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Ordinanza

Ordinanza n. 245/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7

Giustizia amministrativa202509879

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. VIIOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: ordinanza cautelare del TAR Campania, Sez. II, che aveva respinto la domanda cautelare proposta contro gli atti relativi a un manufatto privo di valido titolo edilizio

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Gli appellanti hanno impugnato l’ordinanza cautelare del TAR Campania che aveva negato la sospensione degli atti contestati in primo grado. Dal testo non risultano specificamente articolati i singoli motivi d’appello; il Consiglio di Stato ha comunque valutato la consistenza del manufatto e la sua qualificazione edilizia. Si tratta di una struttura prefabbricata in legno, con tetto a due falde, di circa 6 x 6 metri e altezza media di 2,90 metri, composta da sala da pranzo con angolo cottura, saletta, camera da letto e bagno, utilizzata come abitazione e stabilmente collocata sull’area. L’area è classificata dal piano urbanistico comunale come zona F3, destinata a “verde pubblico attrezzato”, destinazione ritenuta prima facie incompatibile con manufatti residenziali privati.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello cautelare, ritenendo che l’ordinanza del TAR sembrasse resistere alle censure. Ai fini del fumus boni iuris, ha valorizzato l’assenza di un valido titolo edilizio e le caratteristiche oggettive del manufatto: dimensioni significative, stabile collocazione al suolo, destinazione abitativa e articolazione interna idonea all’uso residenziale. Ha escluso, in questa fase cautelare, che si trattasse di una struttura semplicemente precaria o meramente appoggiata al suolo. Ha inoltre rilevato che la destinazione urbanistica F3 – “verde pubblico attrezzato” – sembra escludere manufatti residenziali privati. La decisione è stata adottata con riserva degli approfondimenti propri della fase di merito davanti al giudice di primo grado. Le spese dell’appello cautelare sono state poste a carico degli appellanti e liquidate in euro 3.000, oltre accessori di legge.

Norme richiamate

  • art. 62 c.p.a.

    La disposizione è richiamata quale base processuale dell’appello cautelare avverso l’ordinanza del TAR; il testo non esplicita ulteriori profili interpretativi.

Massime di principio

  • In sede cautelare, la qualificazione di un manufatto come opera stabile e rilevante sotto il profilo edilizio può essere desunta dalle sue caratteristiche oggettive, quali dimensioni significative, stabile collocazione sull’area, articolazione interna e destinazione abitativa, anche quando la struttura sia prefabbricata e realizzata in legno.
  • Un manufatto prefabbricato destinato ad abitazione e stabilmente collocato sul suolo non può essere considerato, ai fini cautelari, una semplice struttura precaria o meramente appoggiata al terreno sulla sola base della sua natura prefabbricata.
  • La compatibilità urbanistica di un manufatto residenziale privato deve essere valutata alla luce della destinazione impressa all’area dallo strumento urbanistico; una zona destinata a verde pubblico attrezzato può costituire, in fase cautelare, un elemento contrario alla realizzazione di manufatti residenziali privati.
  • Il rigetto dell’appello cautelare fondato su una valutazione sommaria non preclude gli approfondimenti propri del giudizio di merito.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniQualificazione degli interventiDestinazioni d'uso e zone omogeneeTutela cautelare
RamiEdiliziaUrbanistica e governo del territorioProcesso amministrativo
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaTutela cautelare

Testo integrale

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