Sentenza del 30/07/2019 n. 2801 - Comm. Trib. Reg. per la Calabria
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale il privato
La controversia
La controversia riguardava un avviso di accertamento con cui l'Agenzia delle Entrate aveva recuperato a tassazione costi ritenuti indeducibili o riferiti a operazioni inesistenti, nell'ambito della verifica complessiva della posizione fiscale della società per diverse annualità. In primo grado la società aveva contestato, tra l'altro, l'insufficiente motivazione dell'avviso, l'assenza di prova della fittizietà delle operazioni e il difetto di inerenza dei costi relativi ad assicurazioni, carburante, noleggio di cassoni, compensi dell'amministratore e locazione di locali. L'Ufficio aveva appellato sostenendo la validità della motivazione per relationem mediante rinvio al PVC e la specificità dei motivi di appello. La CTR ha ritenuto ammissibile l'appello, ma ha escluso che l'Amministrazione avesse dimostrato l'inesistenza delle operazioni, l'antieconomicità o la non inerenza dei costi. La documentazione societaria, le fatture, i libri sociali, le deposizioni dei dipendenti e gli ulteriori elementi acquisiti, inclusa l'assoluzione penale dell'amministratore quale elemento indiziario, sono stati ritenuti idonei a provare l'effettività delle prestazioni e la riferibilità dei costi all'attività d'impresa.
La decisione
La Commissione Tributaria Regionale di Catanzaro ha respinto l'appello dell'Agenzia delle Entrate e ha confermato la sentenza di primo grado, che aveva annullato l'avviso di accertamento. Sono stati ritenuti deducibili i costi contestati, compresi quelli per assicurazioni, carburante, noleggio cassoni e compensi dell'amministratore, poiché correlati all'attività di gestione dei servizi di igiene ambientale. La CTR ha precisato che eventuali carenze formali nella documentazione non bastavano, da sole, a negare la deducibilità quando l'inerenza e l'effettività delle operazioni risultavano dal quadro probatorio complessivo. Le spese di giudizio sono state compensate anche per il grado di appello.
Norme richiamate
Art. 109, comma 5, del D.P.R. n. 917/1986 (TUIR)
Le spese e gli altri componenti negativi diversi dagli interessi passivi (...) sono deducibili se e nella misura in cui si riferiscono ad attività o beni da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito (...)
La norma disciplina la correlazione tra costi deducibili e attività o proventi rilevanti fiscalmente. La CTR ha distinto tale criterio dalla più generale nozione di inerenza, riferita alla connessione del costo con l'attività imprenditoriale.
Art. 53, comma 1, del D.Lgs. n. 546/1992
La mancanza o l'assoluta incertezza dei motivi specifici dell'impugnazione determina l'inammissibilità dell'appello.
L'appello è ammissibile quando, anche sinteticamente e considerando l'atto nel suo complesso, consente di individuare in modo univoco le critiche rivolte alla sentenza impugnata. Non è necessaria una formulazione rigorosamente analitica se il dissenso rispetto alla decisione emerge chiaramente.
Art. 8, comma 1, del D.Lgs. n. 74/2000
Emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti.
L'assoluzione dell'amministratore nel procedimento penale non produce automaticamente effetti vincolanti nel processo tributario, ma può essere valutata come elemento indiziario insieme agli altri elementi del fascicolo.
Art. 87 del TUIR
Le plusvalenze disciplinate dalla norma non rilevano ai fini del rapporto di correlazione previsto dall'art. 109, comma 5, TUIR.
Massime di principio
- La motivazione di un avviso di accertamento può essere redatta per relationem mediante rinvio a un PVC già notificato al contribuente, purché il rinvio consenta di conoscere i fatti, le contestazioni e le ragioni della ripresa fiscale.
- Nel giudizio tributario d'appello, i motivi non devono essere necessariamente estesi o formalisticamente strutturati: sono sufficienti argomentazioni che, anche implicitamente ma in modo univoco, contestino il fondamento logico o giuridico della sentenza di primo grado.
- L'inerenza di un costo richiede il collegamento con l'attività d'impresa, anche solo potenzialmente produttiva di reddito, e non necessariamente la prova di un'utilità concreta o di un ricavo direttamente collegato.
- L'antieconomicità o l'incongruità della spesa possono costituire indici della mancanza di inerenza, ma l'Amministrazione deve fornire elementi specifici che giustifichino il dubbio; non può limitarsi alla mancata esibizione di documenti o a irregolarità meramente formali.
- Quando l'attività d'impresa rende evidente la strumentalità di determinati beni, come automezzi impiegati nella raccolta e nel trasporto dei rifiuti, i relativi costi possono essere deducibili anche in presenza di incompletezze formali della documentazione, se l'effettività della spesa è provata dal quadro complessivo degli elementi disponibili.
- La contestazione di operazioni inesistenti non può fondarsi esclusivamente su presunzioni deboli, come il mancato rinvenimento di sedi, mezzi o documenti, soprattutto quando tali circostanze risultano smentite da documenti societari, atti di procedure concorsuali o altri elementi acquisiti dall'Amministrazione stessa.
- Nel processo tributario possono essere valorizzate dichiarazioni di terzi e risultanze provenienti da procedimenti penali, purché siano valutate insieme agli altri elementi e non considerate automaticamente decisive o vincolanti.
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