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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34514/2025 del 23/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso contro l'ordinanza che ha rigettato la richiesta di riesame volta a sostituire la custodia in carcere con gli arresti domiciliari presso il domicilio della madre. La difesa deduceva violazione di legge e vizio di motivazione, sostenendo che il Tribunale avrebbe errato nel ritenere non dimostrata la legittima titolarità della madre sull'immobile e dunque nell'escludere la possibilità di esecuzione della misura alternativa.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per aspecificità: la difesa non ha affrontato compiutamente il complesso delle ragioni del Tribunale, in particolare non ha censurato la valutazione decisiva secondo cui il domicilio indicato era coincidente con il luogo in cui l'indagato deteneva la sostanza destinata allo spaccio e svolgeva l'attività di narcotraffico, circostanza che rendeva inidoneo il luogo per l'esecuzione degli arresti domiciliari. Sono state applicate le conseguenze previste dall'art. 616, comma 1, c.p.p.: ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende. Disposto inoltre l'inoltro alla cancelleria per gli adempimenti di cui all'art. 94, comma 1-ter delle disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, commi 1 e 4

    Indica il reato per cui l'indagato è gravemente indiziato (illecita detenzione e attività di spaccio di sostanze stupefacenti), circostanza che giustifica la misura custodiale di maggior rigore e incide sulla valutazione della non idoneità degli arresti domiciliari.

  • codice di procedura penale, art. 616, comma 1

    Prevede le conseguenze processuali (tra cui condanna alle spese e adempimenti sanzionatori) in caso di inammissibilità del ricorso; applicata per disporre le pronunce conseguenti all'inammissibilità.

  • disp. att. cod. proc. pen., art. 94, comma 1-ter

    Indica gli adempimenti di cancelleria successivi alla decisione da eseguire a cura dell'ufficio giudiziario; la sentenza ne dispone l'adempimento.

Massime di principio

  • Un ricorso contro la custodia cautelare deve confrontarsi punto per punto con le ragioni motivate dal giudice di merito; omissioni o censure generiche possono rendere il ricorso inammissibile.
  • Se il luogo indicato per gli arresti domiciliari è lo stesso in cui si è svolta l'attività criminosa o dove sono state detenute sostanze illecite, il giudice può ritenere il luogo inidoneo e tale valutazione può da sola giustificare il mantenimento della custodia in carcere.
  • La semplice affermazione della disponibilità del domicilio da parte di un terzo (es. madre) non basta: occorrono elementi probatori o documentali sulla legittima titolarità e sull'effettiva idoneità del luogo a ospitare la misura alternativa.
  • Per ottenere la sostituzione della custodia con misure meno afflittive è utile presentare nel ricorso prove concrete (titoli di disponibilità, dichiarazioni, misure di controllo aggiuntive) e argomentare specificamente l'adeguatezza e la non pericolosità del luogo proposto.
  • Le questioni di fatto che risultano logicamente assorbenti rispetto alla decisione (es. uso del domicilio per attività illecite) devono essere direttamente e puntualmente contestate nel motivo di impugnazione per evitare l'inammissibilità per aspecificità.

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