Cassazione Penale, Sentenza n. 30548/2024 del 25/07/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnavano la sentenza di appello che confermava (in parte riformando) le condanne pronunciate in primo grado per rapina pluriaggravata e sequestro di persona (tutti e tre) e, solo per Liquore, estorsione continuata. Vigorito deduceva: errore sul fatto determinato da altrui inganno (sostenendo di aver accompagnato Tiglio per un presunto recupero crediti), vizio di qualificazione del fatto (sosteneva che si sarebbe trattato di truffa o, alternativamente, di concussione), assorbimento o insussistenza del sequestro di persona e vizio nella valutazione delle circostanze aggravanti e nell'omesso riconoscimento delle attenuanti. Tiglio lamentava la mancata verifica di diversa qualificazione giuridica e il diniego delle attenuanti generiche; Liquore contestava la presunta illegittimità della pena pecuniaria, ritenendo che non fosse stata ridotta in misura proporzionale rispetto alla pena detentiva.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di Vigorito per motivi manifestamente infondati e ha dichiarato inammissibili i ricorsi di Tiglio e Liquore perché proposti con motivi non consentiti ai sensi della giurisprudenza relativa alle sentenze rese ex art. 599-bis c.p.p.. Nel merito la Corte ha ritenuto corretta la qualificazione del fatto come rapina (anche per la cosiddetta violenza impropria derivante dalla falsificazione/abuso della veste di pubblico ufficiale o dall'esercizio dell'imperio), ha confermato l'integrazione del reato di sequestro di persona per la coartazione della libertà di Ortese, ha escluso la sussistenza del vizio di errore invocato e ha ritenuto legittima la valutazione delle aggravanti e del diniego delle attenuanti. Quanto alla censura di Liquore sulla pena pecuniaria, la Corte ha rilevato che non sussiste alcun obbligo di proporzionalità formale tra pena detentiva e pecuniaria e che, nel caso concreto, la riduzione è stata applicata in modo coerente.
Norme richiamate
art. 599-bis cod. proc. pen.
Disciplina la formazione della volontà delle parti di chiedere il giudizio abbreviato con rideterminazione della pena in appello; ricorsi avverso sentenze rese ex art. 599-bis sono ammessi solo per motivi specifici attinenti alla formazione del consenso, al consenso del P.M. e al contenuto formale della pronuncia (o alla prescrizione già maturata).
art. 48 cod. pen.
Regola l'errore sul fatto: il ricorso alla causa di giustificazione per errore determinato dall'altrui inganno è scrutinato dalla Corte e, nel caso, la ricostruzione fattuale non ha trovato riscontro probatorio sufficiente.
art. 628 cod. pen.
Norma che punisce la rapina; la Corte ha interpretato che la condotta di finta perquisizione e l'abuso della veste di pubblico ufficiale possono integrare la "violenza impropria" e quindi la rapina, anche quando gli agenti siano effettivi pubblici ufficiali ma agiscano per fini privati.
art. 640 cod. pen.
Del reato di truffa: la Corte ha escluso la qualificazione come truffa perché la sottrazione del denaro è avvenuta mediante costrizione derivante da simulata autorità e perquisizione illegittima, idonea a integrare rapina per violenza impropria.
art. 61, primo comma, n. 9 cod. pen.
Aggravante collegata all'abuso della qualità di pubblico ufficiale; la giurisprudenza richiede un nesso di strumentalità tra la qualità e la condotta abusiva, mentre l'aggravante può operare anche per mera occasionalità dell'uso della qualità; la Corte ha distinto la fattispecie dalla concussione.
art. 317 cod. pen.
Del reato di concussione: richiede che il pubblico ufficiale abusi della qualità o dei poteri nell'esercizio delle funzioni; la Corte ha ritenuto che nel caso vi fosse un utilizzo privato dell'autorità privo di rapporto oggettivo di causalità con l'ufficio, per cui la fattispecie è più correttamente qualificata come rapina con abuso di veste.
art. 605 cod. pen.
Del reato di sequestro di persona: la Corte ha condiviso la ricostruzione dei giudici di merito secondo cui vi fu coartazione della volontà della persona offesa rispetto all'ingresso e alla permanenza nel veicolo, integrando così il reato autonomo e non assorbito dalla rapina.
art. 23, comma 8, decreto-legge 28/10/2020, n. 137 (conv. L. 176/2020)
"Per la decisione sui ricorsi... la Corte di cassazione procede in Camera di consiglio senza l'intervento del procuratore generale e dei difensori... salvo che una delle parti private o il procuratore generale faccia richiesta di discussione orale..."
Norma che regola la trattazione scritta dei procedimenti in Cassazione e i termini per la richiesta di discussione orale; la Corte ha rigettato la richiesta tardiva di discussione orale avanzata dalla difesa di Vigorito.
art. 616 cod. proc. pen.
Prevede la condanna alle spese processuali e, in caso di ricorso inammissibile per colpa, il pagamento in favore della cassa delle ammende: la Corte ha condannato i ricorrenti alle spese e alla cassa delle ammende.
Massime di principio
- La Corte di cassazione non è sede per rivedere le valutazioni di merito sui fatti o per riformulare la ritenuta probatoria: i motivi basati su rivalutazione delle prove o sull'asserito errore di fatto risultano inammissibili (o manifestamente infondati) se la decisione di merito è motivata.
- Quando soggetti (anche pubblici ufficiali) si qualificano falsamente come agenti o esercitano una perquisizione arbitraria per impossessarsi di denaro, la sottrazione può qualificarsi come rapina per la presenza di "violenza impropria" (coartazione psichica o soggezione), non come truffa.
- La concussione richiede un collegamento oggettivo tra la qualità di pubblico ufficiale e la condotta estorsiva nell'esercizio della funzione: l'uso privato o occasionale della veste non configura automaticamente concussione ma può integrare altre fattispecie (es. rapina con abuso della qualità).
- Il sequestro di persona resta autonome quando la privazione della libertà si protragga oltre il tempo necessario o vi sia una coartazione apprezzabile della volontà; non si assorbe automaticamente nel reato di rapina se ha autonomia temporale o funzionale.
- Ricorsi avverso sentenze ex art. 599-bis c.p.p. sono soggetti a limiti: molti motivi (es. diniego di attenuanti, valutazioni sul quantum della pena) risultano inammissibili se non attengono ai profili strettamente consentiti dalla giurisprudenza.
- Le valutazioni sulle attenuanti o sull'entità della pena rientrano nella discrezionalità del giudice di merito e sono sindacabili in Cassazione solo se illegali (es. violazione di limiti edittali) o manifestamente illogiche; la riduzione della pena pecuniaria non deve seguire necessariamente la stessa proporzione della pena detentiva.
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