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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 00159/2026 del 05/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ripepi impugnava l'ordinanza del Tribunale di Catanzaro che aveva rigettato l'appello avverso il provvedimento di rigetto della richiesta di sostituzione della custodia cautelare in carcere (per i reati indicati ai capi H, Q1, W1, X1, Y1, C2 ed E2). Denunciava violazione di legge e vizio di motivazione perché il Tribunale non si era confrontato con i principi fissati dalla sentenza rescindente: in particolare non avrebbe valutato adeguatamente (a) il tempo trascorso in carcere dopo l'aggravamento della misura, (b) il precedente giudizio di adeguatezza della misura degli arresti domiciliari, (c) l'idoneità del nuovo domicilio indicato a prevenire violazioni delle prescrizioni, e (d) le sue precarie condizioni di salute

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse: il difensore aveva infatti comunicato la rinuncia al ricorso perché, con provvedimento del 16/10/2025, il Tribunale di Vibo Valentia aveva sostituito la custodia cautelare con il divieto di dimora in Calabria. Per l'inammissibilità sopravvenuta non è stata disposta condanna alle spese processuali né sanzione pecuniaria a carico del ricorrente, conformemente al principio giurisprudenziale richiamato

Norme richiamate

  • Sez. U, n. 7 del 25/06/1997, Chiappetta, Rv. 208166

    Principio secondo cui la sopravvenuta carenza di interesse sopraggiunta dopo la proposizione del ricorso non configura soccombenza e non giustifica la condanna alle spese o a sanzioni pecuniarie

  • Sez. 1, n. 11302 del 19/09/2017 (dep. 2018), Rezvumes, Rv. 272308

    Conferma del principio che la perdita dell'interesse processuale successiva alla proposizione del gravame esclude l'automatica qualificazione del ricorrente come soccombente e l'applicazione delle relative conseguenze economiche

Massime di principio

  • Se, dopo la proposizione del ricorso, sopravviene un provvedimento che soddisfa la richiesta del ricorrente (o ne rende inutile l'esito), il ricorso può essere dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse.
  • La sopravvenuta carenza di interesse non determina di per sé soccombenza né importa la condanna alle spese processuali o sanzioni pecuniarie, salvo che emergano elementi diversi che giustifichino una pronuncia di soccombenza.
  • In giudizi di rinvio disposti per annullamento di una sentenza, il giudice di merito è tenuto a confrontarsi con i punti indicati dalla decisione rescindente: se il procedimento non è invece proseguito per sopravvenuta mancanza di interesse, il sindacato di legittimità sulla corretta esegesi resta teorico ma non può proseguire.
  • Quando si chiede la sostituzione della custodia cautelare con misure meno afflittive, è utile documentare: a) le ragioni e le circostanze del tempo già trascorso in detenzione (soprattutto se vi è stato un aggravamento), b) la concreta idoneità del nuovo domicilio (indicando contatti, possibilità di controllo, presenza di familiari), c) lo stato di salute rilevante e ogni precedente valutazione favorevole sulla stessa misura alternativa (es. arresti domiciliari giudicati adeguati).
  • Se il difensore viene a conoscenza di un provvedimento che elimina l'interesse al gravame, è opportuno comunicare tempestivamente la rinuncia o il venir meno del ricorso per evitare spese inutili; tuttavia la mera sopravvenuta mancanza di interesse non comporta automaticamente sanzioni economiche.

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