Cassazione Penale, Sentenza n. 27788/2024 del 11/07/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del 26/10/2023 del Tribunale di Catanzaro che aveva rigettato l'appello proposto da Stefania Muraca avverso il diniego di revoca del sequestro preventivo di numerosi beni mobili e immobili. La ricorrente deduceva: 1) carenza di fumus boni iuris e vizi di motivazione, alla luce di precedenti sentenze che avevano annullato parte delle condanne (in particolare l'annullamento per riciclaggio e la rimessione con rinvio per la truffa aggravata); 2) assenza del periculum in mora e vizi nella valutazione della sproporzione tra patrimonio e redditi, con riferimento al periodo temporale degli acquisti (beni acquistati prima del tempus commissi delicti) e alla mancata distinzione tra i patrimoni della ricorrente e del padre Angelo Muraca; 3) rilievo che la consulenza tecnica difensiva non era stata adeguatamente considerata dal giudice del riesame.
La decisione
Il ricorso in Cassazione è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che: a) il riesame del sequestro deve limitarsi a una valutazione sommaria del fumus e non a una decisione anticipata sul merito; l'annullamento con rinvio parziale operato dalla Cassazione non elimina automaticamente l'astratta configurabilità dei reati che giustificano il sequestro; b) il Tribunale di Catanzaro ha adeguatamente motivato la sussistenza del fumus, tenendo conto delle posizioni processuali sia della ricorrente (con sentenze contrastanti nei diversi capi) sia del padre; c) molte censure sul periculum impeditivo erano inammissibili perché sollevate per la prima volta in Cassazione e non nel giudizio d'appello; d) quanto al sequestro finalizzato alla confisca (art. 321, comma 2 e art. 240-bis c.p.), il Tribunale ha rispettato i criteri giurisprudenziali di verifica della sproporzione, della ragionevolezza temporale degli acquisti e della necessità di una giustificazione credibile della provenienza dei beni; e) le deduzioni generiche circa la consulenza tecnica difensiva non hanno indicato specifici profili suscettibili di alterare la motivazione del riesame. Ne consegue il rigetto del ricorso.
Norme richiamate
art. 322-bis cod. proc. pen.
Norma sulla impugnazione degli atti cautelari; utilizzata come riferimento procedurale per l'appello contro il provvedimento di rigetto della revoca del sequestro.
art. 321 cod. proc. pen.
Disciplina del sequestro preventivo: comma 1 (sequestro impeditivo) richiede periculum concreto relativo alla dispersione/alienazione; comma 2 (sequestro finalizzato alla confisca) coincide con l'accertamento della confiscabilità e della sproporzione.
art. 240-bis cod. pen.
Prevede la confisca 'allargata' per reati aggravati di tipo mafioso; qui è stato richiamato come base giuridica per il sequestro finalizzato alla confisca anche su beni formalmente intestati alla figlia ma ritenuti riconducibili al padre.
art. 416-bis cod. pen.
Reato di associazione di tipo mafioso: la sua contestazione (anche con riferimento all'aggravante) è stata valutata sotto il profilo della astratta configurabilità ai fini del sequestro.
art. 606 cod. proc. pen.
Norma che delimita i motivi di ricorso per cassazione; il Collegio ha richiamato i limiti di prospettazione dei vizi utilizzabili in Cassazione (violazione di legge o motivazione meramente apparente).
art. 10 d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74
Norma relativa al reato di occultamento o distruzione di documenti contabili; la condanna per tale reato è rimasta definitiva e rilevante ai fini della valutazione cautelare.
art. 12-sexies decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306 (conv. con modific.)
Riferimento normativo collegato alla giurisprudenza sulla confisca per sproporzione tra redditi e patrimonio; il Collegio ha richiamato i principi giurisprudenziali tratti dall'applicazione di tale disciplina (soprattutto sulla verifica della ragionevolezza temporale degli acquisti).
Sez. U, n. 920 del 17/12/2003 (Montella)
Giurisprudenza di legittimità che chiarisce i criteri per la confisca per sproporzione e la necessità di valutare il valore dei beni rispetto al reddito al momento dei singoli acquisti e l'esigenza di una giustificazione credibile della provenienza.
Sez. U, n. 7 del 23/02/2000 (Mariano)
Principio secondo cui il riesame di misure cautelari reali deve limitarsi a una valutazione sommaria della compatibilità tra fattispecie concreta e tipologia legale, senza entrare nel merito definitivo della responsabilità penale.
Massime di principio
- L'annullamento con rinvio da parte della Cassazione non implica automaticamente l'eliminazione dell'astratta configurabilità del reato ai fini del sequestro preventivo; pertanto il provvedimento ablativo può rimanere in vigore se sussistono elementi indiziari compatibili con la fattispecie.
- In sede di riesame il giudice compie una valutazione sommaria del fumus: non è consentito trasformare il procedimento cautelare in un giudizio di merito sulla responsabilità dell'imputato.
- Le censure in Cassazione aventi ad oggetto fatti o argomentazioni non sollevate nei precedenti gradi (ad es. deduzioni sul periculum non prospettate in appello) sono inammissibili.
- Per il sequestro finalizzato alla confisca per sproporzione è necessario valutare la ragionevolezza temporale degli acquisti, confrontando il valore dei singoli beni con i redditi o i proventi al momento di ciascun acquisto, e richiedere una giustificazione credibile della provenienza dei beni.
- La mera produzione di una consulenza tecnica difensiva è insufficiente se non indicata e motivata in modo specifico; occorre che la difesa evidenzi punti puntuali che dimostrino l'errore o l'incompletezza degli accertamenti del giudice.
- Le doglianze sulla mancanza di motivazione devono riguardare vizi formali o assoluti della motivazione per essere valutabili in Cassazione; l'illogicità manifesta va dedotta con il motivo specifico previsto dall'art. 606 lett. e).
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