Cassazione Penale, Sentenza n. 46064/2022 del 05/12/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'Appello di Milano del 27/04/2021: contestano la ritenuta responsabilità per reati di bancarotta (soprattutto bancarotta preferenziale e distrazioni) in relazione a rimborsi a soci e pagamenti a società riconducibili agli imputati. Randi deduce violazione e errata applicazione dell'art. 216 l.f. e manifesta illogicità della motivazione, sostenendo assenza del requisito del dissesto e che i rimborsi erano supportati da parere del commercialista e da bilanci sani; Spinelli Diego svolge tre censure: (i) contestazione della qualificazione come fittizie delle fatture a favore di MediaPlan e Gecoen e della rilevanza penale di tali operazioni; (ii) censura relativa all'episodio dell'ammanco/cassa (capo A) n.3) e all'elemento soggettivo; (iii) doglianza su contraddizione tra motivazione e dispositivo in relazione al rimborso di euro 315.000 e alla sua restituzione pre-fallimento. Spinelli Mauro contestava la responsabilità per il rimborso al Randi, rilevando la propria posizione operativa/modesta e la mancata capacità di comprendere la situazione patrimoniale/contabile.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. Motivi principali: i ricorsi risultano generici/asspecifici e non si confrontano con la ricostruzione pacifica e motivata dei fatti operata dai giudici di merito; la sentenza impugnata ha fornito motivazione congrua circa la fittizietà o l'ingiustificato esborso delle somme e circa la responsabilità concorrente dei soggetti indicati (anche in ragione del ruolo di amministratore di fatto e delle operazioni di restituzione concordate). La Corte ha richiamato la giurisprudenza di legittimità secondo cui, ai fini della bancarotta fraudolenta patrimoniale, non è necessaria la prova di un nesso causale diretto tra singole distrazioni e il fallimento: è sufficiente il depauperamento di risorse societarie per impieghi estranei. È stato inoltre affermato che la qualifica di socio finanziatore e il ruolo tecnico-amministrativo possono integrare la consapevolezza necessaria per il concorso nel reato. Conseguenze: rigetto/inammissibilità dei ricorsi, condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese di procedimento e a una somma a favore della cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 216, comma 2 e 3, legge fallimentare (l.f.)
La Corte territoriale e la Cassazione hanno applicato l'art. 216 rilevando che per la bancarotta fraudolenta patrimoniale non è richiesto un nesso causale diretto tra la distrazione e il fallimento: è sufficiente il depauperamento di risorse societarie. Inoltre è stata valutata la posizione di amministratore di fatto quale elemento funzionale alla responsabilità.
art. 219, comma 1, legge fallimentare
Citata in sede di primo grado (aggravante esclusa dal Tribunale); non operativa nella decisione di Cassazione rispetto all'impugnazione.
art. 223 legge fallimentare
Norma richiamata nelle doglianze in tema di bancarotta: la Corte ha ritenuto corretta l'applicazione della normativa sulla bancarotta fraudolenta patrimoniale nei termini esposti dai giudici di merito.
art. 2467 codice civile
La Corte d'Appello ha richiamato il divieto di restituzione dei conferimenti in presenza di squilibrio patrimoniale (obbligo di postergazione), valutando che i rimborsi ai soci erano in violazione di tale disciplina e ciò ha supportato la qualificazione penalistica dei fatti.
art. 606, comma 1, lett. b) ed e) cod. proc. pen.
Norma processuale penale invocata nei motivi di ricorso per dedurre nullità della sentenza: la Cassazione ha ritenuto i motivi generici/asspecifici e dunque inammissibili ai sensi di questa disciplina.
art. 616 cod. proc. pen.
Norma applicata per la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e all'ammenda in relazione all'inammissibilità per profili di colpa dell'impugnazione.
Massime di principio
- Per la bancarotta fraudolenta patrimoniale non è necessario provare un nesso causale diretto tra singole distrazioni e la dichiarazione di fallimento: rileva il depauperamento delle risorse societarie destinato ad impieghi estranei all'attività.
- La qualificazione come amministratore di fatto o formale, e il ruolo decisionale esercitato, possono integrare la consapevolezza necessaria per la responsabilità per bancarotta preferenziale anche se il rimborso è formalmente presentato come restituzione di finanziamento soci.
- La mera restituzione della somma prima del fallimento può integrare la scriminante della cosiddetta "bancarotta riparata", ma occorre che la circostanza risulti chiaramente dagli atti e che il giudice del merito ne dia adeguata valutazione; la semplice restituzione documentata non garantisce automaticamente l'innocuità penale se la condotta iniziale era indebitamente distrattiva.
- Operazioni contabilmente dubbie (fatture ritenute fittizie) che hanno comportato esborsi reali e ingiustificati possono essere qualificate come distrazioni anche se poste in epoca antecedente alla crisi formale dell'impresa.
- In Cassazione le doglianze soggettive e la mera rivalutazione delle risultanze di fatto sono inammissibili se non specificamente dirette a profili di diritto o a vizî di motivazione precisi e confrontati con la ricostruzione probatoria dei giudici di merito.
- La posizione di un soggetto quale "extraneus" o "concorrente" dipende non solo dalla qualifica formale, ma anche dai comportamenti e dalle decisioni concrete che hanno inciso sulla gestione finanziaria: mansioni operarie non escludono automaticamente responsabilità se sono compiuti atti formali rilevanti per l'erogazione di somme.
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