Cassazione Civile, Sentenza n. 24686/2023 del 16/08/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
ASGI e NAGA avevano chiesto il risarcimento dei danni per comportamento discriminatorio (per ragione di razza/etnia) a seguito di manifesti affissi a Saronno dalla Lega Nord-Sezione di Saronno che definivano "clandestini" 32 richiedenti asilo e li ritraevano come "usurpatori" di risorse locali; le associazioni hanno dedotto che i messaggi eccedevano i limiti della critica politica e costituivano molestia/discriminazione ai sensi del d.lgs. n. 215/2003 e connessi
La decisione
Tribunale di Milano aveva accertato il carattere discriminatorio dei manifesti, ordinato pubblicazione dell'ordinanza e condannato le parti resistenti (Sezione di Saronno, Lega Nord-Lega Lombarda e Lega Nord per l'indipendenza della Padania) al pagamento di €5.000 a favore di ASGI e NAGA. La Corte d'appello di Milano ha rigettato l'appello dei partiti e ha confermato l'accertamento di discriminazione (anche indiretta/di molestia) e la liquidazione del danno. La Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi della Lega, confermando motivazione e decisione della Corte d'appello: uso del termine "clandestini" riferito a richiedenti asilo, inserito nel contesto dei manifesti, viola la dignità e crea clima ostile; le istanze superiori del partito possono essere ritenute corresponsabili per l'uso del simbolo e la mancata vigilanza; le associazioni sono legittimate ad agire e a ottenere risarcimento per discriminazione collettiva; in procedura sommaria è comunque consentita la chiamata in causa iussu iudicis nei casi legislativamente previsti
Norme richiamate
Costituzione della Repubblica Italiana
Principio di pari dignità e il diritto di critica politica devono essere bilanciati: libertà di espressione non autorizza comportamenti che ledono la dignità e creano un clima discriminatorio
Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo
Divieto di discriminazione come parametro di interpretazione costituzionale e sovranazionale; fondamento per sanzionare espressioni di incitamento all'odio e proteggere la dignità
Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea
Riconoscimento del divieto di discriminazione che integra l'interpretazione delle norme nazionali
d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico immigrazione)
art. 43 (definizione di discriminazione), art. 44 (azione giurisdizionale contro comportamenti discriminatori); art. 10-bis citato come riferimento al reato di ingresso/soggiorno illegale
Fornisce definizione ampia di discriminazione; la Corte ha escluso che i richiedenti asilo fossero "clandestini" nella fattispecie, riferendosi all'art.10-bis per distinguere ingresso/soggiorno illegale
d.lgs. 25 luglio 2003, n. 215
art.2 comma 3 considera molestie come forme di discriminazione se violano dignità e creano clima ostile; art.5 legittima associazioni iscritte a tutelare discriminazioni collettive quando le persone lese non sono identificabili
d.lgs. 1° settembre 2011, n. 150
Regola il rito e la tutela civile in materia di discriminazione: prevede agevolazioni probatorie (inversione parziale dell'onere della prova) e la possibilità di risarcimento del danno non patrimoniale; applicabile anche nei casi di discriminazione collettiva
d.lgs. 10 settembre 2015 n. 142 (accoglienza richiedenti asilo)
art. 1 commi 2-3; art. 4 comma 1; art. 22
Stabilisce che il richiedente asilo beneficia di misure di accoglienza e del permesso di soggiorno che consente attività lavorativa: circostanza che esclude la qualificazione automatica come "clandestini"
Codice di procedura civile
art. 107; art. 702-bis; art. 702-ter
Art.107 consente intervento/chiamata in causa iussu iudicis; la Cassazione chiarisce che, anche nel rito sommario disciplinato da art.702-bis, la chiamata in causa per ordine del giudice è consentita nelle controversie di discriminazione
Giurisprudenza della Corte di Giustizia UE e Corte EDU
sent. Mangold; sent. Chez; sent. Gunduz citate
Principi UE e CEDU integrano e orientano l'interpretazione nazionale: discriminazione basata su stereotipi/prejudizi è rilevante anche nei rapporti tra privati; tolleranza e rispetto della dignità possono giustificare restrizioni all'espressione
Massime di principio
- L'uso di termini come "clandestini" riferito a persone che hanno presentato domanda di protezione internazionale può integrare discriminazione (anche indiretta/di molestia) se il contesto li presenta come minaccia o usurpatori di risorse locali
- La libertà di manifestare il pensiero e la critica politica non esonera dal rispetto della dignità umana: il bilanciamento va fatto caso per caso e il discorso politico non legittima messaggi che creano un clima ostile verso gruppi protetti
- Associazioni iscritte all'elenco previsto dal d.lgs. n. 215/2003 possono agire per discriminazione collettiva anche quando le persone lese non sono individuabili e possono ottenere risarcimento del danno non patrimoniale
- Nei giudizi in materia di discriminazione il regime probatorio è agevolato: se l'attore presenta elementi di fatto idonei a far presumere la discriminazione, l'onere prova si inverte e grava sul convenuto dimostrare l'insussistenza
- Un partito o organi centrali possono essere ritenuti corresponsabili per iniziative locali se i materiali recano il simbolo o indicano coinvolgimento e manca adeguata vigilanza (culpa in vigilando)
- In procedura sommaria relativa a discriminazione (art.28 d.lgs.150/2011) è comunque ammissibile la chiamata in causa per ordine del giudice ai sensi dell'art.107 c.p.c., anche se l'art.702-bis non la prevede espressamente
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