve nella richiesta di sostituire la propria lettura dei fatti a quella già compiuta dal giudice di merito è inammissibile in cassazione quando non evidenzi un effettivo vizio di legittimità.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniReati ostativi
RamiProcesso penaleEsecuzione penale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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