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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24598/2023 del 07/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'appello di Ancona sostenendo, in primo luogo, l'erronea qualificazione del reato quale peculato (art. 314 c.p.) per difetto della qualifica di "incaricata di pubblico servizio", essendo la struttura trasformata in fondazione di diritto privato ed esercitando l'imputata mansioni di archivista senza poteri di firma o disponibilità di denaro. In secondo luogo censurava la valutazione delle prove e la attendibilità della consulenza grafologica e di altri elementi probatori.

La decisione

La Suprema Corte ha accolto il ricorso limitatamente al primo motivo, ritenendo che la Corte d'appello non avesse adeguatamente motivato in termini oggettivo-funzionali la sussistenza della qualifica di incaricata di pubblico servizio e che non fosse sufficiente richiamare la natura pubblicistica dell'ente. Di conseguenza i fatti sono stati ritenuti non configurabili come peculato ma come appropriazione indebita aggravata (artt. 81, 646 c.p.; aggravante art. 61 n.11). Tuttavia, con la nuova qualificazione il reato si è estinto per prescrizione (ultimo episodio 1.8.2012; prescrizione maturata nel corso del giudizio di appello), per cui la sentenza impugnata è annullata senza rinvio perché i reati sono estinti per prescrizione. Le statuizioni civili sono confermate e il ricorso è respinto nel resto.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. pen.

    Definisce il reato di peculato; la Corte ha ritenuto che la sussistenza del reato richieda la qualifica soggettiva di incaricato di pubblico servizio o pubblico ufficiale, valutata secondo il criterio oggettivo-funzionale e non in base alla sola natura dell'ente

  • artt. 357 e 358 cod. pen.

    Preciano la nozione di pubblico ufficiale e di incaricato di pubblico servizio secondo un parametro oggettivo-funzionale: va valutata l'attività concretamente svolta e il regime giuridico applicabile, non la mera natura soggettiva dell'ente

  • art. 646 cod. pen.

    Delitto di appropriazione indebita: la Corte ha ritenuto che le condotte contestate siano più correttamente inquadrabili in tale fattispecie quando manchi la qualifica di incaricato di pubblico servizio

  • art. 61 n. 11 cod. pen.

    Aggravante per abuso delle relazioni di ufficio: applicata dalla Corte alla qualificazione in appropriazione indebita per l'abuso della posizione lavorativa

  • art. 61 n. 9 cod. pen.

    Riferito al calcolo della prescrizione: la Corte ha indicato il termine massimo di prescrizione per l'appropriazione indebita aggravata (setti anni e mezzo) ai fini della declaratoria di estinzione

  • art. 606 c.p.p., comma 1, lett. b) ed e)

    Norme che individuano i motivi di ricorso in Cassazione; il primo motivo (lett. b) ha riguardato la violazione di norme penali (qualificazione del reato), il secondo (lett. e) la presunta contraddittorietà della motivazione sui criteri di valutazione della prova

  • art. 192 c.p.p.

    Principi sulla valutazione della prova: la Corte di Cassazione non può rivalutare liberamente le risultanze probatorie del merito salvo vizi di motivazione manifesti; il motivo che mirava a contestare la valutazione delle prove è stato ritenuto inammissibile nella parte che chiedeva una diversa lettura degli elementi di fatto

  • art. 129 cod. pen.

    Richiamata dalla Corte come norma che consente anche in sede di legittimità di riconoscere la causa di non punibilità (estinzione per prescrizione) sulla base degli elementi accertati dal giudice del merito

  • art. 521 c.p.p.; art. 111 Cost.; art. 6 CEDU

    Richiamate in relazione al principio del contraddittorio e al divieto di "sorpresa" in caso di riqualificazione del fatto: la Corte afferma che la riqualificazione non viola i diritti della difesa se la nuova qualificazione è nota o prevedibile e non sorprende l'imputato

Massime di principio

  • La qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio si determina con criteri oggettivo-funzionali: non basta la natura pubblica o pubblicistica dell'ente, occorre esaminare le mansioni effettivamente svolte e il regime giuridico dell'attività
  • In mancanza della qualifica di soggetto pubblico, condotte di appropriamento di denaro da parte di un dipendente vanno in genere inquadrate come appropriazione indebita (art. 646) e non come peculato (art. 314)
  • La Corte di Cassazione non può rivedere liberamente la valutazione delle prove fatta dai giudici di merito salvo vizi di motivazione manifesti; le censure che chiedono una diversa ricostruzione dei fatti sono generalmente inammissibili
  • La riqualificazione giuridica del fatto operata in sede di giudizio successivo non costituisce per sé violazione dei diritti della difesa se la nuova qualificazione era prevedibile o è stata prospettata dalle parti; tuttavia il giudice deve rispettare il contraddittorio
  • La prescrizione può estinguere anche reati riqualificati in sede di legittimità e la declaratoria di estinzione può essere pronunciata dalla Cassazione se gli elementi utili emergono dagli atti del merito

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