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Cassazione Civile, Ordinanza n. 24909/2022 del 18/08/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (società)

La controversia

Un soggetto ha convenuto in giudizio la società autostradale chiedendo accertarsi l'acquisto per usucapione di due aree di terreno, formate da frazionamenti di terreni originariamente acquisiti dalla società per la realizzazione di un tratto autostradale. In primo grado la domanda è stata rigettata per la ritenuta natura demaniale dei beni; in appello il rigetto è stato confermato. In Cassazione il ricorrente ha proposto quattro motivi: 1) violazione delle norme sulla demanialità e delle disposizioni in tema di strade/autostrade, sostenendo che la Corte d'appello avesse errato nel qualificare i terreni come demaniali, basandosi solo sulla contiguità all'autostrada, sulla loro originaria inclusione nell'area espropriata e sulla successiva permuta al Comune; 2) omesso esame del fatto decisivo costituito dalla CTU di primo grado, che avrebbe escluso il vincolo di pertinenzialità con l'autostrada; 3) omesso esame del fatto decisivo relativo alla recinzione del mappale 1015, che secondo il ricorrente risultava invece recintato; 4) violazione della norma sull'usucapione, per avere la Corte territoriale ritenuto necessaria la recinzione del fondo ai fini della prova del possesso esclusivo. La Corte di cassazione ha ritenuto le censure inammissibili perché la decisione impugnata poggiava su una duplice ratio decidendi: da un lato la natura demaniale/pertinenziale delle aree rispetto all'autostrada; dall'altro la mancata prova del possesso esclusivo uti dominus, valutazione di fatto non sindacabile in sede di legittimità. Ha inoltre ribadito che, per il fondo agricolo, la mera coltivazione non basta a provare il possesso usucapivo, mentre la recinzione costituisce un indice particolarmente rilevante dello ius excludendi alios, se valutata nel complesso delle risultanze istruttorie.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha confermato la decisione di merito che aveva respinto la domanda di usucapione, rilevando che il giudice d'appello aveva accertato sia la pertinenzialità/demanialità delle aree rispetto all'autostrada sia, autonomamente, la mancanza di prova del possesso esclusivo utile ad usucapionem. Poiché la seconda ratio era sorretta da un apprezzamento di fatto non censurabile in cassazione, le censure rivolte contro la prima risultavano prive di interesse e quindi inammissibili. Il ricorrente è stato condannato alle spese e, ricorrendone i presupposti, è stato dato atto dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 822 c.c.

    Richiamato ai fini della qualificazione demaniale dei beni, in relazione alla tesi del vincolo pertinenziale con l'autostrada.

  • art. 1158 c.c.

    Richiamato dal ricorrente per sostenere che il possesso utile all'usucapione non richiedesse necessariamente la recinzione, ma la Corte ribadisce che la prova del possesso uti dominus va valutata in concreto e che la mera coltivazione non basta.

  • art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c.

    Usato come parametro di censura per la dedotta violazione di legge nei primi e quarto motivi.

  • art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c.

    Usato come parametro di censura per l'omesso esame di fatti decisivi; la Corte esclude che vi sia stato un omesso esame effettivo, trattandosi di questioni già valutate dal giudice di merito o di apprezzamenti di fatto.

  • art. 13, comma 1-quater, del D.P.R. n. 115 del 2002

    Richiamato per dare atto della sussistenza dei presupposti per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

  • art. 22 della legge 20.3.1865, n. 2248, all. F

    Richiamato insieme alle norme sulla demanialità per contestare la natura pubblicistica dei terreni.

  • art. 24 del D. Lgs. n. 285 del 1992

    Richiamato in tema di aree funzionali alla strada/autostrada, per sostenere la demanialità o pertinenzialità delle aree.

Massime di principio

  • Quando la sentenza di merito si fonda su più rationes decidendi autonome e ciascuna è idonea da sola a sorreggerla, l'infondatezza o l'inammissibilità delle censure dirette contro una sola ratio rende prive di interesse e quindi inammissibili le doglianze rivolte alle altre, se queste non potrebbero comunque determinare la cassazione della decisione.
  • In tema di usucapione di un fondo agricolo, la mera coltivazione del bene non è sufficiente a dimostrare il possesso uti dominus, perché è compatibile anche con un titolo convenzionale o con la tolleranza del proprietario; occorre un accertamento complessivo delle modalità concrete di esercizio del potere di fatto sul bene.
  • La recinzione del fondo, pur non essendo un requisito normativo indefettibile, costituisce un indice probatorio particolarmente significativo dell'intenzione di esercitare sul bene un potere corrispondente al diritto di proprietà, in quanto espressione dello ius excludendi alios.
  • La qualificazione di un'area come pertinenza funzionale di un'opera pubblica non può fondarsi sulla sola contiguità fisica, ma richiede un accertamento in fatto sulla concreta utilità dell'area per l'esercizio, la manutenzione o la fruizione dell'opera principale.
  • In sede di legittimità non è sindacabile la ricostruzione del fatto compiuta dal giudice di merito quando la doglianza mira soltanto a sostituire una diversa lettura delle risultanze istruttorie, inclusa la valutazione della CTU e delle prove testimoniali.

Come è indicizzato

MateriePossessoImpugnazioni
RamiDiritti realiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicato

Testo integrale

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